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Ritorno di fiamma: bruciarsi si o no? Guida emotiva all’eterno dilemma

Stare soli non è facile. però nemmeno accontentarsi è semplice. Insomma è tutto un gran casino. A volte incontri una persona del passato che ti ha ferita, ti ha detto cose orribili che ti hanno anche fatto versare lacrime, eppure sei lì ancora combattuta sul vederla o meno.

Dare una seconda possibilità oppure tenere la parte dell’offesa, ecco il dilemma che ci affligge. La paura di restare soli o la voglia di avere attenzioni sono queste le cose che ci spingono fra le braccia delle persone sbagliate. Magari il termine sbagliate è troppo forte, diciamo non adatte a noi. 

Le promesse fatte agli amici “non lo chiamerò più”, “con me ha chiuso”, “questa è l’ultima volta che piango per lui”, e poi siamo lì nuovamente pietrificate davanti ad un “ciao” di un messaggio arrivato dopo mesi di silenzio.

E avvolgono i dubbi del “chissà che vorrà dirmi”.

Scambi di messaggi freddi e anche disinteressati con un velo di acidità, di rancore del male ricevuto nelle occasioni precedenti ma comunque nascosto in risposte. Brevi ma pur sempre risposte. La forza di volontà. La paura di cedere. La curiosità di vedere fino a dove questa volta si spingerà. Tutti ingredienti che ci conducono, come una falena, verso la luce, alla disfatta. Sentimenti mai del tutto assopiti e senso di rivalsa fanno si che, anche dopo anni o mesi, ci sia la soddisfazione di aver vinto quell’inutile braccio di ferro del silenzio.

Il ritorno di fiamma tecnicamente è quella cosa pericolosa che andrebbe evitata durante le grigliate con gli amici, ci sarà un motivo se lo hanno chiamato così.

Non hanno chiamato il ritorno degli ex o semplicemente di vecchi rapporti “ritorno di arcobaleni”, “ritorno di unicorni” ma ritorno di fiamma, alias “attenta cretina che ci ricaschi e ti ustioni”.

Ma la testa è dura e il cuore giustifica tutto. La voglia di riprovare e provare a tenere le redini. Sguardi che nascondono mancanza di fiducia, abbracci che fanno sentire a casa ma che sono stati resi vani da parole sbagliate e atteggiamenti scorretti. Tutto un miscuglio di amore e odio che sfinisce la più feroce combattente che stremata rischia di lasciarsi andare mostrare il fianco e essere letteralmente bruciata. Piccole Giovanne D’arco che, sprezzanti del pericolo, si addentrano in situazioni già vissute conoscendo già il finale.

Sì, perché anche se sono passati anni o mesi, se il ciuco raglia continuerà a ragliare, perché ciuco era e ciuco è rimasto. Siamo noi a vederlo come un raggiante puledro bianco, è lo stesso ciuco. Se il toro ha le corna le avrà sempre. Inutile nascondersi dietro ad un dito convincendosi che adesso il mulo muggisce e il toro ha svitato le corna e messe nel cassetto. Le corna, qualora le avesse tolte, è perché le abbiamo noi o ce le sta per mettere.

come lo vediamo noi VS come è in realtà

Come si può riporre fiducia in persone che in passato hanno ferito e attaccato? Quanto siamo sceme nel riabbracciare una persona che sappiamo benissimo farà e dirà le stesse cose del passato? Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Bada bene. Allora ti trovi lì, ancora sul luogo del delitto e ti ritrovi a passeggiare per quelle stanze ce hai pensato fossero solo tue. Toccare quelle cose che credevi sarebbero state solo vostre. Ricordi i movimenti e i gesti e le risate che riecheggiano nelle stesse stanze prima del dardo infuocato che ha attraversato il cuore. Imbarazzo. Tensione. Voglia di tenere con fermezza la situazione sotto controllo. Controllo perso già alla prima risposta al primo messaggio. Risolutezza.

Queste sono o meglio sarebbero le strategie. Io preferisco l’ingenuità, la tenerezza, l’assecondare. Solo così il cacciatore pensa di avere in pugno la preda che mangia serena dalle sue mani. Solo così si può capire quanta falsità ci sia in quella stanza. Solo tornando sul luogo del delitto si può capire quando è avvenuto l’istante esatto in cui ci siamo fatte abbindolare. 

Allora ti rivedi, assisti a quel brutto film e cerchi di cambiare il finale per non essere ancora tu a uscire piangendo. Ma sappiamo benissimo che non andrà così ma ci illudiamo e spavalde affrontiamo la cosa. L’amore non passa, l’affetto non muta, il piacere di stare insieme ritorna esattamente come era, ma la fiducia è difficile che ritorni. La paura che da un momento venga detta o fatta la stessa cosa sbagliata. Quanto conviene vivere nella paura per avere un abbraccio? Quanto conviene aspettare ogni secondo la frase sbagliata? Quanto conviene non lasciarsi mai andare per stare con qualcuno che appena possibile tirerà la stoccata definitiva? Maledette emozioni. Un messaggio e tutto crolla. Una parola dolce e ci vediamo già che perdoniamo il dolore. Ma perché?

La cosa che mi fa arrabbiare di più è che la persona che poi saremo non saremo mai noi. Saremo la copia di quello che eravamo con le correzioni per evitare lo stesso finale, la bozza corretta con le modifiche necessarie per essere apprezzate. Una recita. Uno show di noi stesse per far vedere che siamo forti quando invece ogni secondo pensiamo a come fargli ripagare quelle cose dette. Mentre sorride e ci guarda pensiamo a in quanti modi potergli infliggere la stessa sofferenza. Mentre ci dice parole dolci e ci riempie di complimenti chi chiediamo a quante altre avrà fatto la stessa scena. Ma siamo esseri umani. Quindi per quanto ci pestino il cuore l’idea di avere qualcuno che pensa a noi vince su tutto. La paura del ritorno di fiamma ci fa un baffo e contente con il prosciutto sugli occhi cominciamo da sole a spruzzare alcool sulla fiamma viva convinte che siano coriandoli e che non ci bruceremo come la prima volta. 

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Non mi descrivo mai perché non sono gentile con me stessa

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