Bertè Sanremo

“Ognuno è un cantastoria” cantava Gabriella Ferri, che ho voluto citare stamattina nel titolo di questa seconda analisi del Festival. La sensazione che mi è giunta è proprio questa: che in questo Sanremo ognuno voglia raccontare se stesso tra le pieghe di una scaletta sovraffollata e iperframmentata.

Complessivamente, la seconda serata ha dato più respiro alle canzoni, che iniziamo a inquadrare meglio. Ieri la prima tranche di 12 artisti si è articolata nel mare magnum degli ospiti scelti da Claudio Baglioni, ed evidenti migliorie si sono registrate anche nelle dinamiche della conduzione. Bisio e Raffaele hanno cominciato ad andare a braccio nel gioco delle parti tra il non-conduttore e la comica che tenta di proporsi come conduttrice istituzionale, e anche i momenti scritti ne guadagnano in ritmo.

Sanremo seconda serata
Claudio Baglioni con Pio e Amedeo

Chi appare sempre più mummificato e inespressivo è proprio Baglioni: cerimoniere imbalsamato, sguardo calante e pessima spalla comica per Pio e Amedeo (che portano all’Ariston loro stessi senza imborghesirsi, per fortuna). Baglioni appare in difficoltà anche quando duetta con Riccardo Cocciante, a mezzanotte inoltrata, probabilmente per le poche prove avute a disposizione.

Le canzoni

Alla seconda serata diventa più semplice distinguerle e giudicarle. Si registrano alcune conferme: Loredana Bertè su tutte, la rockeuse dark della musica italiana. Sono lontani i tempi delle imprecazioni di straforo a mezza bocca: Loredana grida forte “Cosa vuoi da me?” e si libera finalmente dalle aspettative di chi la vorrebbe diversa. A 68 anni è un’artista matura che sa quello che vuole ma soprattutto quello che non vuole. Loredana punta dritta al cuore e lo oltrepassa come un proiettile. Standing ovation per lei, e la vittoria comincia ad essere una possibilità concreta.

Convince anche Daniele Silvestri, con la sua commistione tra cantautorato ed elettrorap: Argentovivo” è un pezzo cerebrale che mette con le spalle al muro: nessuno mai, a Sanremo, è riuscito a mettere a nudo il mondo dell’adolescenza in maniera così feroce, senza alcuna pietà verso gli adulti: “Avete preso un bambino che non stava mai fermo / l’avete messo da solo davanti a uno schermo / e adesso vi domandate se sia normale / se il solo mondo che apprezzo è un mondo virtuale“.

Si riconferma interessante Arisa, meno precisa di martedì (dimentica anche il testo ad un certo punto) ma comunque efficace nel dare voce a un pezzo positivo e solare, ma non macchiettistico.

Tra i thumbs up della seconda serata ci vanno anche Shade e Federica Carta, i due “ma chi?” di questa edizione. Chi legge BL Magazine avrà sicuramente ricordato la loro partecipazione al progetto Duets Forever di Cristina D’Avena (lei ha duettato in Papà Gambalunga e lui in Doraemon). “Senza farlo apposta” regge sull’ottima tenuta vocale di Federica e sull’arrangiamento. Shade, tra i rapper/trapper, è uno dei più intonati.

Nel limbo ci vanno gli Ex-Otago, gruppo indipendente che i più appassionati di musica ricordano con la potente “Cinghiali incazzati”, a Sanremo con “Solo una canzone“, canzoncina al di sotto delle aspettative che fa il verso al pop dei The Giornalisti, così come il vocalist Maurizio Carucci sembra voler scimmiottare Tommaso Paradiso. Rimandati a venerdì, quando si esibiranno in duetto con Jack Savoretti.

Anche Ghemon dovrà impegnarsi un po’ di più. Il suo affascinante rnb Rose viola” ha una pecca: la sua voce che stride con la dolcezza del testo “ed il trucco che cola / come tutte le notti in cui / proprio lui ti trova / lo sguardo segue fiero / nello specchio questa linea curva lungo i fianchi“.

