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Human Rights

Ravenna, in tribunale per cambiare sesso e nome a 13 anni

(Photo by Anatoliy Cherkasov/SOPA Images/LightRocket via Getty Images)

Il diritto al nome per una persona transgender è sempre un argomento spinoso e discusso, ancor più se in questo caso a richiedere la rettifica all’anagrafe è la madre di una ragazza nata biologicamente maschio, oggi 13enne e fortemente consapevole della sua reale identità sessuale.


Colpa di una legge che ha fatto il suo tempo, la 164/1982, che rispondeva alle esigenze del periodo storico in cui è stata approvata, e che oggi è inadeguata a fornire una risposta – immediata ed elastica – a molti di coloro che vogliono intraprendere un percorso di transizione.

Il diritto al nome, un intervento necessario

La storia della ragazza tredicenne transgender di Ravenna sta facendo il giro d’Italia. È il Resto del Carlino a parlarne quest’oggi, pubblicando la notizia del ricorso al tribunale da parte dei genitori della ragazza con una duplice istanza: quella del cambio del nome e anche del sesso, attraverso un intervento chirurgico. Anche se è opportuno precisare che “quest’ultimo non avverrà prima della maggiore età e nel caso sarà lei a decidere“, come specificato dalla madre. Il cambio del nome, invece, si rende necessario in virtù del prossimo ritorno a scuola della giovane studentessa.

Apprendiamo dal Resto del Carlino che “Da sempre la bambina vive con disagio il fatto di essere chiamata con un nome maschile, che rifiuta, e molto presto aveva capito di non amare il suo corpo desiderando fermamente di diventare donna“.


Il giudice Antonella Allegra, sentito il parere positivo della Procura (che è già arrivato), ha disposto l’inizio di un percorso con lo psicologo, e “solo successivamente sarà fissata un’altra udienza“.

Se sulla questione intervento la madre della ragazza è categorica – “È prematuro pensare in questo momento a un’operazione così delicata, con lei questo concetto è sempre stato sottinteso” aggiunge “Non autorizzo nessuno a pensare che io voglia trattare mia figlia come una cavia“. – sul fronte nome si riflette l’urgenza di un necessario intervento del tribunale, anche in virtù del disagio, chiaramente espresso, vissuto dalla bambina durante gli ultimi anni delle medie.

In attesa della sentenza

Secondo la legislazione attuale (D.Lgs. n. 150/2011, articolo 31, comma 4), per chiedere la rettifica del nome sui documenti sarebbe necessario sottoporsi all’intervento di riassegnazione di genere. Da qualche anno la disposizione è fortunatamente “aggirabile” dalla sentenza numero n. 15138 del 20.07.2015. della Corte di Cassazione, la quale ha invece stabilito che non è più necessario l’intervento per ottenere il cambio di sesso anagrafico. Occorre quindi una decisione del giudice, che se sancisse il cambio di nome da maschile a femminile, porrebbe fine al disagio della ragazza.

Fino ad ora siamo sempre stati costretti a chiedere ai dirigenti scolastici come favore quello che invece è un diritto: essere chiamata in classe col suo nome femminile. L’altro, neppure lo riconosce e sentirlo pronunciare le crea uno stress enorme.” spiega la madre al RDC. “Mia figlia è e si sente una ragazza, si immagini l’effetto che le può fare essere chiamata all’appello o durante l’interrogazione con il nome di nascita, che non sente suo. Il rischio è che debba fare ’coming out’ ogni volta. Lei non deve vergognarsi di essere trangender, ma spetta a lei decidere quando parlarne“.

Purtroppo non siano mancati i dispiaceri per questa giovane studentessa – che aveva perso la voglia di andare a scuola perché vittima di discriminazione – e i suoi genitori, che i dirigenti scolastici si sono addirittura rifiutati di ricevere. Adesso la ragazza frequenterà il Liceo Artistico, dove si auspica possa trovare un ambiente più inclusivo e attento alle sue esigenze.

Continueremo a seguire la vicenda da vicino, nella speranza che un esito celere e positivo possa ridare serenità a questa giovanissima e coraggiosa ragazza e che la sua storia possa essere d’ispirazione a tanti genitori che non accettano la disforia di genere dei propri figli.

Nicola Napoletano
Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Adoro il mare azzurro, i film di François Truffaut, il vino rosé e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo soprattutto di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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