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Spettacolo

QUEL GIORNO D’ESTATE Dietro porte nuove, una nuova vita

QUEL GIORNO D’ESTATE è un film di rara dolcezza che scava nel dolore più profondo e nell’amore più generoso. E le lacrime che arriveranno a bagnare questi giorni di sole saranno feroci come una carezza necessaria.

David vive a Parigi tra lavoretti saltuari e visite alla sorella maggiore, Sandrine, madre di una bellissima bambina, Amanda.
Ma la quotidianità e la strascicata adolescenza di David verrà bruscamente scossa da una tragedia.
Così egli dovrà presto destarsi dalla sua quiete per fare la cosa giusta.

Presentato e candidato nella sezione Orizzonti a Venezia 2108, “AMANDA” (questo il titolo originale di “QUEL GIORNO D’ESTATE“), è stato diretto dal regista Mikhäel Hers.

QUEL GIORNO D'ESTATE ( AMANDA )

Egli ci porta per mano nella quotidianità di un giovane ragazzo parigino che ha tutta la vita davanti e vive con spensieratezza i suoi giorni. A poco a poco ne scopriamo poi il suo quadro familiare (la perdita del padre quando era ancora piccolo e una madre assente che non vede da più di 20 anni che ora vive a Londra) e il tenero legame che unisce lui alla sorella maggiore e alla figlia di lei di appena 7 anni.

Le giornate scorrono liete e la telecamera insegue i suoi protagonisti per le vie del centro di Parigi tra gli impegni e gli appuntamenti e i piccoli diverbi e le confessioni tra fratello e sorella.
Spesso le inquadrature da un interno guardano verso l’esterno e viceversa oppure si soffermano ad ascoltare il lieve rumore delle foglie scosse dal vento.

Si entra quasi da subito in confidenza con David e Sandrine e la piccola Amanda che quasi ci sentiamo parte di quel piccolo nucleo familiare.

AMANDA - Quel Gorno d'Estate
QUEL GIORNO D’ESTATE ha ottenuto due candidature a Cesar

Poi ecco l’inaspettato. Seguiamo David in uno dei suoi tanti momenti preso a correre sulla sua bicicletta, sempre in ritardo. Lo vediamo sfrecciare per le strade di sempre, sotto un sole caldo e confortante. E poi arriva al parco, dove lo attende la sorella. Ma lei non c’è. C’è disperazione. E c’è paura. E sofferenza. E orrore. C’è la violenta consapevolezza che niente sarà più come prima.

Tutto deve necessariamente cambiare.
L’aria si fa più pesante, le strade sembrano meno sicure e l’esterno diventa una minaccia.
David crolla a più riprese, ma lo porta avanti il grande senso di responsabilità e di amore che nutre verso la piccola Amanda.

QUEL GIORNO D’ESTATE è un film che nella sua delicatezza e nel suo pudore sa colpire dritto al cuore. C’è una verità disarmante nella fragilità del ragazzo (un bravo Vincent Lacoste) così come una naturale volontà nell’innamorarsi della piccola Amanda (l’esordiente Isaure Multrier).

Nel cast spiccano per intensità anche una ritrovata Stacy Martin , che i più ricorderanno per il suo ruolo in NYMPHOMANIAC di Lars Von Trier, e il cameo della grande Greta Scacchi.

Il film di Herz trova la sua compiuta bellezza nella fotografia naturale e nelle musiche mai invadenti, ma sopratutto nei particolari che possono apparire insignificanti, come ad esempio la presenza di un libro intitolato “Elvis Has Left The Building“.
L’espressione venne coniata nel 1956, quando il pubblico delirante era in attesa sotto il palco perché il loro idolo cantasse un altro brano e una persona disse loro che ormai Elvis aveva lasciato l’edificio.
È un’espressione che oggi viene utilizzata per dire che una cosa è finita, che non vi è alcuna speranza.

Questa frase apparirà in un dialogo tra la madre (una brava Ophélia Kolb) e la sua bambina e tornerà poi in un momento topico del film per dirci l’esatto contrario: perché c’è ancora speranza, c’è ancora una strada da percorrere, nuove città da visitare, nuove partite da giocare e una vita da vivere.

QUEL GIORNO D’ESTATE pare suggerire questo: basta trovare il modo giusto di aprire certe porte chiuse e saper girare bene una chiave che credevamo esser quella sbagliata.

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Ossessionato dal trovare delle costanti nelle incostanze degli intenti di noi esseri umani, quando non mi trovo a contemplare le stelle, mi piace perdermi dentro a un film o a una canzone.

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