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Spettacolo

Sanremo 2019: RIVOLUZIONE! VIA LE NUOVE PROPOSTE?

Che Baglioni ci avesse preso gusto lo si era capito.


Il suo Festival di Sanremo 2018 è stato uno dei più visti degli ultimi vent’anni, e la formula “one-man-show”, che ha tolto spazio alla gara ma ha moltiplicato i momenti musicali – molti dei quali lo hanno reso protagonista – è stata apprezzatissima dal pubblico.

Dopo aver abolito le eliminazioni dall’edizione 2018, il “dittatore artistico”, forte della legittimazione popolare, ha deciso di fare sul serio e rivoluzionare il regolamento del Festival, di fatto scardinando una delle consuetudini “baudiane” che hanno reso Sanremo quello che è oggi, un grande racconto musicale popolare per tutte le età.

Come? Cancellando le nuove proposte.

Introdotte, tra gli altri, da Pippo Baudo nel 1984, annoverano, tra i vincitori e i partecipanti più celebri, quelli che oggi sono grandi protagonisti della musica italiana come Eros Ramazzotti, Paola Turci, Laura Pausini, Andrea Bocelli, Carmen Consoli, Daniele Silvestri, Dolcenera, Malika Ayane, Arisa (giusto per citarne alcuni), fino a Ultimo, vincitore nel 2018.

Fino ai primi anni 2000, la categoria delle nuove proposte ha assunto un certo peso nella narrazione Sanremese, per poi subire una riduzione netta sia nel numero dei partecipanti che nello spazio concesso durante le serate.

Ultimo, vincitore della sezione “nuove proposte” di Sanremo 2018

Come cambierà il Festival?

La notizia non è ancora ufficiale, si attende il via libera dalla RAI al regolamento, ma sembra davvero che si giungerà a questo storico punto di ripartenza per la kermesse. Scopriamo insieme in cosa consisterà questa “rivoluzione“.

Punto fermo di questo cambiamento sarà l’evento “Sarà Sanremo” di dicembre, che a quanto pare si sdoppierà, articolandosi in due serate. Queste fungeranno da selezione ufficiale per l’unico posto in gara riservato ai “giovani” nell’edizione di Sanremo 2019: il vincitore di dicembre gareggerà direttamente nei “big” a febbraio.

Considerato l’avvenuto “snellimento” del Festival, il numero dei cambio salirebbe pertanto a 24, cioè 23 più il vincitore di Sanremo Giovani.

Logo “Sarà Sanremo”

Rivoluzione positiva o negativa?

Il Festival di Sanremo, con l’eliminazione del circuito delle nuove propost,e perderà senz’altro un pezzo della sua storia ultradecennale. È questa la questione dirimente che oggi contrappone conservatori e riformisti appassionati della kermesse musicale italiana per eccellenza.

Va fatta però una riflessione: guardando alle edizioni recenti, pare proprio che la categoria delle Nuove Proposte fosse diventata un’incombenza da sbrigare senza troppe cerimonie in apertura o in chiusura di serata, piuttosto che uno spazio di promozione per giovani emergenti.

Dando inoltre uno sguardo all’albo d’oro recente, scopriamo troppi vincitori – o partecipanti – che dopo il primo album si sono smarriti tra i mille rivoli del sottobosco musicale dopo aver venduto poche manciate di copie: ad esempio, chi ricorda Lele (vincitore nel 2017)? e Antonio Maggio (2014)?

C’è stato poi chi è riuscito ad emergere anche negli ultimi tempi, va detto: Francesco Gabbani, Ermal Meta, ad esempio, con le loro proposte musicali, sono stati però capaci di intercettare un pubblico trasversale, non solo di giovani, quindi, ma di tutte le età.


In un sistema discografico, quello italiano, in mano a poche major, che da sempre si spartiscono i pochi posti in gara, nelle edizioni più recenti risultavano ormai confusi e farraginosi i criteri con i quali alcuni artisti approdassero nei “big” e altri nei “giovani”. Ne è prova la partecipazione di Zibba nelle “nuove proposte” nel 2014, quando era già vincitore di una Targa Tenco e aveva alle spalle diversi album, o quella nei big de Lo Stato Sociale quest’anno, autentici semisconosciuti.

Possiamo quindi chiederci: davvero è necessaria la sezione Nuove Proposte per promuovere un ricambio generazionale nella musica italiana?

Risposta: ne dubito.

A dare maggiore linfa alla discografia “under” oggi sono i talent show, pur con le loro proposte effimere trattate da carne da macello (“uno su mille ce la fa“, diceva Gianni Morandi), e soprattutto Youtube.

Basterebbe fare l’esempio della scena trap, per dirne una, che che oggi occupa militarmente le classifiche FIMI con Sfera Ebbasta, Tedua e Young Signorino (tanto per fare alcuni nomi), e si è espansa a macchia d’olio anche e soprattutto grazie alla rete, e che a Sanremo, purtroppo o per fortuna, non vedremo mai.

In conclusione possiamo dire che sì, la rivoluzione potrà essere positiva. Ne beneficeranno lo spettacolo e sicuramente anche gli spettatori, che potranno assistere ad un Festival televisivamente più snello, accattivante e per certi versi, più interessante.

Nicola Napoletano
Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Adoro il mare azzurro, i film di François Truffaut, il vino rosé e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo soprattutto di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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