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Human Rights

Per la Corte Europea l’ergastolo ostativo per i mafiosi “lede la dignità dei condannati”.

Secondo la Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo, l’Italia dovrà modificare la legge sull’ergastolo ostativo perché contraria all’art 3 della Convenzione europea per i diritti umani, che vieta i trattamenti e le punizioni inumane e degradanti. Si tratta di una sentenza storica e controversa per l’ordinamento penale italiano, che vede cadere uno dei suoi baluardi alla lotta alla mafia.

Cos’è l’ergastolo ostativo?

Il “fine pena mai“, ossia l’ergastolo, è disciplinato nell’ordinamento italiano dagli artt 17 e seguenti del codice penale. Stando alla legge, i condannati all’ergastolo hanno comunque diritto a godere di alcuni benefici o permessi premio, e dopo 26 anni di carcere il condannato all’ergastolo, a patto che nel periodo di detenzione abbia tenuto una buona condotta tale da garantire un ravvedimento, può essere concessa la libertà condizionale.

L’ergastolo ostativo rappresenta un’aggravante alla disciplina del fine pena mai, perché non permette al condannato alcuna concessione o premio. Proprio per questo è riservato a categorie particolari di reati, come sequestro di persona a scopo di estorsione, terrorismo o associazione di fine mafiosa, a meno che non si entri in un programma di collaborazione con la giustizia. Un caso eclatante di ergastolo ostativo è rappresentato, ad esempio, da Bernardo Provenzano, deceduto in carcere nel luglio 2016.

41bis carcere duro mafiosi

La sentenza della Corte Europea

Sarebbe proprio “l’irriducibilità” dell’ergastolo ostativo, secondo la Corte Europea (con un esito quasi plebiscitario), a violare la Convenzione Europea sui Diritti Umani. La mancanza di collaborazione, secondo la sentenza, è equiparata a una “presunzione irrefutabile di pericolosità per la società”. Per questo nessuna richiesta dei condannati all’ergastolo ostativo è presa in carico dai tribunali. La corte ritiene, in altre parole, che la strada della collaborazione di giustizia per ottenere i benefici non è sufficiente a garantire la dignità del condannato, e che la collaborazione stessa non sia libera perché alcuni condannati temono per l’incolumità dei propri familiari.

Per questo la privazione della possibilità di riabilitazione e della speranza di poter un giorno uscire dal carcere viola il principio base su cui si fonda la convenzione europea dei diritti umani, ossia il rispetto della dignità umana.

La decisione di Strasburgo riguarda in particolare il caso del boss della ‘ndrangheta Marcello Viola, condannato per associazione mafiosa, omicidi e rapimenti all’ergastolo ostativo all’inizio degli anni Novanta. La Corte ha respinto il ricorso dell’Italia contro la sentenza del 13 giugno 2019 con la quale il Tribunale Europeo giudicava lesivo della dignità umana il regime detentivo al quale era sottoposto.

Come tutte le sentenze della suddetta Corte, anche questa farà giurisprudenza, e potrà verosimilmente essere utilizzata per altri circa mille casi di condannati per terrorismo, stragi e associazione mafiosa che si sono sempre rifiutati di collaborare con la giustizia.

Corte europea diritti dell'umo
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo

Le reazioni: Bonafede e Di Maio “Nessun beneficio incondizionato”

Il primo a esprimersi è stato il Ministro della Giustizia Alfonso Buonafede, che ha mostrato la sua contrarietà alla sentenza: “Non condividiamo nella maniera più assoluta questa decisione della Cedu, ne prendiamo atto e faremo valere in tutte le sedi le ragioni del governo italiano e di una scelta che lo Stato ha fatto tanti anni fa: una persona può accedere ai benefici a condizione che collabori con la giustizia”. A seguirlo, il Ministro degli Esteri e capo politico del M5S, Luigi Di Maio: “Oggi la Corte di Strasburgo ci dice che” l’ergastolo ostativo “viola i diritti umani e che dovremmo riformarla. Ma stiamo scherzando? Se vai a braccetto con la mafia, se distruggi la vita di intere famiglie e persone innocenti, ti fai il carcere secondo certe regole. Nessun beneficio penitenziario, nessuna libertà condizionata. Paghi, punto.

Grattieri “Cancellati 150 anni di legislazione antimafia”

Intervistato dal Fatto Quotidiano, anche il Procuratore antimafia di Catanzaro Nicola Gratteri è intervenuto sulla vicenza, dichiarandosi oltremodo preoccupato per la sentenza. “La sentenza introduce un principio devastante” mette in allarme Gratteri, “che cancellerebbe 150 anni di legislazione antimafia e nessun mafioso avrebbe più la convenienza a collaborare con la giustizia“. Senza mezzi termini, il magistrato avverte: “I mafiosi tireranno un bel sospiro di sollievo: è passata l’idea che puoi commettere qualunque crimine, anche il più abietto, poi alla fine esci di galera”.

PM Nicola Gratteri
Il Procuratore Antimafia di Catanzaro Nicola Gratteri

La decisione, secondo il Procuratore, non avrà conseguenze solo in Italia ma anche nel resto del continente, dove “le nostre mafie vendono coca e comprano tutto ciò che è in vendita, di solito senza sparare, così nessuno avverte pericolo. E noi – si domanda Gratteri – quali codici antimafia dovremmo applicare? Quelli della Lettonia o della Scandinavia?”.

Conclude poi Gratteri: “chi oggi è all’ergastolo ostativo e al 41 bis, messo inevitabilmente da parte perché condannato a restare in cella a vita, aumenterà a dismisura la propria influenza e tornerà al centro dell’attenzione della sua cosca, visto che in futuro uscirà”.

Nessuno Tocchi Caino “Il diritto alla speranza è un diritto umano”

La decisione della Corte di Strasburgo è una pietra miliare sulla via dell’abolizione del fine pena mai – hanno dichiarato in una nota i dirigenti dell’associazione che cura i diritti dei condannati “Nessuno tocchi Caino”, Rita Bernardini, Sergio D’Elia ed Elisabetta Zamparutti – Con la sentenza Viola si afferma in Italia, oltre che in Europa, il diritto alla speranza come un diritto umano fondamentale, finora negato dall’ergastolo ostativo“.

La Corte di Strasburgo fa cadere la collaborazione con la giustizia come unico criterio di valutazione del ravvedimento del detenuto e gli allarmismi sulla liberazione immediata dal carcere di centinaia di ergastolani – proseguono i dirigenti di Nessuno tocchi Cainosono falsi, perché, più che i condannati a vita, saranno liberi i magistrati di sorveglianza che, nel concedere benefici e misure alternative, oggi hanno le mani legate dal vincolo della collaborazione del condannato con la giustizia“.

Fonte: Rainews, Il Fatto Quotidiano, Il Messaggero

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Sono nato a Monopoli (BA) 33 anni fa. Ormai prossimo alla resurrezione, mi sposto tra la Puglia e la Città Eterna. Respiro e scrivo, come dicono i Baustelle. Dirigo BL Magazine dove mi occupo soprattutto di diritti umani, cultura, tv e spettacolo.

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