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Il mondo LGBTQI, con tutte le sue sfaccettature, è ricco di un’umanità spesso sconosciuta ai più.

Dietro questo acronimo ci sono storie di uomini e donne che spesso, pare, abbiano ben poco in comune con gli altri. Solo scavando in queste storie possiamo trovare punti di raccordo tra la nostra realtà, di uomini e donne alla ricerca di se stessi e quella di chi, oggi, sta compiendo un percorso di “costruzione” di sé non solo interiore, ma anche esteriore, perché nato in un corpo di un sesso diverso da quello che la propria mente ha concepito.

Noi di BL Magazine abbiamo chiacchierato con Alex James, 21 anni, per farci raccontare una vita qualunque, la sua, fatta di emozioni, amore, dolori, come quelli di chiunque, ma da un punto di vista per certi versi ancora inedito, quello di un ragazzo transessuale f to m (ovvero da femmina a maschio).

Cominciamo con una domanda semplice: chi è Alex oggi?

Magari fosse semplice come domanda, ti costringe a riflettere a fondo su quello che sei… Alex è un uomo, penso che ormai a 21 anni, per quanto non siano tantissimi, io non possa più definirmi un ragazzo. Alex è tante cose a dire il vero. Un artista: io amo l’arte in tutte le sue forme, amo dipingere e disegnare. Alex è il compagno di Paolo, il padre di Sheldon, il mio cane, e di tutti gli altri animali che ho in casa. Alex è una persona, una persona come tante, ma unico a modo suo. Questo sono io!

Su facebook affermi di esserti sempre sentito un uomo gay.

Sì, ho preso coscienza di me stesso fin da bambino. Mi ricordo il periodo delle elementari, quello che va dai sei ai dieci anni, a casa guardavo le solite serie tv per bambini e dentro di me iniziavo a chiedermi “Ma devono piacermi gli uomini o le donne?”.

In realtà sapevo bene che erano gli uomini a piacermi, ma sapevo, sentivo di essere un maschio. Ricordo che cercai di farmi piacere le ragazze, ma non funzionò. A 16 anni provai a mettermi con una ragazza, durò sei mesi, era una relazione a distanza e quando lei venne qui per incontrarci, già dal primo bacio capii che avevo fatto una gran cazzata, la lasciai il giorno stesso che ripartì. Adesso siamo comunque in ottimi rapporti comunque.

Ricordi se c’è stato un preciso momento in cui hai cominciato a provare insofferenza nei confronti del tuo corpo femminile?

Riguardo al mio corpo io mi distacco di molto da molti altri ragazzi FtM (female to male, ndr). Molti affermano che i primi disagi sono nati con la comparsa del seno, per me non è stato assolutamente così.

Io non ricordo nemmeno quando è iniziato a crescere, oltretutto non portavo reggiseni perché non ne vedevo il motivo. Sì, sapevo che stava crescendo, lo avevo realizzato, ma non la percepivo come una cosa femminile, a dire il vero. Era quasi parte del mio essere uomo.

Nemmeno l’arrivo del ciclo mi ha mai sconvolto.

Non avevo dolori, né sbalzi d’umore. Si trattava solo di mettere qualche assorbente una volta al mese per tre giorni e basta. Era solo sangue, per me. I disagi sono nati con l’inizio delle superiori, quando mi sono trovato costretto ad iniziare a mettere reggiseni sportivi, frequentavo l’alberghiero e dovevo cambiarmi negli spogliatoi.

Lì sì che il mio equilibrio si spezzò.

Tutti i percorsi sono fatti di tante, piccole tappe: quali hai già affrontato, e quali sono le prossime?

La prima tappa è stata sicuramente prendere coscienza di se stessi e quello è successo in tenerissima età, quindi al primo step c’ero già arrivato da tempo. Iniziare ad informarsi sulla cosa e conoscere il mondo trans è il secondo step. E qui sono stato aiutato da una mia insegnante, oltreché psicologa, durante le scuole superiori. Lei mi ha realmente aperto un mondo.

Si procede con il rivelarsi al mondo per quello che si è, e qui molte persone che ritieni amiche possono sbatterti una bella porta in faccia. Poi arriva tutto l’iter: psicologi, psichiatri, esami psicologici, esami medici e alla fine di tutto ci si incontra con l’endocrinologo, che in quel momento ti appare come un Dio, ti mette in mano la ricetta per gli ormoni e tu sei l’uomo più felice del mondo!

Parallelamente a tutto questo inizia anche un iter legale che si conclude al cambio di documenti, e al permesso di procedere con le operazioni demolitive – che comprendono la riduzione del seno fino ad ottenere un torace maschile, e la rimozione di organi riproduttivi – tutto questo oggi è assolutamente facoltativo, una volta per ottenere il cambio di documenti dovevi per forza essere sterile.

E l’operazione ai genitali?