Da riascoltare anche i Negrita, che in questo Festival, finora, sembrano essere sacrificabili sotto ogni aspetto. “I ragazzi stanno bene” è una canzone che necessita di più ascolti per essere elaborata.

Tra i bocciati senza pietà abbiamo Il Volo, che vuole strizzare l’occhio al pubblico giovane (senza riuscirci) e si affida a Gianna Nannini per una romanza che vorrebbe ricordare il rock ma che raccoglie il peggio della loro produzione e i fondi di magazzino della Gianna nazionale. “Musica che resta” riceve il plauso della platea ma l’impressione è solo quella di ammaliare con l’acuto finale.

Defenestrato senza appello anche Einar: banale, vecchio, consumato da un decennio di canzoni d’amore da talent dei quali è solo l’ultimo rappresentante in ordine di tempo. Le sue sono “Parole nuove” solo nel titolo. Segue Nek, che a 47 anni vive ancora di rendita del suo bel faccino e propone un pezzo da denuncia alla buoncostume: Mi farò trovare pronto / Con l’amore in mezzo ai denti / Con la guardia sempre alta / Anche con i sentimenti“. Seriamente, Nek?

Altra delusione, e qui mi costa tanto perché è una delle mie cantanti preferite, è Paola Turci. “L’ultimo ostacolo” non è un pezzo nelle sue corde e lei è decisamente fuori forma vocale. Ha tentato di risolvere il problema della nota alta, aggirandola. Ma non è servito. Manca proprio la canzone, non funziona nulla della sua esibizione. Peccato vanificare il ritrovato successo artistico e di pubblico di due anni fa per una canzone sbagliata.

Achille Lauro sanremo
Achille Lauro a Sanremo con “Rolls Royce”

La palma di “peggiore in campo” però la diamo ad Achille Lauro: intonazione inesistente, fraseggio da dimenticare, senso del ritmo non pervenuto. La sua Rolls Royce ricorderebbe i pezzi dei Vernice degli anni ’90, ma senza la verve di Stefano d’Orazio.

La classifica parziale

Ieri sera è stata annunciata una nuova classifica, questa volta in base ai voti espressi dalla sala stampa, che inciderà per il 30% nel computo finale. A questa classifica saranno sommate quelle del televoto e della giuria demoscopica di tutte le serate.

Zona blu (alta): Daniele Silvestri, Arisa, Achille Lauro, Loredana Berté

Zona gialla (media): Ex-Otago, Il volo, Ghemon, Paola Turci

Zona rossa (bassa): Nek, Einar, Negrita, Federica Carta e Shade

Gli ascolti

Ottima tenuta per gli ascolti della seconda serata, da sempre la “bestia nera” dell’auditel e soggetta ai cali di audience maggiori. A fronte di un calo di mezzo milione di spettatori rispetto allo scorso anno, lo share è rimasto pressoché invariato.

La seconda serata della 69esima edizione del Festival, ieri sera, è stata vista da 9 milioni e 144mila spettatori con uno share medio del 47,3%: nel dettaglio, la prima parte ha avuto 10.959.000 di spettatori, col 46,3 % di share, e la seconda 5.200.000 spettatori, con il 51,9% di share.

Si preannuncia quindi uno share medio leggermente in calo rispetto allo scorso anno ma sostanzialmente ottimo in termini di share e valori assoluti, e in linea con quello degli ultimi anni: la seconda serata di Sanremo 2018 è stata vista da una media di 9.687.000 spettatori per il 47.7% di share.

