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Sociality

Phubbing: ancora più innovazione per ignorare le persone

Sedersi a cena, incontrarsi per strada, parlare in macchina, chiacchierare al bar. Tutte occasioni che l’interlocutore sfrutterà per trasformarsi in un essere mitologico con la testa di essere umano (per non dire peggio) e le mani di cellulare. Un comportamento a dir poco irritante definito PHUBBING.


Purtroppo non ci si può aspettare un comportamento come nell’800 però nemmeno soccombere alla tecnologia in modo così inerme. 

L’etichetta, questa sconosciuta. Il comportamento nel  sapersi relazionare con gli altri, si deve aggiornare e si deve tenere al passo, adattarsi all’avvento delle tecnologie che paradossalmente giocano a sfavore dello stesso essere umano che le ha create. 

Per usare un neologismo e dare una definizione si potrebbe dire: “netiquette” (net per “network” e etiquette francese che si riferisce alla buona educazione). Termine per indicare un utente del mondo mediatico e di internet che allo stesso tempo però è disciplinato da alcune regole di comportamento.

Lo smartphone oramai è una pretuberanza del corpo umano. Un oggetto che è sempre tra dita e dal quale non è facile separarsi. Silenzioso o con la suoneria, di ultima generazione o antico è lo strumento che fa sentire presenti nel mondo. Che permette di auto inserirsi in una società che va avanti ugualmente, con o senza un nuovo post.

Ma per indicare tutto questo c’è un termine preciso: Phubbing.

phubbing

Dall’unione di phone e snubbing nasce un termine che racchiude nel suo significato tutta la trascuratezza e la noncuranza che si dimostra nei confronti  della persona con la quale si è, spippolando il cellulare. 

Un trillo o una vibrazione ed ecco che l’attenzione corre allo schermo. L’attesa di un messaggio e la suspence già distolgono l’attenzione da quello che stanno dicendo o stanno facendo le persone che sono davanti.


Ma non si parla solo delle notifiche ma anche del semplice navigare su Internet durante  una conversazione. Non prestare attenzione, snobbare clamorosamente l’interlocutore

Il fenomeno purtroppo è molto frequente. Quante volte nei ristoranti girandosi si vedono coppie che mentre cenano non parlano ma stanno ai rispettivi telefoni?! Squallido no?

Wiko ha effettuato una indagine in merito e attraverso un questionario è risultato che il Phubbing, è ritenuto un comportamento irritante dalla quasi totalità degli intervistati  (81%). 

In maniera onesta è emerso anche che oltre il 70% ha ammesso di aver ceduto alla tentazione almeno una volta durante le cene. 


Il 23% degli intervistati, ed è un dato che fa riflettere, ammette apertamente non essere interessato alla conversazione e che controlla costantemente il cellulare mentre è in compagnia. 

phubbing

Senza rendersene conto, in media, nell’arco della giornata  il 68% delle persone controlla il proprio smartphone più di 50 volte al giorno. 

La noia è la principale causa scatenante questo atteggiamento. Controllare, scrollare, tenersi aggiornati sempre in qualsiasi  momento come se  ci fossero informazioni fondamentali e cruciali da tenere sotto controllo. 

Mettere alla prova la pazienza della persona che si trova davanti a questa violenza psicologica. Far costantemente sentire a disagio chi sta parlando che, con questo atteggiamento deduce di non avere la giusta attenzione. 

Che sia un senso anche di lieve onnipotenza? Un modo per manifestare la propria superiorità? Una leggera dimostrazione di essere più importanti, ricercati e ambiti e fondamentali per l’andamento del mondo? 

Qualunque sia il motivo, le persone se non hanno il cellulare nelle mani si sentono vulnerabili. Hanno il bisogno di rifugiarsi nello schermo per un senso di tranquillità, un gesto che placa lo stress. 

Ma lo stress di chi si trova davanti e che sta subendo questa sorta  di esclusione sociale? Condizione che, se subita a lungo può andare a ledere e intaccare i bisogni umani fondamentali e l’autostima. 

Stare e vivere l’attimo è molto difficile sempre di più. Un senso di fuga, una ricerca continua di altro senza valorizzare ciò che si ha. Basti pensare a chi magari mentre cena con il rispettivo, scorre così per noia il “catalogo” di Tinder e magari mettere pure qualche like facendo match.

Non guardare mail il cellulare dimostra interesse per quello che si sta facendo, dimostra voglia di ascoltare oltre all’interesse che si prova per ciò che ci circonda e accade.

phubbing

Riuscire a immergersi pienamente in una emozione, in una conversazione. Si stanno perdendo i piccoli gesti, i dettagli,  quelle piccole cose che un tempo ci facevano innamorare. La gestualità si perde se si parla con il telefono in mano o peggio se si ascolta senza guardare. Le emozioni negli occhi di chi parla si perdono nell’aria e si scontrano con una testa china o sul retro di un telefono.

Coloro che praticano il phubbing potrebbero definirsi insoddisfatti della loro vita o meglio delle situazioni  nelle quali si trovano o, peggio ancora, nelle quali hanno deciso di vivere ma con il seguente pensiero costante: “sono qua, ma vorrei essere altrove”.

La costante necessità di vedere cosa stanno facendo gli altri che potrebbe essere in situazioni più interessanti rispetto a quello che stanno facendo loro.

Ma come se ne esce?

Basta imparare a dare valore a quello che si sta facendo. Scegliere di farlo senza rimorsi o rimpianti e farlo perché si vuole. Dedicare il giusto tempo a l’unica cosa che in quel momento richiede attenzione. 

Cominciare dai piccoli gesti, non appoggiare il telefono sul tavolo ma lasciarlo nella tasca della giacca. Avvisare chi di dovere che si è fuori e dimenticarsi di quell’oggetto malefico sciupafamiglie. Non cercare un like e controllare chi ha visto la storia su instagram, perché la storia in cui si è realmente è meglio.

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Scritto da

Non mi descrivo mai perché non sono gentile con me stessa

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