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Rapporto GLAAD 2019: Netflix è la piattaforma più friendly, ma soffre la quota transgender

Ogni anno GLAAD (Gay & Lesbian Alliance Against Defamation), associazione che si occupa della promozione e della corretta rappresentazione delle persone LGBTQ+ allo scopo di eliminare la discriminazione in base all’orientamento sessuale e all’identità di genere, stila un report sulla presenza di rappresentanti della comunità rainbow in tv, intitolato “Where we are on tv“.

Obiettivo di GLAAD è che il 20% dei membri del cast regular (ossia cast principale) di serie tv e show in prima serata rappresentino la comunità LGBTI+ fino al 2025, e che entro due anni, la metà di queste siano di pelle nera. Questo è importante perché l’intrattenimento rifletta il più fedelmente possibile il mondo in cui è stato creato e il pubblico che fruisce di prodotti televisivi.

glaad where we are on tv

Ovviamente si tratta di dati che, perlomeno nella prima serata di broadcast ed emittenti via cavo, si riferiscono al solo panorama televisivo statunitense, perciò la nostra analisi si soffermerà soprattutto sui servizi in streaming (come Amazon e Netflix, mentre Hulu, pure monitorata, non è disponibile in Italia).

Ecco qualche dato dal report, che potete scaricare qui

LGBTQ+ e servizi streaming

Quest’anno, GLAAD ha trovato 109 personaggi “regular” LGBTQ su script originale nelle piattaforme di servizi straming Amazon, Hulu e Netflix, marcando un considerevole +34 rispetto all’anno scorso.

Aggiungendo i 44 personaggi recurring (ricorrenti, quindi che non fanno parte del cast principale), il totale si attesta a 153. Rispetto al 2018 si segna un aumento del 30%: i personaggi LGBTQ complessivi dell’anno scorso erano 112.

Gay, lesbiche e trans nelle serie dei servizi streaming

La parte del leone la fanno gli uomini gay, con 64 personaggi regular, pari al 42% (+7% rispetto al 2018). Si tratta del secondo aumento significativo dei protagonisti omosessuali maschi in streaming, dopo il rimarchevole +11% del 2018 rispetto all’anno precedente.

Al secondo posto troviamo la componente lesbo, pari al 30% dei protagonisti totali e 46 unità rilevate. Nonostante l’aumento in valori assoluti, la percentuale è scesa perché la crescita in numeri delle lesbiche è stata inferiore all’incremento totale dei personaggi LGBTQ+. Si tratta della terza diminuzione percentuale consecutiva.

Orange is the new black

Proseguendo, 21 dei 153 personaggi LGBTQ sono bisessuali, con una maggioranza di uomini rispetto alle donne (2/3 dei bisessuali totali sullo streaming sono di sesso maschile, mentre per le serie su tv e cavo le donne superano gli uomini). Un personaggio bisessuale è non binario.

Il calo più significativo è stato registrato nella comunità transessuale, con 11 protagonisti regular: -4% rispetto all’anno scorso. Si tratta del calo più significativo in 4 anni. Nella sottocategoria transessuale, il 45% è rappresentato da transessuale MtoF, il 36 da FtoM e il 18% da non binary.

Brutte notizie anche per l’eterogeneità razziale: solo il 41% dei personaggi scritturati come regular e ricorrenti LGBTQ+ sono di colore, con un calo di 7 punti percentuali rispetto al 2018. Si tratta della percentuale più bassa
di persone di colore LGBTQ tra tutte le tre piattaforme monitorate (streaming, broadcast generalisti e tv via cavo).

Netflix: quando lo streaming è friendly

È Netflix a mostrare il più alto numero di LGBTQ regular e recurring tra i servizi streaming on demand, confermandosi come servizio più friendly da quattro anni.

Vale la pena notare, tuttavia, che due degli show più inclusivi rilasciati quest’anno non torneranno: Tales of the City, riproposto con una miniserie lo scorso giugno, e Orange is the ne black, chiuso con successo dopo 7 stagioni. Ciò vuol dire che ben 30 protagonisti LGBTQ Netflix non torneranno l’anno prossimo. I nuovi innesti per il 2020 saranno sufficienti a colmare le future mancanze?

tales of the city netflix
Tales of the city

Inoltre, Netflix segna una peculiarità tutta sua: per tre anni è stato l’unico servizio streaming ad aver annoverato nel cast un personaggio asessuale, il solo rilevato dal rapporto: si tratta di Todd Chavez, della serie animata BoJack Horseman, la cui ultima stagione sarà presentata questo inverno.

Tra le novità 2019 di Netflix si segnalano buone potenzialità per la prima serie della piattaforma prodotta da Ryan Murphy: The Politician, che include un protagonista bisessuale e diversi personaggi LGBTQ nella crew. buone potenzialità. Buona anche la rappresentatività della comunità rainbow nelle serie animate destinate ai più giovani: i personaggi queer di She-Ra e Twelve forever fanno ben sperare sulla riflessione di temi inclusivi anche tra le nuove generazioni.

todd chavez asessuale
Todd Chavez (BoJack Horseman), personaggio asessuale

Amazon, quale futuro per la componente transgender?

In casa Amazon si sono confermati 8 personaggi LGBTQ+ per le serie originali, mentre c’è preoccupazione per la conclusione della commedia “Transparent“, che potrebbe portare via con sé l’unico personaggio transgender del servizio streaming: non vi sono al momento progetti che possano raccogliere l’eredità della pluripremiata serie creata da Jill Soloway.

Tra i meriti di Amazon, però, c’è quello di aver introdotto con successo una componente LGBTQ+ inedita nella produzione “Carnival Row“, lanciata con un grande investimento marketing. La co-protagonista Vignette Stonemoss, interpretata da Cara Delevigne, è una fata pansessuale.

fata pansessuale carnival row
Vignette Stonemoss (Carnival Row)

Nelle raccomandazioni finali, GLAAD richiede soprattutto ad Amazon e Hulu di incrementare la quota trans-inclusiva negli show di prossima produzione, mentre è allarme rosso per la diversità razziale tra i personaggi LGBTQ: Netflix, Amazon e Hulu segnano la più bassa percentuale gay, lesbo e trans di colore tra tutte le piattaforme monitorate.

Nicola Napoletano
Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Amo il mare azzurro, i violini nei film di François Truffaut e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo di diritti umani, cultura e spettacolo.

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