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Spettacolo

SHARK – Il Primo Squalo (2018)

Questa è la triste storia di Meg, uno squalo megalodonte venuto dai bassifondi dell’oceano, che ha solo voglia di giocare e di… mangiare.
Braccato dagli umani e ignorato da Pippin, uno yorkshire della middle class. Preparate i fazzoletti.


Ben tornati nell’angolo in cui delego i film che non meriterebbero neppure il prezzo ridotto sul biglietto. Di quei film che annegano tra imbarazzanti sceneggiature o prove recitative degne di “The Lady”.
Signore e Signori, benvenuti a #LumierePerdonali

Brutti ricordi convincono l’esperto di missioni di salvataggio, Jonas Taylor, a sprofondare nell’alcolismo.
Intanto al largo della costa cinese, nella moderna e tecnologica stazione Mana One, viene scoperto un luogo ancora più profondo delle fosse delle Marianne. Ma qualcosa di molto grande mette in pericolo tutti…

Tratto da un romanzo di Steve Alten del ’97 e spesso accantonato perché considerato infilmabile, questa coproduzione cino-americana, è un filmetto dalle ambizioni da blockbuster che è talmente noioso da non poter essere considerato neppure un B-Movie.

Sorvolando sulla veridicità delle teorie scentifiche scomodate perché si possa credere che creature preistoriche siano sopravvissute per secoli in un eden marino, ci si immerge tra i primi orribili effetti speciali tra meduse e calamari giganti. Una sorta di All You Can Eat versione XXL.

E se Jason Statham – per contratto e per vanità – deve necessariamente comparire mezzo nudo fresco di doccia e di una sessione di 480 addominali, per il resto del film non fa che muoversi nel suo habitat naturale: l’acqua.
Dopotutto questa faccia da schiaffi e sculacciate a mano piena è stato un ex tuffatore olimpico. Altro che Capitan Findus!

Una delle due espressioni di Jason Statham

Se lo script è di una prevedibilità quasi imbarazzante, la tensione viene a mancare dopo… Aspettate! Ah già , la tensione non è mai giunta, quindi neppure viene a sparire!

Se volessimo credere che Jason Statham riesca a nuotare più veloce di un mega squalo, ok! Dopotutto in questi film è necessario spegnere un attimo la ragione e lasciarsi trasportare dalle onde delle emozioni. Peccato che qui le acque siano piatte.

Anche quando Meg (lo squalo) giunge nella baia di Sanya che vista dall’alto sembra una grande ciotola di latte e cereali colorati (i bagnanti nei loro salvagenti), si deve accontentare di una magra colazione.
L’unico piacere – per me – sarebbe stato vedere divorato quel bimbo sovrappeso che si gusta un ghiacciolo e invece…

Lo squalo Meg al buffet

La povera Meg verrà tratta in inganno verso morte certa. Verrà accecata, verrà derisa e poi assalita da un branco di squali bulli che fanno i duri e se la prendono con lei che è già prossima alla 104.
E come se non bastasse, ecco la beffa finale.

Pippin, la piccola Yorkshire caduta in mezzo all’oceano a 20 minuti della fine del film, non solo si salva miracolosamente dall’attacco di Meg, ma riesce a nuotare per chilomentri raggiungendo l’imbarcazione (in movimento) dove stanno i suoi padroni (purtroppo anche loro ancora vivi).
Pippin è con tutta probabilità più pericolosa della bambola di Annabelle, non la sottovalutate. Mai.

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Ossessionato dal trovare delle costanti nelle incostanze degli intenti di noi esseri umani, quando non mi trovo a contemplare le stelle, mi piace perdermi dentro a un film o a una canzone.

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