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RSA e Covid-19, il caso del Gignoro di Firenze “Nessun contagio, così abbiamo retto l’emergenza

Nei due mesi di quarantena appena trascorsi, le RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali) sono state al centro della narrazione dell’epidemia di Covid-19. Queste strutture socio-sanitarie di competenza regionale che accolgono decine di anziani, proprio per la loro delicatissima utenza, si sono ritrovate a fronteggiare focolai letali che hanno complicato notevolmente la gestione, già piuttosto complessa, degli ospiti bisognosi di assistenza sanitaria e anche di quelli autosufficienti.


In tutta Italia la mancanza di dispositivi di protezione individuali, l’assenza di personale sanitario adeguato, la carenza di informazioni sulle procedure di contenimento per i casi interni e la scarsa disponibilità di farmaci hanno avuto come conseguenza oltre 7000 decessi nelle RSA tra marzo e aprile, con un picco in Lombardia dove è stata avviata una maxi inchiesta per accertare le responsabilità di una mattanza che ha prodotto il 45% dei decessi in base agli ultimi dati rilasciati dall’Iss a metà aprile.

Oggi, però, vogliamo parlarvi del caso virtuoso di gestione della pandemia nella Casa di Riposo “Il Gignoro” di Firenze, convenzionata con il Comune e la ASL locale, e gestita dalla CSD Diaconia Valdese Fiorentina, costituita nel 2006 e da sempre impegnata nel sociale, dove non sono stati registrati casi di contagio. Per capire come sono stati affrontati i momenti più duri del picco epidemico durante il lockdown abbiamo intervistato Davide Donelli, direttore della Diaconia.

davide donelli
Davide Donelli, direttore della Diaconia Valdese Fiorentina

Alla luce di quanto accaduto in Toscana, dove 1/4 dei decessi è avvenuto proprio nelle RSA, pensa ci siano state delle falle nella gestione regionale del contenimento del coronavirus?

Posso parlarti della nostra esperienza in generale: non penso che ci siano state falle di per sé parlando della Toscana. Purtroppo tutte le regioni si sono trovate ad affrontare problematiche diffuse, nuove e complesse da controllare. Le questioni sanitarie sono coordinate in maniera decentrata, pertanto ognuno ha agito per proprio conto, e c’è chi può aver fatto errori maggiori o minori. Ad ogni modo non darei un giudizio negativo alla Toscana, anche perché di certo ha avuto una finestra temporale più o meno consona rispetto ad altre per prendere le misure con il problema. Questo non vuol dire che ci sia stato un contenimento zero o che non siano stati riscontrati errori, ma se mi chiedi un giudizio questo non può che essere positivo.

Quali sono stati i problemi più evidenti delle RSA nell’approcciarsi al problema covid?

Le RSA non hanno un assetto ospedaliero, e chiaramente sono apparse un po’ come la Cenerentola della situazione. Per quanto una regione possa aver fatto bene, e sul territorio nazionale questo è avvenuto a macchia di leopardo, va da sé che le RSA soffrono del fatto di non avere una collocazione puramente sanitaria ma socio-sanitaria, e su alcuni degli aspetti come l’approvvigionamento dei dpi (dispositivi di protezione individuale) si è fatto un po’ fatica perché non essendo un ospedale non erano strumenti che di norma si utilizzavano. Se poi consideri che già negli ospedali all’inizio si sono avute carenze di materiali, figuriamoci per chi si trova indietro rispetto alla prima linea.

Ad oggi la RSA “ Casa di riposo Il Gignoro” non conta alcun caso di contagio al suo interno sia per gli anziani ospiti che i lavoratori. Nel vostro caso state previste delle misure di sicurezza maggiori rispetto ai protocolli regionali?

Noi come diaconia ci siamo messi da subito cinture e bretelle. Dal 25 febbraio, quando l’epidemia era ancora agli inizi in Italia abbiamo serrato gli ingressi e questo ci ha permesso di contenere la prima grossa ondata. Poi abbiamo immediatamente chiuso il centro diurno in anticipo rispetto alla legge regionale del 14 marzo, e questo ci ha aiutato parecchio perché i centri diurni comportano lo spostamento di una ventina di persone che entrano ed escono quotidianamente, accompagnati da parenti, quindi capirai che anche solo per una questione puramente statistica, meno gente passa meglio è. Anche questo è stato d’aiuto. A livello nazionale, d’altra parte, ci siamo mossi per ottenere in breve tempo dispositivi di protezione da utilizzare sia per operatori che per ospiti. In più abbiamo avuto la fortuna, nel primissimo tempo, di poter contare su una rete di solidarietà legata all’ambito valdese che ci ha realizzato delle mascherine, che abbiamo sempre utilizzato anche quando l’OMS diceva che non servivano. Inoltre abbiamo stretto un patto d’acciaio anche con i nostri 18 ospiti autosufficienti, che non necessitano assistenza continua e normalmente entrano ed escono liberamente dalla struttura. Sono stati ligi al dovere dato una grossa mano, anche se adesso scalpitano un po’ per tornare ad uscire.


Come avete gestito la presa in carico di nuovi pazienti?

L’abbiamo fermata dal 25 febbraio, blindando la struttura. Non abbiamo avuto nuovi ospiti, anche perché eravamo pieni. Adesso abbiamo due camere vuote che servivano per eventuali emergenze Covid e pensiamo di permetterne almeno uno, secondo le regolamentazioni della regione che prevede ingressi contingentati con due tamponi.

