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Autore: Dudva Licenza creative commons https://commons.wikimedia.org/wiki/File:St._Michael%27s_Golden-Domed_Monastery_(Kiev).jpg

Storie e Culture

Quando la guerra si fa all’arte: i tesori ucraini che rischiano di essere cancellati

Ucraina, una cultura che rischiamo di perdere.


Durante una guerra, la distruzione dei Monumenti e delle opere d’Arte non è un fatto incidentale, uno sfortunato inconveniente conseguenza dell’attacco ad altri obiettivi, bensì un’azione precisa e deliberata che punta alla distruzione dell’identità culturale, della memoria storica e artistica di un territorio.

Si agisce volutamente per annientare il senso di appartenenza di un popolo.

Non sempre è stato così. L’impero ellenistico Alessandrino prima e quello romano poi (fino a che il cristianesimo non divenne religione di stato), seppure fortemente espansi, tendevano ad essere tolleranti e a integrare le culture dei popoli conquistati. Esempio altissimo di questa visione è il Pantheon, voluto da Adriano con lo scopo di celebrare tutte le maggiori religioni dell’impero, e conseguentemente le varie culture ad esse riferite. In quell’edificio tutte le statue degli Dèi, disposte lungo le pareti circolari, avevano la stessa importanza, e tutte, come un girotondo, abbracciavano l’umano scorrere della vita che penetrava, fatto di pioggia, sole, bruma notturna, dall’Oculos aperto al centro della cupola.

Anche i Califfati islamici spagnoli e i regni Normanni di sicilia erano comunità che permettevano la vita di culture diverse e che da questa coesistenza traevano forza e arricchimento. La lapide celebrativa per l’orologio idraulico del 1142 nel palazzo dei normanni, inizia in latino, prosegue in greco-bizantino e si conclude in arabo. Testimonia quindi che in quella città erano comunemente parlate le tre lingue.

Dalla Scoperta dell’america in poi, con l’epoca dei grandi viaggiatori colonialisti, la conquista di un territorio coincide con il proposito di un sistematico annientamento della cultura autoctona.

Questo putroppo prosegue tutt’ora, con intatta ferocia. Lo abbiamo visto a Bamyan, ad Aleppo, a Palmira e in ogni luogo dei mille conflitti tuttora in corso in varie zone del pianeta.

È a nome degli infiniti partimoni culturali perduti nel mondo che parlo qui dell’Ucraina.


La cultura ucraina è antica: la preistorica venerazione della Dea Madre Terra si è poi tramutata nel culto della Vergine Madre, con esempi eccelsi di icone. L’Ucraina è un paese che ha saputo dialogare con la cultura bizantina, col barocco europeo e l’arte italiana, che ha fatto del colore e della decorazione un linguaggio identitario inconfondibile.

Un paese con 3000 chiese in legno patrimonio dell’Unesco, una capitale, Kiev ricca di musei e monumenti splendidi, un paese aperto alle migliori ricerche artistiche contemporanee come dimostrano le stazioni della metropolitana progettate da Zaha Adid Studio.

Ma soprattutto, Lascio che sia una manciata di immagini a parlare, come cartoline che forse stanno già bruciando.

Chiesa in legno Drohobych: credits Bo&ko Flickr Licence
Cattedrale della dormizione: credits Juan Antonio Segal via Flickr
Monastero San Michele e Palazzo Nero di L’viv: credits Jorge Láscar via Flickr
Chiesa in legno Zaporizka: credits Adam Jones via Flickr
Uova di Pasqua decorate: credits neiljs via Flickr creative commons


Autore: Fabrizio Tiribilli | Facebook

Scritto da

Sono nato a Firenze il freddo 8 Febbraio del ’63. Sono di quelli battezzati in Battistero, ma più che l’acqua, temo abbiano influito su di me i fantasmagorici mosaici sopra la mia testa. Per tenermi buono da bambino bisognava darmi un foglio e una matita. Dopo gli studi d’arte e un po’ di università ho fatto per 20 anni il ceramista e il designer. Ora Pittore, Designer, mi occupo anche di Eventi Culturali e di Arti Inclusive. Sono stato definito un Visionario e l’ho trovato un complimento bellissimo. La mia creatività è spinta dalle mie imperfezioni e da quegli inciampi che la vita ci riserva, ma che mi hanno permesso di avere uno sguardo più accogliente e attento. Sono qui perché credo che l’Arte offra a tutti noi uno spicchio di felicità possibile.

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