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Storie e Culture

Rola Casciotti, storia di una donna e di un nome negato – Transgender Day of Visibility

Io sono nata legalmente qualche giorno fa, eppure ho già 39 anni. Non mi ha battezzata il parroco in chiesa, ma il Presidente della Corte di Appello di Roma nell’aula di un tribunale. Fino a ieri, per oltre trent’anni, ho dovuto controllare ogni mio gesto, ogni mio atto, ogni mia espressione. Oggi, finalmente, posso muovermi, sorridere, parlare, comportarmi con spontaneità. Le sembra poco?” (La domenica del Corriere, 26 gennaio 1971).


Di tutti i nomi che hanno fatto la storia della cultura lgbt+ in Italia, quello di Rola Casciotti è uno dei meno noti e ricordati. In pochi, nelle community e nella comunità degli attivisti, conoscono la sua vita e tantomeno le sue vicende, che l’hanno portata a essere la prima donna di cui si abbia testimonianza a vedere riassegnato il sesso all’Ufficio di Stato Civile in Italia.

Rola non proveniva da una grande città, non ha mai frequentato la “Roma capovolta” di Giò Stajano, non ha mai conosciuto Mario Mieli, il suo percorso di vita non ha mai incrociato quello di storiche attiviste come Pina Bonanno o Roberta Ferranti, non è stata un’artista benedetta da Fellini come Marcella di Folco. La sua è la storia di una maestra di provincia, e come tutte le storie di provincia continua a vivere nei ricordi di chi continua a mantenere una linea di trasmissione con la memoria, e poco altro.

Oggi come non mai, durante il TDoV, Giornata della Visibilità Transgender, vogliamo rendere giustizia a una donna alla quale non è mai stato riconosciuto il merito di aver contribuito di arricchire la giurisprudenza italiana con un caso unico e peculiare sulla riassegnazione di genere.

Per rispetto alla protagonista della storia, tutti i riferimenti saranno declinati al femminile. Per rendere chiara la comprensione ai lettori, ci si rivolgerà a lei prima come Rola e poi come Giuliana, per accompagnare chi legge nella scansione temporale di una cronaca che attraversa ben quattro decenni.

Rola, l’intima sofferenza di una donna che esisteva solo per se stessa

Nata Rolando Giuliano Casciotti nel 1931, l’infanzia e l’adolescenza di Rola appaiono oggi comuni a quelle di tanti bambini che mostrano interessi divergenti rispetto a quelli che ci si potrebbe aspettare da ciò che suggerisce il nome di battesimo. Era una famiglia di origini contadine quella di Rola, con un padre fattore e una madre casalinga che non si porranno mai troppe domande sulla sorte di un figlio diventato figlia: un vero focolare d’amore e comprensione.

Ben presto Rola si rende conto che il suo corpo le è estraneo e il suo modo di fare manca di quella parvenza maschile tipica di tutti i suoi coetanei. La delicatezza dei modi, la cura di sé, la finezza di pensiero, negli anni ’30 e ’40 non sono “roba da uomini” ma da donne. Come contrastare quell’impulso del tutto naturale, come soffocare quelle aspirazioni che la società riconosceva come esemplari del sesso femminile, in un piccolo centro dove tutti sono sulla bocca di tutti? E come smorzare l’istinto di mostrarsi come si vuole per apparire ciò che si deve?

Rola si diploma all’istituto magistrale e successivamente viene chiamata ad adempiere gli obblighi di leva: questo da un lato le risparmia l’umiliante esperienza di proseguire una storia di riparazione con una ragazza sua coetanea (nata per mettere a tacere le malelingue), dall’altra si ritrova a fronteggiare un’esperienza che segna la maturazione da ragazzo a uomo, e Rola non è né l’uno né l’altro. Con sua sorpresa non viene riformata, e una volta giudicata abile viene arruolata e diventa sottotenente di fanteria. La particolare propensione all’ascolto e la marcata sensibilità diventano, per Rola, un punto di forza nell’esperienza militare, nella quale perlomeno non subisce le irrequietezze e la goliardia degli altri commilitoni, che le vogliono bene e si sentono accuditi. Restare nel mondo militare può essere una buona soluzione per rimediare alle sfortune economiche della famiglia, ma diniego del capitano alla richiesta di Rola di rimanere in servizio, però, la riporta a Rocca di Papa e alle sue inquietudini.


Il dolore, la vicenda giudiziaria

La storia del sottufficiale Christine Jorgensen, nata George, operata in Danimarca dal dott. Christian Hamburger con effetti giuridici, scuote Rola. Siamo ai primi ’50 e in Danimarca dal 1929 è vigente la legge sulla castrazione e sterilizzazione che consente a chi lo desideri di iniziare un percorso medico per ottenere la riassegnazione di genere con intervento di chirurgia plastica. Per Rola, cittadina italiana, purtroppo la strada non è percorribile perché la legge è applicabile solo ai cittadini danesi, e per ottenere la cittadinanza occorrono 15 anni di residenza continuativa.

Delusa, ma non rassegnata, Rola inizia una cura a base di ormoni, che però disattendono le sue aspettative. Qui la storia che raccontiamo prende una svolta improvvisa: all’apice della sua frustrazione, dopo aver consultato una serie di testi di anatomia e anestesia, Rola si sottopone a una orchiectomia da sola, utilizzando un rasoio bene affilato. È l’estremo tentativo dettato dalla disperazione di rinnegare il proprio sesso biologico. Con un colpo deciso, netto, violento, Rola si recide i testicoli. Il dolore è disumano, la perdita di sangue è ingente. È il 19 ottobre del 1954.