Con quale stato d’animo si sono vissute le fasi più acute di questa pandemia nel centro, per gli anziani, i loro familiari ed i dipendenti della struttura?

Pur cercando di mantenere la tranquillità nel centro, posso dirti che c’è stato molto panico e molta paura, non solo tra gli anziani ma anche tra gli operatori, per i quali abbiamo attivato un supporto psicologico. Per quanto riguarda gli ospiti abbiamo cercato di lavorare molto sull’utilizzo di videochiamate per non tranciare di netto alcuni legami. Se da un lato la presenza della regione si è fatta sentire, con il test sierologico e l’eventuale tampone che ha aiutato a rasserenare gli animi, il panico c’è e cova ancora sottotraccia. In momenti come quelli di una pandemia sei di fronte al nulla, senti di migliaia di morti, e abbiamo a che fare con parenti di ospiti anche molto anziani, quindi con una soglia di ansia piuttosto elevata. Gestire questo panico non è stato banale. Adesso la situazione è più tranquilla ma c’è voluto un mese e mezzo per arrivare a questo, e senza casi conclamati.

Casa di riposo “Il Gignoro”

Di recente avete offerto i locali della Foresteria adibendo gli spazi come come albergo sanitario pediatrico per bambini risultati positivi al Coronavirus. Come è nata questa idea?

Abbiamo siglato una convenzione con l’AOU Meyer per dare ospitalità a bambini che necessitano di isolamento perché positivi al virus, con le loro famiglie. Avevamo 90 posti letto praticamente vuoti perché la foresteria lavora sostanzialmente come struttura ricettiva, e adesso è chiusa. Il Mayer è di per sé si occupa di tutti i protocolli formali, come lenzuola e altro, mentre noi abbiamo ceduto la struttura. Ovviamente si tratta di un servizio gratuito.

La Diaconia Valdese Fiorentina si è sempre dimostrata pionieristica rispetto a servizi rivolti alla comunità soprattutto verso le fasce più deboli. Quali sono le vostre attività principali?

Ci occupiamo soprattutto di inclusione e integrazione. Al momento abbiamo in carico 30 minori non accompagnati in 3 comunità, 20 minori con problematiche legate all’allontanamento della famiglia che sono all’istituto Gould in due comunità residenziali e 45 posti per minori in centri diurni, perlopiù ragazzini con varie problematiche di disabilità fisica o disagio sociale che trattiamo in questi centri in convenzione col Comune di Firenze. Inoltre abbiamo una comunità di inserimento o avviamento alla società, dove questi ragazzi affrontano un reinserimento più dolce e vengono affiancati nella ricerca del lavoro.

Un anno fa La Diaconia Valdese inaugurava a Firenze il progetto “Terra Ferma” per i minori stranieri non accompagnati, progetto di cui la Diaconia Valdese Fiorentina è stata soggetto capofila. Ci sono nuovi progetti in cantiere?

Sì, un anno fa è partito il progetto Terraferma 1, e si è concluso con ottimi risultati. L’obiettivo era di mettere insieme varie realtà che si occupano di minori e stranieri, e fare in modo che si integrassero all’interno dell’ambiente di altri ragazzi italiani per creare condivisioni del proprio diffuso. Sono stati realizzati interventi teatrali e di attività di tipo pratico, finalizzate alla formazione scolastica. Adesso stiamo lavorando al Terraferma 2, che presenta scopi simili ma saranno utilizzati strumenti diversi, e si lavorerà su argomentazioni di grandi attualità tra i ragazzi come l’ambiente.

C’è molta attenzione attorno ai minori.

Firenze è un hub per i minori stranieri, in particolar modo provenienti dall’Albania. Abbiamo casi di minori con percorsi personali importanti, provenienti magari da Libia o Siria, ma anche ragazzi che hanno avuto contatto con attività non particolarmente oneste. La città di Firenze si è fatta carico sin da subito di questo aspetto. Poter recuperare anche una sola di queste persone per noi è un successo.

Qual è la risposta da parte della società? È un sistema che funziona?

Noi siamo partiti più o meno a inizio 2016, quindi abbiamo una buona storicità. Se dovessi tirare una riga e fare un bilancio ti direi che sì, il sistema funziona. È comunque un lavoro molto faticoso, avere una struttura di ragazzi inseriti in un condominio comporta che tutti i giorni i condòmini ci scrivano lamentandosi di rumori e schiamazzi, ma ciò accade soprattutto perché sono stranieri, c’è quindi un sottofondo razzista con cui fare i conti. Non saprei darti dei numeri veri e propri, ma potrei dirti ad esempio che 7/8 ragazze nigeriane che abbiamo avuto, vittime di tratta e di prostituzione, oggi lavorano regolarmente. Si alzano al mattino, prendono un autobus, hanno un impiego da portare avanti. Sono persone a cui è stata data una possibilità e oggi vivono dignitosamente. Se anche fosse solo una, sarebbe comunque una vita a cui è stata data una possibilità.

Sito internet Diaconia Valdese Fiorentina

Pagina Facebook Il Gignoro

Tutte le immagini sono state tratte dai canali web della Diaconia Valdese Fiorentina

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Nicola Napoletano
Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Adoro il mare azzurro, i film di François Truffaut, il vino rosé e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo soprattutto di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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