Di Ursino Giovanni
Redattore per un giorno per BL Magazine, Giovanni Ursino ci porta ancora dentro il bullismo , argomento difficile da dimenticare
Il silenzio
Il silenzio, questo misterioso aspetto della nostra vita. Il silenzio interiore è quella parte più subdola del nostro vivere con gli altri. Quello che più fa paura è quando ci viene imposto di fare silenzio, di non far sentire quello che sta accadendo o quello che ci stanno facendo. Quando ci viene detto: “Non dire niente a nessuno”, con un tono minaccioso, ci stanno dicendo che “se parli sono guai”. Ecco, questo accade a quelle tante persone che non trovano la forza di denunciare e che si nascondono nel loro silenzio interiore pensando di avere la colpa di non aver saputo reagire oppure che quello che sta accadendo è colpa loro. Si parla di razzismo, omofobia, e tutte le atre forme di bullismo. Non si reagisce perché la paura è tanta, scatta un meccanismo di chiusura a catenaccio; non si entra e non si esce. Si parla di bullismo, di minacce contro chi, da parte chi si sente forte, verso chi è debole; contro chi si pensa che possa essere una minoranza nei confronti della massa. Addirittura si è contro chi è diverso per ogni tipo di ragione nei confronti di chi si dice normale.

I banchi di scuola
Dove accade tutto questo? Ovunque. Il luogo, purtroppo, privilegiato sono i banchi di scuola, più che altro accade tra i compagni dove si forma un piccolo “branco”, pronti ad a dare in testa a chi non trova forza di poter reagire, rispondere con le giuste parole o chi è solo. Le parole e i gesti usati sono tanti e diventano terribili quando da quello che può sembrare, all’inizio, uno scherzo, diventa un qualcosa di ossessivo che induce la vittima a chiudersi in sé stesso fino al punto tale di perdere la fiducia negli altri e nei propri confronti. Si arriva addirittura alla vergogna di ciò che si è, solo perché sono gli altri che ce lo stanno dicendo. A scuola, non sempre è semplice di accorgersi di tutto questo perché quando tutto questo accade on line, attraverso le chat e i social, diventa ancora più nascosto e silenzioso di chi è vittima dei continui soprusi. “Non dire niente a nessuno, mi raccomando, altrimenti non la passerai liscia” sono quelle parole dette, no da una persona forte ma, da un vigliacco. La vittima ha paura perché pensa che se parla, gli altri possano usare non più soltanto le parole, che fanno male moralmente ma ciò che fa male anche fisicamente. A scuola, l’insegnante, purtroppo deve andare con i piedi di piombo e allo stesso tempo, usare tatto e la giusta empatia nei confronti di chi subisce la grave forma di ingiustizia.

Il cyberbullismo
Ultimamente tra i compagni di scuola impazzano i gruppi via whatsapp dove si prende di mira chi potrebbe essere il più debole, cominciando con gli esulti verso lui e la famiglia, parolacce, bestemmie e atteggiamenti provocatori. Le offese aumentano di giorno in giorno fino a provocare la rabbia che sfocia in litigi attraverso la formazione di piccoli branchi. Il cyberbullismo sta diventando una minaccia pericolosa per i ragazzi di oggi, e i genitori devono essere scaltri e veloci a leggere quei messaggi spediti sul cellulare dei propri figli. I ragazzi tendono a chiudersi e non parlare più, hanno paura del bullo perché è pronto a minacciare. Sono un insegnante che si preoccupa ogni giorno di stare accanto ai propri alunni e poter insegnare il rispetto l’uno con l’altro senza nessuna discriminazione. Purtroppo però, gli ambienti sociali non ci aiutano, i contesti di vita sono ormai difficili, lo si vede a scuola, ragazzi chiusi e con la paura di esprimersi. Si parla poco! Un giorno mia madre, mentre ascoltavamo il telegiornale e si parlava di bullismo, mi chiese se l’avessi subito pure io, io le dissi di sì. Quella domanda e la risposta dopo mi fecero riflettere su quanto è cambiato il modo di dover infastidire una persona. L’uso dei social, indubbiamente ha aumentato la visibilità di questi atteggiamenti al punto tale da doverli imitare. I giovani le chiamano challange con il famoso cancelletto per una condivisione veloce.

Lo spettacolo a scuola
Ultimamente ho trattato del tema del cyberbullismo con una rappresentazione a teatro dove mi è stato chiesto di riflettere su questo tema urgente, il titolo dello spettacolo è In-visibili. In un modo dove tutto è visibile attraverso il cellulare, c’è chi ancora si nasconde dietro ad una minuscola tastiera. Ci ritroviamo, ultimamente, ragazzi e adulti senza passione, distratti, tutte attaccate ad una minuscola tastiera e a quella piccola fotocamera del cellulare dove non si sa quale realtà stiano vivendo. Di sicuro una realtà non vissuta. Vivono una realtà fatta di prese in giro, attaccati morbosamente al cellulare inventando una nuova vita o perché sempre controllate. Non si sa se vogliono mostrarsi o nascondersi. Non ci si guarda più negli occhi e non ci si parla più con le parole vere, ormai le parole sono solo quelle della tastiera. E lo vediamo dappertutto. Il non parlare più ci allontana anche se il cellulare ha accorciato le distanze.

Il ragazzo dai pantaloni rosa, un anno dopo…
L’anno scorso era uscito nelle sale cinematografiche il film “Il ragazzo con i pantaloni rosa” e tanti altri ne sono usciti e ne usciranno sul tema del bullismo, omofobia e razzismo, io mi domando perché tanta gente guardando questi film e ascoltando bene quello che accade ai tanti ragazzi, ai tanti alunni, ai tanti figli non ascolta bene la propria coscienza e comincia ad urlare dicendo semplicemente Basta! Basta con l’odio, perché il silenzio di chi soffre e che urla dentro di sé non si deve più sentire, altrimenti sarà un silenzio muto per sempre che porta alla morte fisica, psicologica ed interiore.
PH: Treccani – Il Fatto Qutidiano – IC Frascati




