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Sanremo sì, Sanremo no: la strage impunita

Chi seguirà il Il settantunesimo Festival?

Febbraio è un mese pieno di insidie. L’anno è iniziato da poco e già ci viene richiesto di superare prove complesse e, quando pensi di aver scansato incolume San Valentino e la valanga di cuori e amore ovunque, arriva Sanremo.


Un traliccio sui denti. Cinque serate, con una durata media di 6 ore a puntata, di reperti archeologici misti a infanti che si contendono un palco. Sì, è un festival storico. Sì, è un momento epico un po’ alla Miss Italia ma è anche vero che come tutti gli avvenimenti importanti funge da scissione nella popolazione. E così senza rendercene conto, comodamente dal nostro divano ci troviamo schierati in fazione: Sanremo sì VS Sanremo no.

Durante il periodo di Sanremo, in tempo non sospetti e pre-Covid, sui Social spopolavano foto di ritrovi sui divani, meeting per vedere la puntata, riproduzione di schede di valutazione per giudicare i cantanti in gara, insomma una vera e propria giuria casalinga.

Al contempo, sempre sugli stessi divani a pochi isolati, lo stesso gruppo di amici si ritrova per deridere il programma e tenerlo di sottofondo per assistere a eventuali scempi della musica italiana.

The Jackal

Bei tempi quando il Festival della Musica Italiana portava buona musica. Oramai il palco dell’Ariston è oggetto di scandali, bisticci, battibecchi, papere, cadute e gag poco divertenti. Mascheroni riesumati dal museo delle cere in Inghilterra che vengono portati sul palco con argani e tutori. Il pubblico fatto per la maggior parte da medici rianimatori e fisioterapisti oltre a qualche appartenente alla vecchia guardia che ancora ricorda Nilla Pizzi e la sua “Grazie dei fiori” che vinse Sanremo nel 1951

Una sfilata che si alterna fra vecchie proposte e nuove generazioni che vengono accolte alle esibizioni dopo attenti controlli antiplagio, selezioni e scansione della retina. Per fare una breve citazione ricordiamo tutti che Fedez e la Michelin, oramai non appartenenti più alle nuove promesse ma già promessi abbastanza al mondo dei Social più che a quello della musica, stavano per essere cacciati dal palco dell’amato Festival.

Fedez per sbaglio spoilera la canzone con la Michelin

La scorrettezza da parte dei due concorrenti pare si riferisse ad una pubblicazione di una manciata di secondi delle prove avvenute nella casa di Fedez dove ha luogo anche il suo studio di registrazione. Sacrilegio, la cacciata dell’Eva dall’Eden. Però la presenza di un regolamento da seguire e rispettare fa parte un po’ di tutte le trasmissioni alle quali si decide di partecipare quindi, cari concorrenti, tenete a freno la voglia di condividere sui Social ciò che non potete. 

Sanremo è diventato noioso. Lento. Storico ma stantio. Il solito cliché, il gobbo che fa leggere a presentatori battute che magari non fanno ridere, per poi arrivare a dire dopo presentazioni di abiti, consegne floreali alle vallette e imbarazzanti mini interviste a ospiti di passaggio, la fatidica frase che tutti conosciamo a memoria: 


“Diiiiii CICCIOCICCIO scritta daaaaaaaa CICCIOCICCIO, suo cugino, il suo chef, la sua estetista, il vicino di casa, la domestica della suocera, il giardiniere della casa al mare, il cane, il gatto e anche qualche tolettatore della costa… con……AGGIORNATE SANREMO… canta CICCIOCICCIO…..dirige l’orchestra ……X (si perché se non è Peppe Vessicchio nessuno conosce i nomi dei direttori d’orchestra, truestory)”.

La cosa affascinante è la storicità di questo programma, la sua perseveranza, la sua presenza dalla tv ancora in bianco e nero alla tutina aderente di Achille Lauro. Dalla meraviglia degli abiti da sera cuciti per l’occasione con cui cantavano le donne ai look di Loredana Bertè. Al tanga a filo della Oxa.

Quanta strada ha fatto il Festivàl come diceva Pippo Baudo. Dalle farfalle sui fiori del palco alle farfalle sull’inguine di Belen.

Cosa direbbe Mike Bongiorno se ancora fosse vivo? Tutto si evolve tutto si adatta ma se lasci lo stampo di una trasmissione anni 50 non puoi stravolgerla con l’arrivo di un abito da can can con i colori dell’Italia della nostra “icona” Antonella Clerici.


Quest’anno niente ritrovi sui divani, niente pubblico o così forse sarà, vediamo cosa si inventeranno Amadeus, Fiorello e tutte le elette portatrici ella cartellina di Sanremo che potranno mostrare decoltè e stacchi di coscia.  Martedì 2 lo scopriremo, nolenti o volenti, PERCHÉ SANREMO è SANREMO!

E se proprio non vi venisse voglia ecco qualche consiglio:

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Non mi descrivo mai perché non sono gentile con me stessa

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