Ecco la domanda più banale che arriva subito dopo o al pari livello di “cosa si fa a capodanno?”, “dove si fa per Pasqua e Pasquetta?”.

Oltre alla fatidico quesito, arriva anche l’organizzazione delle vacanze (vacanze?!), che poi sono 2/3 giorni di pausa dalla routine.

Si comincia con la scelta della meta, poi con la data (abbastanza obbligata) e infine il mezzo. Per chi sceglie mete sufficientemente vicine la macchina è il mezzo prediletto. Ma quale sarà l’orario di partenza più adeguato? Mi ricordo la meravigliosa telefonata del pedante Furio all’ACI per chiedere le tempistiche di percorrenza.

Furio uno di noi

Al giorno d’oggi tutti gli strumenti ci possono aiutare in questo calcolo tecnico ma l’enigma su “ci sarà traffico?” nonostante anche questa come informazione possa essere ottenuta, è innato nel viaggiatore.

L’imprevisto è sempre dietro l’angolo e a volte basta una sosta all’autogrill per rischiare l’esito del percorso e modificare l’orario di arrivo. I telegiornali cominciano con il terrorismo psicologico del temuto BOLLINO ROSSO che dovrebbe intimorire le masse. I più timorosi si fidano e modificano il proprio diario di viaggio, gli intrepidi montano in macchina alla volta dell’avventura.

Sì, perché è proprio quando dicono di NON VIAGGIARE che in teoria si dovrebbe viaggiare. Le strade sono deserte e sono tutti sul divano in attesa che una divinità superiore come “l’inviato del tg” gli dica che possono partire.

Le “partenze intelligenti”

La scelta dell’orario è sempre un dilemma per cui si assiste a partenze la mattina all’alba, che ovviamente include innumerevoli soste caffè. Le partenze in notturna, con macchine stracariche e i fortunati autisti che si accollano l’ingrato compito di trasportare una famiglia di dormienti senza compagnia. Per ultima ma non banale la partenza a cavallo degli orari dei pasti pensando “se parto mentre la gente mangia non troverò nessuno”. Ma non sempre queste opzioni corrispondono alle aspettative. Superato l’ostacolo della partenza e eletto il fortunello che guiderà arriva il momento più temuto delle donne: LA VALIGIA.

Come portarsi un armadio intero per un weekend

Il puro terrore. Il panico. La totale perdita di certezze. La valigia per due giorni, solo due, corrisponde alla scelta più difficile che si possa mai aver preso nella propria vita.

Cosa mi porto? Perché da che mondo è mondo a Pasqua si ha uno sbalzo termico tra ombra e sole pari al deserto. Quindi in valigia andrà il costume e il piumino. Gli stivali e ò’infradito. E se poi fa caldo ma non troppo? Come ci hanno insegnato le nostre mamme la strategia vincente è “a cipolla”, pronti a sfogliarsi di strato in strato ma anche pronti, con molta rapidità, a rivestirsi strato strato. Canottiere ma cappelli. Crema solare ma ombrello. Una fatica immensa per noi pulzelle. Tutto deve essere abbinato, ogni capo d’abbigliamento ha il suo compagno fidato nelle scarpe e nella borsa. Una giacca pesante?! e se poi sudo? Un impermeabile?! ma se poi non piove?

Con queste poche ma diaboliche domande, un semplice zaino per due giorni si trasforma in un set di valigie. Per non parlare dei fatidici oggetti dimenticati. L’assillante quesito che come un tarlo assilla la nostra mente ma che solitamente viene quietato con una semplice risposta “in caso me lo compro”, senza considerare lo spazio in valigia.

Per coloro che scelgono la macchina come mezzo, essa viene automaticamente trasformata in un monolocale su ruote. Una cabina armadio. Un armadio 4 ante. Ma chi viaggia in aereo? Con le dimensioni che hanno messo certe compagnie personalmente non mi entrerebbe neanche un paio di scarpe. Quindi scatta automaticamente il salto di livello da borsa a mano a trolley. Che poi, diciamoci la verità, se proprio si deve imbarcare una valigia da 25kg, perché non riempirla tutta che già alla partenza non ha spazio neanche per uno spazzolino? Si parte attrezzati con qualsiasi cosa, pronti a qualsiasi evenienza e circostanza climatica ma mancherà sempre qualcosa, matematico.

Il viaggio comodo

Ricordo quando da piccola partivamo per andare a trascorrere le vacanze a Ischia. Belli i tempi della scuola quando facevi ponte e potevi fare un po’ di giorni fuori. Non avevi pensiero della valigia, infauto compito della mamma. Non dovevi pensare a niente solo al portacd, contenente la colonna sonora delle vacanze. Le pile per il walkman. E qualche altro giochino tipo gameboy o roba simile. Tanto in macchina avevi tutto. Sì, perché le mamme pensavano a tutto. Lo spuntino (per noi con origini meridionali si parla di focacce, pizze ripiene, taralli, casatiello e torta pasqualina). La merenda (che per noi del meridione era la pastiera). Il fazzoletto. La salvietta umida. Il giochino che ti eri scordato. Il golf di riserva per quello messo in valigia irrecuperabile. Ma non sempre, infatti avveniva (alcune volte lo vedo ancora in autostrada) anche lo svuota valigia. Tutte le cose messe con garbo e precisione per non avere nulla di sgualcito. Niente. tutto finito. Valigie smembrate e fatte esplodere per cercare quel maglioncino rigorosamente in fondo, sotto tutto. E così tutte le magliette e le camicette messe con precisione belle stese, arrivavano plissettate e accartocciate.

Finalmente arrivati

Fra qualche giorno assisteremo a queste (dis)avventure, per chi, organizzandosi per tempo e chiedendo ferie è riuscito ad attaccare un paio di giorni a Pasqua e pasquetta e ha deciso di partire. Indubbiamente un modo diverso di viaggiare fosse solo per la tecnologia delle macchine, ma certi scogli del week end di Pasqua non moriranno mai. Chi invece decide di restare e non rischiare ingorghi o cose varie, pensa di essersi salvato. Ma sbaglia. Lo aspetta la pasquetta. Quel giorno in cui per principio devi fare qualcosa ma non sai cosa. Ti inventi grigliate in giardino, sperando non piova. Scampagnate con parenti a carico.  Giornate nel verde. Ma caro boicottatore del viaggio, sappi che anche a te toccherà la coda dei rientri. La fila nei ristoranti. Il marasma dei parchi, la ricerca del parcheggio. E anche tu, che hai scelto di non cadere nel tranello della valigia, quella mattina, solo, davanti al tuo armadio ti domanderai: “cosa mi metto?” ma soprattutto, guardando l’orologio ti chiederai “quando ci conviene muoverci per non trovare ingorgo?”.

Buona Pasqua (e pasquetta) a tutti!