Sottratta a morte certa, Rola viene finalmente operata. In Italia, all’epoca, gli interventi di sterilizzazione e castrazione erano possibili solo in presenza di evidenti malformazioni genitali, e sebbene quella di Rola fosse una menomazione autoprodotta, finalmente i chirurghi potevano avere la libertà di intervenire. La riassegnazione di sesso non si limita, tuttavia, ai soli genitali. Rola, ormai liberata dal disagio fisico, decide di manifestare la sua femminilità repressa in tutto e per tutto: una capigliatura bionda e folta, eleganti scarpe con tacco, un adeguato make-up. Comincia ad adottare un portamento degno di una signorina di venticinque anni. Decide inoltre di farsi chiamare Maria, come sua madre.

Non avendo il coraggio di intraprendere percorsi burocratici per diventare maestra nella scuola pubblica, ripiega come insegnante di doposcuola. Diventa una maestra amorevole e attenta, impeccabile e affettuosa con i suoi giovani allievi, che non giudicheranno mai il suo passato.


Rola, per lo Stato, continua a essere un uomo. Tutti i diritti che possono essere esercitati da un cittadino anche solo mostrando il proprio documento di identità, sono per lei impossibili: conseguire la patente di guida, partecipare a un concorso, cosa avrebbe detto quando la commissione esaminatrice si fosse trovata davanti a una bellissima donna con un documento recante un nome maschile? Bisognava porvi rimedio. Un giorno Rola si reca all’Ufficio di Stato Civile di Rocca di Papa per chiedere la rettifica del sesso sui documenti, laddove tra i “segni particolari” compare ancora l’avvilente dicitura “indossa abiti femminili” (foto in evidenza in alto). Ma Rola non è un travestito, è una donna e vuole che tutti lo riconoscano.

Pur trovandosi davanti a una signorina avvenente, il funzionario dell’anagrafe può solo consigliare a Rola di intraprendere le vie legali: esclusivamente una sentenza del tribunale può costringere il comune di Rocca di Papa a contrassegnare Rola col sesso femminile. Uno studio legale di Roma decide di prendere in carico il suo caso, sebbene senza la garanzia di ottenere una sentenza favorevole.

La vicenda giudiziaria di Rola comincia nel 1958 e si conclude solo nel 1970 in secondo grado, con una decisione storica, forse la prima in Italia, che sancisce la rettifica sui documenti del sesso e del nome di Rola. Non potrà, però, chiamarsi Maria: il Tribunale si limita a disporre il cambio di declinazione del suo nome Rolando Giuliano a Rolanda Giuliana. Negli anni ’60 in Italia la letteratura scientifica sulla riassegnazione di sesso si limitava a discutere le evidenze “scientifiche organiche” e non i risvolti psicologici. Rola si trovò quindi a dover reagire a una sentenza di primo grado sfavorevole, che tuttavia non la definì né uomo né donna, prima di ottenere il diritto al riconoscimento del suo sesso di elezione.

rocca di papa prima donna trans
Rola / Giuliana Casciotti

L’epilogo

Vorremmo potervi raccontare una storia a lieto fine, dirvi della sorte fortunata di Giuliana – questo il nome che Rola sceglie di usare dopo la sentenza – parlarvi di una famiglia felice, di un amore salvifico. Tutto questo, purtroppo, non è mai accaduto. Nel 1976 la madre di Giuliana muore, portandosi via con sé la consolazione di un amore materno che non l’aveva mai abbandonata. Distrutta e sola, Giuliana si trasferisce in Toscana dove inizia a dipingere. Qui l’11 aprile 1981 si suicida impiccandosi. Il suo cadavere viene ritrovato giorni dopo in stato di decomposizione.

Un anno dopo, il 14 aprile 1982 il Parlamento approvava la legge “Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso“, tuttora vigente.

A Rola/Giuliana sono stati dedicati una dozzina di articoli su testate nazionali come Il Corriere della Sera e Il Tempo, tutti disponibili a questo link. Purtroppo è possibile imbattersi in titoli poco rispettosi della sua storia, come “Il signore vuole il visone” della rivista ABC, datata 1966.

Se volete conoscere di più della vita di Rola, vi consigliamo il libro “Rola – Un estraneo, il mio corpo” di Luciana Balducci, disponibile su Amazon e gratuitamente tramite Kindle Unlimited. Il libro ripercorre dettagliatamente la storia di Rola grazie alle testimonianze della comunità di Rocca di Papa e del materiale messo a disposizione da alcuni parenti di Rola.


Altre fonti: https://www.pridemagazine.it/2020/04/06/rola-sei-stata-tutt-noi/

Scritto da

Sono nato in Puglia, terra di ulivi e mare, e oggi mi divido tra la città Eterna e la città Unica che mi ha visto nascere. La scrittura per me è disciplina, bellezza e cultura, per questo nella vita revisiono testi e mi occupo di editing. Su BL Magazine coordino la linea editoriale e mi occupo di raccontare i diritti umani e i diritti lgbt+ nel mondo... e mi distraggo scrivendo di cultura e spettacolo!

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