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Si torna a scuola. E a me manca la Smemoranda

In queste settimane in Italia la scuola è ricominciata, e per noi toscani i battenti sono stati riaperti lunedì 16.


Ecco, io non vorrei mai tornare a scuola, discuterei la tesi altre mille volte ma non tornerei a quella sensazione prima di una interrogazione o della maturità. Però in questi giorni, passeggiando per far fare la spesa nei supermercati, quell’invasione di cancelleria mi ha smosso dei bellissimi ricordi e mi è mancato il momento degli acquisti dei materiali scolastici.

Sono convinta che visto il salasso non credo che i miei genitori direbbero lo stesso. Ho rivissuto l’emozione della scelta dei quaderni, quel momento di indecisione cosmica per dedicare l’immagine degli animali a italiano o matematica. La scelta dell’astuccio che, secondo calcoli astronomici, si sarebbe sporcato di inchiostro della penna rotta o del bianchetto e forato dal compasso.

La lista di quei materiali impensabili che prima di allora non sapevi nemmeno l’esistenza, il goniometro, la carta millimetrata, il cerchiografo… si vede che sono sempre stata letteraria e mai scientifica. Le domande difficili alle quali rispondere: quaderno ad anelli o normale? Quello ad anelli era comodo ma poi era pesante e ingombrante. Metto matematica e geometria insieme o scelgo due quaderni diversi? La copertina del quaderno è comoda ma fa sfigato. Insomma, domande che adesso pagheremmo se dovessimo porcele. Io sono una malata di cancelleria quindi per me era un momento meraviglioso dell’anno.

Le penne. Bic? Staedtler? Pilot? penna a sfera o pennarellino? Ovviamente immancabile il set di pennarelli colorati per gli appunti che poi in realtà erano utili solo per le scritte sul diario. Evidenziatori che alle elementari erano vietati.

Il profumo dei libri nuovi. La plastica della copertina. L’odore della colla della costola del libro. Tutte quelle pagine, sulle quali avresti pianto, riso e scritto tutto l’amore per il compagno o l’odio per il secchione, ancora pulite intonse e perfette.

La prima pagina del quaderno. Avevate anche voi la fissa della perfezione della prima pagina? Quella scritta bene, ordinata. Quella che avrebbe preceduto la distruzione, lo sfacelo e gli scarabocchi. Ci sono diverse fasi scolastiche in cui ci siamo ritrovati in questo momento. Le elementari quando tutto deve essere carino, le medie quando tutto deve essere figo. E il liceo, quando lo zaino è bucato perché nuovo fa sfigato. La penna è una ed è sempre la solita per tutto il quinquennio. I libri sono sbocconcellati e fanno da astuccio per il lapis (matita per i non toscani). 

Poi le priorità nella fase adolescenziale cambiano. Ti premeva essere vestita a modo perché durante la ricreazione magari “lui” ti avrebbe potuta vedere e magari anche salutare.  Solo che noi avevamo i baffi e le ciglia non erano fatte e sembravano quelle di Diego Armando Maradona. Le tute erano quelle acetate di nylon della Champion o della Best Company totalmente prive di forme, dei sacchetti. Il reggiseno non era push-up di intimismi ma dell’UPIM in cotone. 

Adesso invece hanno ciglia fatte, si truccano e girano con mezza chiappa di fuori che sbuca da calzoncini della stessa marca che indossavamo noi perché tornate di moda. E il “lui” di adesso è già un ex con cui hanno consumato.

Per i maschi era tutto diverso. Il quaderno era uno per tutte le materie dalla prima elementare alla maturità. La penna una, spesso persa e presa a chiunque. Libri? il 99% delle volte rimanevano a casa. lo zaino era vuoto eppure nonostante questo stile clochard faceva colpo ed erano pieni di ronde di pulzelle cinguettanti che ronzavano intorno alla classe. 

Aiutando i bimbi a casa a fare i compiti mi accorgo di anno in anno di come le cose siano cambiate. Adesso al posto dei libri hanno l’iPad. Persa la capacità di rispettare un testo, persa la capacità di sottolineare. Guadagnata la schiena che grazie agli zaini di 8 chili siamo cresciuti tutti storti. Pretese maggiori dai bambini, più grandi della loro età. Pochi giochini negli astucci (io avevo sempre un giochino per il doposcuola finiti i compiti). Ora hanno la chat di classe. Il fantacalcio.

Niente diario.


Quello che per noi era uno status symbol. La mitica Smemoranda. Il diario per eccellenza, che raccoglieva fedele 5 anni di scuola. Di segreti, di note, di scritte, di dediche, di compiti da fare che poi avresti copiato la mattina dopo. Adesso non più. Non hanno più il diario quindi non devono più ascoltare l’insegnante che detta i compiti e sollecita l’attenzione e la concentrazione. Trovano tutto scritto sul sito della scuola e sul registro online. Una stimolazione cerebrale differente rispetto a quella che è stata la nostra. Io sono del 1983, quindi alle elementari erano fine ’80 e primi anni ’90, una vita fa. Non lo dico per commiserazione, ma con una nota nostalgica di come cambiano le cose. La fila in libreria per prendere i libri, adesso la scuola da l’elenco a Amazon e con un clic arrivano a casa tutti i libri per l’anno scolastico. 

Se per i figli inizia una nuova avventura o ne prosegue un’altra già iniziata, per i genitori inizia comunque un inverno di attività fisiche extra scolastiche. Di corsi propedeutici pomeridiani organizzati dalla scuola. Ma soprattutto 9 mesi di chat delle mamme di classe, chat dello sport pomeridiano, chat dei professori, chat per le feste di compleanno, chat per le gite… insomma, un bel coinvolgimento h24.

Ma l’avvento della tecnologia ci ha coinvolto tutti, anche chi genitore non lo è per IL POST CON LA PRIMA FOTO DEL PRIMO GIORNO DI SCUOLA.

Io avevo il fotografo ufficiale dalle suore in classe e poi una, e dico una, foto di me col grembiule poi basta. Oggi invece post strappalacrime neanche fosse Lucia dei Promessi Sposi nel suo “Addio Monti”.

Macchine sempre più grandi con bambini sempre più mingherlini e rachitici che scendono da palazzi con le ruote in stradine micro del centro, viali bloccati per 14 file di macchine di genitori che lasciano il figlio a scuola che scende in corsa e viene lanciato perché magari loro stanno facendo tardi a lavoro. 

Le cose cambiano, è vero, ma quando l’altro giorno al supermercato ho visto una bambina con la sua mamma che sceglievano insieme le cose per la scuola, mi sono ricordata del periodo in cui lo facevo io e mi ha fatto nascere un bellissimo sorriso carico di bellissimi ricordi.

Quindi un caloroso in bocca al lupo ai piccoli che iniziano, ai medi che proseguono e ai grandi che  si avvicinano alla conclusione del percorso scolastico. Ma anche ai genitori che dovranno rispolverare l’analisi logica, disegnare, colorare e risentire eventuali capitoli, un periodo pesante ma che sotto certi aspetti rimpiangeranno.

Buona scuola!

Carlotta Cigliana
Scritto da

Non mi descrivo mai perché non sono gentile con me stessa

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