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“Allora ci vediamo alle 16.30 in Galleria. Va bene?”

Certo Oscar! Non mancherò all’appuntamento!”

Milano con la pioggia attraversata con i mezzi pubblici è un affanno costante. Il grigio entra dentro la gente e non c’è modo di capire la psicologia delle masse che prendono la metropolitana.

“Paolo… ho accumulato un discreto ritardo… la gente della Verde ha congestionato il metrò…”

Non ti preoccupare, sono appena arrivato anche io!”

Ed è cominciato così il pomeriggio grigio-milanese che per fortuna Paolo Valentino ha colorato raccontandoci il suo primo, ma non primo libro, a noi di BL MAGAZINE.

RITRATTO DI FAMIGLIA CON ERRORE, edito da SEM, è un libro di formazione ma anche un po’ giallo, ma anche un po’ saggio: scorrendo la trama e le vicende di Mio e famiglia si formano delle intercapedini morbide in cui il lettore è involontariamente indotto a porsi delle domande sul proprio Ritratto di Famiglia, sui legami e gli intrecci che si creano nel proprio nucleo familiare.

La storia comincia ambientata nei giorni nostri. Mio, un Uomo che ha superato abbondantemente la trentina  si trova casa dei genitori ed osserva dalla finestra del fumo che poi scoprirà essere stato provocato dal rogo dell’abitazione delle sorelle Addams, bislacche creature straccivendole con qualche giovedì in meno nel cervello , ma, come lui, portatrici di un segreto, un ‘fardello’ di verità che potrebbe ricomporre il mosaico della sua famiglia… infatti quando Mio frequentava la prima media visse la sciagurata situazione di non sapere più nulla del piccolo fratellino Nicolas.

Ritratto di famiglia con errore” si legge bene, si legge forte, tanto che si diventa ingordi di trama e non riesci a staccare gli occhi dalle pagine. Consigliatissimo.

Mi è piaciuto talmente tanto che non mi è bastato finirlo, ho voluto opportunamente incontrare l’autore: Paolo Valentino.

Ci sediamo in uno dei luoghi nascosti ma non troppo della Milano bella: all’osservatorio della Fondazione Prada, all’interno della Galleria Vittorio Emanuele.

Ordiniamo due cappuccini di soia: misera consolazione per gli intolleranti al lattosio.

Oltre me e Paolo, a fare questa intervista c’erano, volutamente, anche Sofia ed Isabella, liceali del Classico “Zucchi” di Monza, a cui avevo suggerito la lettura di questo libro perché la mia inguaribile deformazione da docente, mi aveva opportunamente fatto percepire l’utilità didattica ed educativa di questo bel romanzo.

“Allora Paolo, credo fortemente che il tuo libro possa arrivare facilmente alle nuove generazioni e dunque, la mia prima domanda è questa: Per chi o per che cosa hai scritto questo libro?”

“In realtà questa domanda è molto mirata. Essendo uno scrittore di professione e scrivendo libri su commissione: biografie , libri di favole… per questo primo romanzo sono dovuto andare indietro a quando ho iniziato ad amare la scrittura… e l’ho scritto principalmente per me stesso perché ero saturo di ‘mestiere’. Ho voluto aprire il rubinetto della creatività per me stesso.”

“Il comune di ‘Pozzochiaro’ esiste?”

“Assomiglia moltissimo al posto, alle porte di Milano, in cui ho vissuto. L’ho ambientato proprio dove ho iniziato ad amare la scrittura. Ho solo storpiato il nome. Volevo che fosse tutto strettamente personale.”

“All’inizio di ogni capitolo, l’incipit è uno scioglilingua, un esercizio logopedistico: perché hai immaginato uno dei tuoi personaggi (Nicolas) affetto da balbuzie?”

“Perché io sono Balbuziente. Sono stato io un bambino balbuziente. Ora, questa caratteristica ,mi rimane in pochissime occasioni: non leggo mai in pubblico, perché la lettura mi blocca, mi riporta a quando andavo a scuola: un trauma! In realtà scrivendo questo libro, non ho voluto che fosse il protagonista balbuziente, come in “IT” di Stephen King (il mio scrittore preferito), poi ho addirittura  scoperto che il fratellino del protagonista  è nato il mio stesso anno….Alla luce di tutto ciò Freud gioirebbe a psiconanalizzare.”

Sorridiamo.

“Questa parte di te è stata esorcizzata ed ora con questo libro la vuoi riaffrontare?”

“Ho dovuto aspettare i trent’anni per dire al mondo intero questo mio limite ed accettarlo, nonostante non sia una cosa poi così grave: si conduce una vita normale, ho potuto studiare oppure, come ora, rilasciare un’intervista. So che è parte di me. Con questo libro ho potuto affrontare questo aspetto. Ho voluto regredire per andare a cercare quel bambino.”

“Nel libro infatti avvengono sostanzialmente due regressioni: vuoi dirci quali senza spoilerare il finale?”

