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Patric Zaki chi è

Human Rights

Patrick Zaki resterà altri 45 giorni in carcere (ma alla politica italiana non importa)

Sono trascorsi 8 mesi da quando il ricercatore egiziano all’Università di Bologna Patrick Zaki è stato arrestato all’aeroporto del Cairo, il 7 febbraio.


Da allora il giovane, al quale sono stati imputati come capi d’accusa fattispecie come propaganda sovversiva, crimini terroristici e istigazione alla violenza, è rimasto rinchiuso nella Sezione Scorpion del carcere di Tora, come oppositore politico.

È di ieri la notizia del rinnovo di altri 45 giorni di detenzione, come deciso dalla Corte d’Assise riunita presso la Facoltà per sottufficiali a Tora. A comunicarlo è l’avvocato del ricercatore e attivista per i diritti umani Hoda Nasrallah.

Zaki, 8 mesi di detenzione in condizioni disumane

Le condizioni di Patrick Zaki, soggetto asmatico, destano preoccupazione soprattutto alla luce degli episodi di contagio avvenuti a Tora. Lo scorso luglio il giornalista Mohamed Mounir, rinchiuso anche lui nello stesso penitenziario di Zaki, è stato stroncato dalle complicazioni dovute al Covid, contratto proprio in quel carcere dove, tra l’altro, non erano autorizzate visite da mesi.

Nell’agosto del 2019 Tora è finito nel mirino di Human Rights Watch, che ha raccolto le testimonianze di alcune guardie carcerarie: «Tora», aveva detto un’ex secondino, «è stata designata di modo che chi ci entra dentro non ne esce che da morto», denunciando anche l’assenza pressoché totale di visite di famigliari e legali per mesi o a volte anni, la pericolosa carenza di cure mediche e condizioni igieniche basilari, trattamenti lesivi della dignità umana come la mancanza di materassi per dormire e maltrattamenti.

Solo il 30 agosto, dopo circa sei mesi di detenzione senza processo, Patrick Zaki ha potuto ricevere la visita di sua madre come riferito dalla pagina “Patrick Libero“, curata da attivisti che richiedono la scarcerazione del giovane ricercatore, in un post che qui riportiamo: “Sua madre ha raccontato che Patrick sta bene. Ha perso un pò di peso ed era leggermente diverso, ma in generale è in buona salute” – prosegue il post – “Patrick ha chiesto per quanto ancora sarà detenuto infondatamente e si è mostrato preoccupato per lo stato dei suoi studi, che spera di poter riprendere al più presto“.

Precedentemente, già lo scorso luglio la detenzione di Zaki era stata prolungata di altri 45 giorni, mentre il 27 settembre la procura aveva rinviato la decisione alla data di ieri. Secondo dati in possesso di Amnesty International, la detenzione preventiva in Egitto, quella a cui Zaki è sottoposto, dura in media 345 giorni e in un caso “si è estesa per 1263 giorni, al termine dei quali è avvenuto il rilascio senza rinvio a processo“.

Per le accuse addebitategli dal governo egiziano, Patrick rischia fino a 25 anni di carcere.

patrick zaki carcere
Patrick Zaki e Giulio Regeni.

L’appello di Amnesty International

In questa assurda faccenda che lede i diritti umani di un giovane attivista, Amnesty International sembra essere la sola voce a dare eco alla solidarietà verso Patrick in Italia: Non possono rimanere solo Amnesty, gli studenti, gli amici di Patrick, l’Università di Bologna e gli enti locali a portare avanti questa campagna“, sottolinea Riccardo Noury, portavoce della ong in Italia, che ripreso dall’ANSA chiama in causa direttamente Farnesina e Palazzo Chigi. “Occorre veramente un impegno serio del Governo italiano, che riesca a far uscire Patrick da questo incubo – evidenzia Noury – perché è inimmaginabile che possa andare avanti ancora a oltranza questo meccanismo di rinvio della scarcerazione per chissà quali presunti supplementi di indagine basati sul nulla“.

Parole di supporto anche dal sindaco di Bologna, Virginio Merola: “Ancora in carcere, mesi senza udienza di merito, mesi senza rispetto dei diritti umani e civili. Aumentiamo la pressione democratica, non rassegniamoci. Il Governo chieda il rispetto dei diritti umani come condizione di relazioni bilaterali con l’Egitto“.

La politica di palazzo, intanto, nicchia. Come rimarcato da Wired, l’Italia continua a intraprendere nuovi accordi commerciali con l’Egitto, paese in cui è stato ucciso in circostanze poco chiare anche il dottorando italiano all’Università di Cambridge Giulio Regeni nel gennaio del 2016. A fine settembre, l’ambasciatore egiziano a Roma ha elogiato i rapporti di collaborazione con l’Italia dopo la notizia dell’inclusione di tre grandi aziende italiane come EniSnam e Saipem nel comitato consultivo del forum sulla cooperazione energetica che si terrà al Cairo, nell’ambito del progetto Eastmed.

Non sarebbe il caso di mettere in discussione i rapporti commerciali per porre fine alla continua violazione dei diritti umani del regime di al-Sisi? È così poco rilevante la vita di un giovane attivista legatissimo all’Italia, detenuto come un fanatico terrorista in un carcere dove potrebbe non uscirne mai vivo?


Intanto per stasera, in tre città italiane, sono previste manifestazioni di solidarietà per chiedere la scarcerazione di Patrick Zaki.

🔴 Patrick George Zaki resta in carcere per altri 45 giorni. Questa l'assurda decisione resa nota ieri in serata. Serve…

Pubblicato da Amnesty International – Italia su Giovedì 8 ottobre 2020

Nicola Napoletano
Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Adoro il mare azzurro, i film di François Truffaut, il vino rosé e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo soprattutto di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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