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Perù: col nuovo presidente nessun passo in avanti per aborto e diritti lgbt+

Domenica 6 giugno i cittadini del Perù sono stati chiamati alle urne per scegliere il presidente che guiderà la nazione sudamericana per i prossimi cinque anni. A contendersi la carica sono Pedro Castillo, del partito Perù Libero, e Keiko Fujimori di Forza Popolare.


I due ballottanti si sono distinti per un pugno di voti nella prima tornata elettorale di aprile che, a causa dell’altissimo numero di candidati (ben 18), ha visto una frammentazione infinitesimale delle percentuali di voto, tanto che persino i due più votati si sono tenuti al di sotto del 20% delle preferenze.

Con oltre il 96% delle schede scrutinate, Pedro Castillo risulta attualmente a in testa con un vantaggio inferiore ai centomila voti (pare siano stati decisivi i voti delle aree rurali del paese), la notizia che però mette in allarme la comunità internazionale è che chiunque otterrà un voto più dell’altro, il Perù continuerà a mantenere un profilo conservatore sui diritti civili delle donne e della comunità LGBT+.

Castillo e Fujimori, fronte unito contro i diritti civili

Né la populista Fujimori (figlia dell’ex presidente Alberto), leader di un partito dalla spiccata impronta populista, né il comunista Castillo, hanno previsto un’agenda politica che legiferi su aborto e matrimonio egualitario. Nonostante la posizione ideologicamente agli antipodi entrambi, durante le rispettive campagne elettorali, hanno espresso più volte pareri concordanti sulla “difesa della famiglia tradizionale“, adducendo motivazioni anche di carattere religioso.

Fujimori, infatti, è una fervente cattolica, così come Castillo, la cui moglie è evangelica. Per loro non sussiste alcuna lotta politica su questi temi, così come non sussiste per la società peruviana, legata alla sua formazione religiosa che rifiuta di riconoscere e discutere i diritti delle minoranze.

Difenderò sempre la vita, dal concepimento alla morte naturale“, ha detto alla radio RPP Fujimori esprimendo il suo rifiuto dell’aborto. Fujimori si manifesta ovviamente contraria al matrimonio tra persone dello stesso sesso, anche se ammette che “dovrebbero essere loro riconosciuti alcuni diritti economici“.

Dal canto suo Castillo chiama a “difendere la famiglia nelle scuole. Pensare a qualcos’altro è rompere la famiglia“. Nella sua lista nera, oltre al matrimonio egualitario, anche aborto, eutanasia e legalizzazione della marijuana.

Diritto di aborto in Perù

Nonostante il proibizionismo, la legalizzazione dell’aborto è sempre più una questione caldissima sul piano della salute pubblica, in quanto ogni anno vengono praticati circa 370.000 aborti clandestini, cioè più di mille al giorno. La legge vigente ammette l’aborto terapeutico solo in caso di pericolo di vita della gestante e sono previste pene detentive di vario tipo sia alle donne che decidono di abortire sia a chi, materialmente, esegue l’aborto.


Stando ai numeri, tuttavia, non sembra che questa legge del codice penale trovi applicazione su larga scala: sono circa 50 le donne processate in media ogni anni e 62 le condannate senza detenzione effettiva tra il 2010 e il 2019.

La legge dispone perfino alcune pene, seppure di lieve entità, in caso di gravidanza conseguente da violenza sessuale. Il 4 novembre 2014, la commissione costituzionale del Congresso ha discusso la depenalizzazione dell’aborto per stupro ma un anno più tardi ne ha disposta l’archiviazione a maggioranza.

In Perù, l’aborto non sicuro continua a essere una delle principali cause di morte materna: i dati disponibili per l’anno 2015 rivelano che la Direzione Generale di Epidemiologia del Perù ha riportato 414 morti di donne gestanti, pur non specificando nel dettaglio quante di queste siano state causate da aborti non sicuri. Nondimeno, i dati OMS stimano per il Sud America una percentuale del 13% dei decessi materni causati dall’aborto clandestino e secondo quanto pubblicato dalla Rivista Peruana de Medicina experimental y salud publica, per i paesi in cui predomina l’aborto illegale, il 16% delle morti materne sia stato causato dall’interruzione di gravidanza clandestina tra il 2000 e il 2011

Il 12% delle donne ricoverate per aborto incompleto a Lima e il 39% nel resto del paese hanno affermato di aver affrontato una gravidanza indesiderata per non essere state in grado di procurarsi strumenti di contraccezione.


Secondo ENDES 2011, solo il 50,9% delle donne peruviane utilizza metodi contraccettivi, e di loro solo il 35,3% si affida a sistemi di contraccezione moderni come la pillola anticoncezionale. A ciò si aggiunge anche l’impossibilità, da parte degli adolescenti, di accedere ai metodi contraccettivi (ne è preclusa loro la vendita) e che la contraccezione orale d’emergenza non viene più distribuita gratuitamente nelle strutture sanitarie.

Vi è inoltre una generale diffidenza da parte delle istituzioni educative nel fornire un’educazione sessuale completa, nonostante l’approvazione delle linee guida educative e degli orientamenti pedagogici per l’educazione sessuale da parte del Ministero della Pubblica Istruzione.

da google, licenza creative commons

Diritti LGBT in Perù

Durante l’ultimo anno, il Perù è stato al centro dell’attenzione sui temi della questioni di genere, a causa della forte crescita dei gruppi anti-diritti, in risposta ai piani del governo per l’educazione sessuale

In questo contesto, i diritti delle persone LGBT+ in Perù sono costantemente minacciati dall’onda politica conservatrice che ha investito il ballottaggio di domenica. Si rivelano quindi vane le speranze della comunità arcobaleno locale maturate dopo le promesse dell’approvazione dell’unione civile tra persone dello stesso sesso dell’ex presidente Kuczynski

Secondo David Arguedas, dall’area di advocacy politica dell’organizzazione peruviana Promsex, sebbene non ci siano persecuzioni da parte dello Stato, la comunità LGBT+ soffre per la mancanza di una legislazione che la doti di diritti pari alle persone eterosessuali. Oltre alle unioni civili, vi sarebbe anche da sciogliere il nodo delle adozioni: sebbene siano consentite le adozioni monoparentali non sono permesse quelle congiunte per le coppie omosessuali.

Dal gennaio 2017 in Perù è vigente il Decreto Legislativo 1323, con il quale l’orientamento sessuale e l’identità di genere sono incluse dalla legge come categorie espressamente vietate di discriminazione.

fonte: nacion.com

Puoi approfondire anche -> Il Perù condannato per la tortura di una donna transgender

Scritto da

Sono nato in Puglia, dove sono cresciuto a orecchiette, giornalini e romanzi d'appendice. Sono ebbro di vino, virtù e poesia. Oggi mi divido tra la città natale e la città Eterna. Nella vita mi collaboro con le case editrici come revisore di testi ed editor. Su BL Magazine coordino la linea editoriale e mi occupo di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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