SPLIT di Shyamalan

SPLIT (2016) è stato uno dei film che hanno segnato la rinascita del regista de IL SESTO SENSO e un’alternativa d’autore agli eroi che popolano l’universo Marvel e DC.

Casey, un ragazzina introversa e problematica, viene rapita assieme a due sue compagne di scuola.
Il loro sequestratore mostrerà ben presto segni di instabilità: nella sua mente albergano diverse personalità, tra cui alcune davvero pericolose…

M. Night Shyamalan.
Basterebbe anche solo il nome di questo regista per anticipare e comprendere tutte le lodi e le pecche di questo film.

Uno dei poster alternativi che rivelano alcune delle diverse personalità che albergano nel protagonista di SPLIT

Regista, sceneggiatore, produttore e attore di origini indiane, ma cittadino americano, Shyamalan ama le sfide e ama giocare col suo pubblico.
Spesso lo fa rischiando, tradendo le aspettative, seguendo una propria strada/idea che può non essere condivisa o accettata.

Nella sua filmografia possiamo trovare titoli che critica e pubblico hanno amato e venerato e altri che sono stati stroncati senza troppi complimenti (critiche che stavano minacciando la carriera di questo talentoso storyteller).

L’errore (nostro) è forse quello di voler necessariamente incasellare questo o quel regista in un dato genere cinematografico.
Quando quei cliché non vengono rispettati, ci sentiamo traditi e disprezziamo quel dato prodotto.

E invece la cosa più apprezzabile di Shyamalan è forse proprio questo: il rispetto e coerenza che pone nelle sue idee.

Chi a priori potrebbe bocciare SPLIT è perché non ha compreso che l’effetto sorpresa non sta tanto nella soluzione finale, quanto nel cambio repentino (!?) di genere cinematografico.

Dopotutto SPLIT ha la struttura di un thriller classico (splendido l’incipit per tempi narrativi e per montaggio) con elementi del psicodramma e del genere horror, per poi giungere a svelare la sua reale identità (o personalità): quella del filone fantasy.

James McAvoy in SPLIT

In questo gioco di specchi e di vie depistanti – come il labirinto di cunicoli e di stanze senza finestre in cui sono prigioniere le ragazze – il regista, qui in veste di narratore sapiente (di cui ricordiamo titoli come SIGNS o THE VILLAGE), più vicino alla poetica di un Spielberg o alla magica crudeltà di Stephen King, decostruisce e ricompone tutto il materiale raccolto negli ultimi dieci anni sul miglior cinema di intrattenimento (lo aveva già fatto solo l’anno precedente – col genere found footage – firmando quel gioiello di tensione che è stato THE VISIT) e firma la sua creatura più interessante.

Con maggiore intensità e coerenza torna un altro elemento caro al nostro regista: il tema della sofferenza e del riscatto delle anime piegate dal dolore.
Elemento che in SPLIT diventa causa di elevazione sovrumana e via di salvezza.

A dare umanità e tragicità a questo ennesimo esercizio di stile (che nel doppio finale svela un imprevisto quanto furbo collegamento narrativo con un precedente lavoro dello stesso regista) vi è la fisicità e la mimica di un bravo James McAvoy.

All’attore di ESPIAZIONE (2007) e del prossimo capitolo di IT (2019) spetta il non facile compito di dare credibilità alle varie sfaccettature delle differenti personalità del suo personaggio, sebbene a volte cada nella caricatura.

Una vera rivelazione è invece la giovane attrice Anya Taylor-Joy che si era già fatta notare nell’horror THE WITCH: il suo sguardo è qualcosa che difficilmente potrete dimenticare. Bravissima.

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