È l’ultima tappa. Non tutti decidono di farla. Io oggi non ho in programma di farla, ma per cambiare idea c’è sempre tempo. Vedremo come si evolverà la chirurgia in questo campo.

Hai un compagno, Paolo, del quale parli molto su facebook. Come vi siete conosciuti?

Paolo l’ho conosciuto qualche anno fa, lui dice di essersi innamorato di me dal primo momento che mi ha visto seduto su quell’autobus. Ovviamente non sapeva che fossi un ragazzo trans, pensava di trovarsi davanti un ragazzo cisgender (che sarebbe un ragazzo nato ragazzo, detto in parole povere).

Paolo ha avuto un ruolo importantissimo nella mia vita sin da subito: io non credevo che un uomo gay potesse mai amare il mio corpo, invece lui non ha mai avuto mezzo problema. Gli ho raccontato di me via messaggio, con un vero e proprio papiro. Mi rispose con una semplice frase: “L’unica cosa che voglio è abbracciarti”.

Che ruolo ha avuto e ha ancora in questo tuo percorso?

Lui è la persona in assoluto che mi ha più sostenuto fin dall’inizio, ha sempre anteposto il mio percorso al resto.

Lui voleva e vuole che io sia totalmente me stesso.

Non è stato sempre facile: specie da quando viviamo insieme, all’inizio era difficile vivere 24 h su 24 con una persona che ha tutto ciò che tu vorresti aver avuto fin dalla nascita. Cerca di tagliarsi la barba ogni volta che può, dice sempre che la lascerà crescere di nuovo quando saremo in due a portarla. È davvero fantastico! Le cose sono molto più semplici da quando assumo testosterone, adesso sono molto più peloso di lui e sulle cose che prima mi facevano male, adesso ci scherziamo su.

Mi ha aiutato a crescere, e continuerà a crescere con me.

Alex e Paolo

Sei mai stato coinvolto in episodi spiacevoli per il solo fatto di essere un ragazzo transessuale?

Purtroppo sì, e sopratutto da persone che mi erano molto legate prima del mio coming out.

C’era una persona in particolare che mi ha reso davvero impossibile l’ultimo anno di superiori, e so addirittura che ancora oggi dopo tanti anni sono sulla sua bocca: ciò mi fa davvero ridere perché vuol dire che dalla vita non ha proprio nulla.

Sai, alla fine attaccare un ragazzo trans è facile, usi il suo percorso contro di lui e trovi la cosa che lo ferisce di più.

Ad esempio, c’era una ragazza che di punto in bianco ha smesso di usare il maschile quando mi parlava, quando le ho chiesto il perché mi ha detto che tempo prima le avevo risposto male. Mi sono cadute le braccia: smetto di rispettarti perché tu, magari senza accorgertene, hai detto qualcosa che a me non va!

Ma la cosa peggiore è un altra! Durante quel quarto anno, dopo tutti i messaggini usciti da scuola, le prese in giro in aula e sul pullman, mi rivolsi dal prof che era anche il nostro coordinatore. Gli confessai che stavo avendo seri problemi con questa persona, che non ce la facevo più e che mi stava rendendo la vita impossibile.

Lui si mostrò interessato, finché non rivelai il nome della persona che mi molestava. La sua risposta non la dimenticherò mai: “Eh ma vedi, lei ha dei problemi a casa. Io ho parlato con sua madre ed ha davvero una brutta storia… Cerca di sopportare!”

Forse questa è stata la violenza peggiore che ho dovuto subire.

Credi che in Italia l’attenzione sul mondo transgender sia sufficiente?

Viviamo in un paese in cui ancora si crede che le persone trans siano le MtF (male to female, ndr), quindi assolutamente no! Noi ragazzi poi siamo quasi del tutto invisibili, il mondo non ci conosce. Trovo davvero assurdo che un giudice si possa prendere la libertà di decidere per il mio futuro, se non sbaglio questo è l’unico paese in cui per avere le operazioni di cui ho parlato sopra, bisogna presentarsi davanti ad un giudice.

Ho accettato di raccontarmi perché un ragazzo trans visibile in più è un passo avanti verso l’obiettivo di far vedere che esistiamo pure noi!

Come ti vedi tra dieci anni?

Tra dieci anni ne avrò trentuno, quindi credo che quel giorno sarò sicuramente Alex James per lo stato italiano, ed è già una gran cosa. Mi vedo sposato con Paolo, o almeno unito civilmente. Spero di riuscire a far qualcosa nel campo artistico, sarebbe stupendo scoprire che a trentun anni sarò un artista affermato.

Questo vedo tra dieci anni, ME!

Scrivo per la stampa locale, gioco a fare il blogger. Laureato in Economia. Pugliese integralista. Eclettico.
Mi piacciono i violini nei film di Truffaut, le poesie di Sandro Penna e i Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes.