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Human Rights

La Romania verso un referendum contro il matrimonio egualitario

A woman holds a pancarte reading in Romanian "The traditional family is in danger, come toghether to defend it!" during a protest againnst homosexuality in Bucharest May 20, 2017. Dozens of people, supporters of far-right party Noua Dreapta (The New Right) marched downtown Bucharest prior to incoming "Bucharest Pride" to express their support for the traditional family and to protest against homosexuality shouting "Romania doesn't tolerate the homosexuals" and "Romania, an (Christian) Orthodox country". / AFP PHOTO / DANIEL MIHAILESCU (Photo credit should read DANIEL MIHAILESCU/AFP/Getty Images)

Il prossimo 7 ottobre la Romania sarà chiamata al voto per esprimersi sul primo referendum costituzionale di iniziativa popolare dalla caduta del regime comunista.


Oggetto del quesito è l’art. 48 della Costituzione, che definisce il concetto di famiglia come “fondata sul matrimonio liberamente concordato tra i coniugi, sulla loro uguaglianza e sul diritto e dovere dei genitori di assicurare la crescita, l’educazione e la formazione dei bambini“.

Il perché del referendum

A seguito delle pressanti richieste della chiesa ortodossa, che vanta un’influenza quasi plebiscitaria nel paese (ben l’85% dei rumeni ne riconosce l’autorità), e ad una petizione popolare promossa dalla ONG a favore della famiglia tradizionale “Coalitia Pentru Familie“, il senato della repubblica ha dato il via libera al referendum per ridefinire costituzionalmente la nozione di famiglia come “fondata sul matrimonio liberamente concordato tra un uomo e una donna“.

La mozione è stata approvata con una maggioranza larghissima: 107 voti a favore (tra cui il Partito Social Democratico, l’Alleanza Liberal-democratica e il Partito Nazionale Liberale) e 13 contrari (della sola Unione Salva Romania, partito di opposizione).

Il referendum sarà valido solo al raggiungimento del quorum del 30% dei votanti.

Il comitato ha raccolto in poco tempo oltre tre milioni di firme, molte più delle 500.000 necessarie per indire un referendum di iniziativa popolare e un’enormità se consideriamo che la Romania conta 22 milioni di abitanti. A favore del referendum si sono schierate 30 ONG pro-famiglia etero, oltre alla chiesa ortodossa che ha ovviamente promosso la petizione nelle chiese e negli incontri di quartiere.

Il referendum mira quindi a cancellare ogni riferimento al termine neutro “coniuge” al fine di impedire qualsivoglia possibilità di introdurre il matrimonio egualitario in futuro, rendendolo incostituzionale. Esattamente com’è accaduto in Ungheria nel 2012.

Logo del Comitato anti-matrimonio egualitario

I diritti LGBT in Romania

Ad oggi in Romania non vi è alcuna legge vigente che permette il matrimonio egualitario, ma è anche uno dei pochi paesi dell’UE (insieme a Bulgaria, Lettonia, Lituania, Polonia e Slovacchia) a non prevedere l’istituto delle unioni civili tra persone dello stesso sesso.

Il matrimonio egualitario è già vietato dall’articolo 259 del codice civile, che afferma “Il matrimonio è una libera e consenziente unione tra un uomo e una donna”.

Nel 2006 è stata approvata dal Parlamento una legge contro la propaganda antiomosessuale, inserita nel Codice Penale per criminalizzare l’incitamento all’odio e alla molestia sulla base dell’orientamento sessuale. La legge, però, ha scarsa applicazione in quanto nel Paese sono consuete e ripetute le prese di posizione della chiesa e dei partiti conservatori contro l’omosessualità.

L’omofobia è una questione nazionale: secondo un recente sondaggio quasi il 70% degli omosessuali intervistati hanno dichiarato di aver subito atti di discriminazione o esclusione a seconda dell’orientamento sessuale. Inoltre è vietato agli omosessuali donare sangue.

Qualche mese fa l’ex vice-premier Liviu Dragnea, parallelamente alla calendarizzazione della richiesta di referendum, aveva anticipato di voler intraprendere un percorso legislativo che portasse all’approvazione delle civil partnership. Sembra però che a seguito di questo referendum, il cui esito negativo (per la comunità gay romena) pare scontato, il dibattito politico in tal senso possa arenarsi sul nascere.


Manifestante ortodossa.

Le reazioni

Contro il referendum si sono schierate le associazioni lgbt MozaiQ, che ha definito il referendum “immorale“: “Non approveremo questo referendum attraverso la nostra presenza e raccomanderemo alle persone di non votare.” ha tuonato Vlad Viski, portavoce di MozaiQ. “Questo referendum porta solo ad una maggiore emarginazione e discriminazione contro la comunità Lgbt. E ha concluso: “I matrimoni omosessuali o le unioni civili sono già illegali in Romania e il referendum è un tentativo di garantire che ciò non cambi.” (fonte euronews)

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Nicola Napoletano
Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Adoro il mare azzurro, i film di François Truffaut, il vino rosé e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo soprattutto di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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