“Il Libro parte al presente. Mio, il protagonista ha 35/ 40 anni d’età e va a pranzo dai genitori e vedono un filo di fumo dalla finestra, in fondo ad un campo. In provincia, in campagna,  spesso avviene che vengano bruciate delle sterpaglie. Qualche giorno dopo la madre chiama il protagonista e gli comunica che quel fumo proveniva dalla casa delle signore Addams che è andata a fuoco e loro sono decedute nel rogo. Le Signore Addams erano un po’ le matte del paese: vestiti di stracci che regalavano caramelle ai bambini all’uscita da scuola. Loro erano le ultime custodi del segreto celato alla madre di Mio ed adesso il protagonista è l’unico a sapere come fossero andati i fatti di qualche decennio precedente. Ed ecco la prima regressione. Il bambino è in 1° media nel 1991, il fratellino scompare,  e mentre i “grandi” erano affaccendati nelle ricerche coinvolgendo la polizia, lui che ha appena perso un po’ della sua infanzia vedendo cose che un bambino non dovrebbe vedere: il papà che tradisce la mamma con una ragazza poco più grande di suo fratello maggiore,  ha compiuto un piccolo furo; inizia da solo la ricerca di Nicolas. La sua infanzia è stata macchiata. Proprio allora lui si mette nei panni del fratellino per capire cosa è successo. Vengono messi in luce quattro gradi dell’essere bambini. Dal punto di vista di Nicolas, di Mio, il protagonista, del fratello maggiore e della piccola sorellina di quattro anni che perde misteriosamente il suo coniglio.

È un libro che è un giallo ma parla di bambini.”

“Viene citato spesso e volentieri il mondo magico dei videogames, quello degli anni ’90, quello subalterno ai giochi reali. E dunque m’è venuta in mente quest’altra domanda: se gli Afterhours cantavano “non si esce vivi dagli anni ‘80”, dagli anni   ’90,  come siamo usciti?”

“Guardando indietro credo che gli anni ’90 siano stati estremamente vitali, sia musicalmente che cinematograficamente. Io penso spesso ai decenni pensando al mondo della musica: gli anni ’60 sono stati molto tranquilli, pieni di canzoni d’amore; gli anni ’70 molto più rock, di protesta; gli anni ’80 sono stati più tranquilli ma molto commerciali; gli anni ’90 sono stati gli anni de Grunge , delle cantautrici americane, inglesi, anche italiane: penso a Carmen Consoli. Le grandi personalità sono venute fuori dagli anni ’90, che ora sono dei Grandi Classici. Io dagli anni ’90 sono uscito con molti imput positivi.”

“Che idea ti sei fatto osservando le nuove generazioni?”

Volgiamo lo sguardo alle attente Sofia ed Isabella che non si perdono una sillaba di quello che dice Paolo Valentino.

“Devo dire, parlandone come narratore,faccio molta fatica ad ambientare le mie storie con adolescenti nel mondo contemporaneo, perché mi accorgo che il modo di pensare con le nuove dinamiche comunicative (i baffetti blu di whatsapp) , il nuovo modo di relazionarsi con l’ansia non la capisco. Vedo già una grande differenza. Non che non riesca a relazionarmi con loro.”

“Le percezioni emotive nel libro sono molto intense, sicuramente il “fattaccio” della sparizione di Nicolas crea dei nuovi instabili equilibri familiari…”

“Infatti il mio libro parla di famiglia, e, del sistema di relazioni. Nel momento in cui lei smette di essere madre del bimbo scomparso avviene un cortocircuito ulteriore di queste relazioni. Esplode e si ricompone. Appaiono la nonna e la zia, il padre ha una amante ed un infarto. La famiglia si scompone e si ricompone sempre….”

Arrivano i nostri cappuccini di soia.

“Secondo te, dato che siamo italiani ed il nostro concetto di famiglia è più stretto rispetto alla famiglia europea, conviene tutelare l’icona di una famiglia idilliaca oppure aprire il vaso di pandora come ha fatto involontariamente Mio , il protagonista del tuo libro?”

“il titolo del libro è Ritratto di famiglia con errore appunto… da bambini ci facciamo una idea precisa della nostra famiglia ma in realtà quel ritratto non è…. Io sono cresciuto in una normalissima famiglia che un po’ ho vissuto come un limite. Ho sempre invidiato un po’ i miei compagni che avevano queste famiglie in apparenza super felici. Non che la mia non lo fosse. La famiglia è un gioco di ruoli, ma anche una madre oltre che madre è anche donna e così via. Comunque ad ogni modo è bene che si viva nella Sincerità. Sarebbe innaturale , ad esempio, che una madre smetta di essere madre… ma questo tema lo affronterò nel prossimo romanzo…”

“Quindi stai scrivendo anche un nuovo romanzo.”

“Ebbene si… e sarà dedicato proprio alla madre, al tema della madre….”

“Ed ha già un titolo?”

“Si, ma non posso dirlo…”

Sorridiamo tutti e quattro.

“Leggendo questo libro, a me è venuto in mente, che il tuo romanzo potrebbe diventare un film… ti piacerebbe che un domani diventasse una pellicola?”

“Certo che mi piacerebbe! Me lo auspico!”

Continuiamo a chiacchierare allegramente e Paolo, armato di voce pacata, racconta alle nostre giovani accompagnatrici cosa significa fare lo scrittore di professione. Infatti Paolo Valentino nasce come Ghostwriter.

Prima di salutarci andiamo in un luogo particolare di Milano: leggenda narra che Nicoletta Strambelli, alias Patty Pravo, quando era alle prime armi attendesse i suoi accompagnatori sulle poltrone verdi dell’Osservatorio e noi ci siamo messi lì per registrare il video saluto a BL Magazine.

Video qui

 

Di origine Abruzzese, ma ramingo come un nomade.

Di molteplici interessi ogni sabato su Bl Magazine con la rubrica BL LIBRI.