Claudio Bisio Sanremo
Virginia Raffaele e Claudio Bisio

Così parlò Zarachoosy: le pagelle dell’eminenza grigia del web della seconda serata

[siamo tutti un poco Fegiz]

#Baglioni Voto 5 – se si escludono il garzone del fiorista fuori l’Ariston e la signora che lucida i gradini mobili del trampolino-palco di quest’anno, il Ron Moss “de noantri” ha duettato più o meno con tutti 
#Raffaele Voto 6.5 – la sua presenza si riduce rispetto alla prima serata ed alcune “chicche” da avanspettacolo lasciano ben sperare per le prossime serate … Da “Virginia o Raffaele, a seconda dei gusti” a “Grazia, Graziella e grazie al coro” la soubrette scalda la platea
#Bisio Voto 6.5 – il fratello sole di Baglioni prende un po’ di confidenza col palco e rende armonica la conduzione, quando poi gli si affianca la Hunziker, sembra proprio un’altra trasmissione
#Achille Lauro “Rolls Royce” – Voto 3 – non è facile stonare su di un suono distorto, eppure, Lauro, saprebbe far calare il campanello del citofono. Outfit: ha un cancro alla gola … che non è un augurio ma una rilevazione
#Einar “Parole nuove” – Voto 3.5 – giuro che “se te ne vai non ti verrò a cercare” … serve aggiungere altro al testo della sua canzone? L’italo-cubano guadagna un poco di confidenza col palco… ma è la sostanza che manca. Outfut: l’ex-voto sul petto non ti ha reso Santa Teresa 
#Il Volo “Musica che resta” – Voto 6.5 – sbaglio o si muovono sul palco provando la coreografia per Tel Aviv? La presunzione che trasmettono è a tratti fastidiosa. Outfit: La femminista, il golfista e il sagrestano.
#Arisa “Mi sento bene” – Voto 8 – Rosalba si impapocchia con le parole e dimentica una frase … sembra sempre più Marcella Bella alla fine degli anni ’80 … eppure … è l’unica canzone che canticchio. Outfit: l’indifferenziata il venerdì sera 
#Nek “Mi farò trovare pronto” – Voto 7 – al secondo ascolto Filippo convince un po’ di più … ma resta sempre il “solito Nek”. Outfit: il gessato ni… una magliettina ti svecchierebbe un po’
#Daniele Silvestri “Argento vivo” – Voto 6 – l’inserto di Rancore nella canzone a questo giro rovina l’esibizione, fuori tempo e fuori ritmo il rapper affossa il bel Daniele. Outfit: Silvestri in tonalità calde e con quel filo di barbetta conquista l’elettorato gaio
#Ex-Otago “Solo una canzone” – Voto 5.5 – siamo passati da un sei politico ad un’insufficienza … eh sì… il frontman non ci arriva proprio bene in cima alla canzone, si affoga un po’. Outfit: omologati, grigi
#Ghemon “Rose viola” – Voto 6.5 – Il brano è molto musicale ma la performance è un po’ sguaiata. Outfit: il maniaco ai giardinetti doveva essere il tema scelto dal suo stilista… sarà il freddo o qualcosa da nascondere? 
#Loredana Bertè “Cosa ti aspetti da me” – Voto 7.75 – l’unica standing ovation riservata ad un concorrente … Loredana la merita senza ombra di dubbio. Outfit: adorabile il porta-anfetamine a tracolla 
#Paola Turci “L’ultimo ostacolo” – Voto 7.5 – più la ascolto e più l’apprezzo … il suo brano ha un sottofondo musicale ipnotico. Outfit: la virago è figa… proprio figa … che femmina!
#Negrita “I ragazzi stanno bene” – Voto 7 – il manuale per la standardizzazione di un’esibizione. Fedeli a se stessi ed al loro stile. Outfit: standard (figaggine di alcuni a parte) 
#Federica Carta e Shade “Senza farlo apposta” – Voto 4.5 – ma la Michielin si è nascosta sotto le scale mobili e stanno tutti attenti a non inquadrarla? Outfit: una giacca con nodi marinari così brutta non si vedeva da quando Paolo Limiti invitò l’ultima volta Mirna Doris nel suo salotto.
#OSPITI#
Tanti, alcuni gradevoli, altri pesanti. Graditissimo omaggio a Lelio luttazzi.
Fiorella, il populismo all’opposizione, Michelle spumeggiante e ciclonica. 
Baudo grande ed eterno ( da notare la sua frase rivolgendosi a Baglioni: “Io ti vedrò tra 30 anni cantare”), Mengoni emozionante sulle note di Battisti e Pio & Amedeo fastidiosi ed indigesti.

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