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Si terrà domani a partire dalle 9,30 presso l’Aula Magna dell’Università di Verona il convegno “Richiedenti asilo. Identità di genere e orientamento sessuale“, dedicato alla questione migranti analizzata da un punto di vista inedito perfino per l’opinione pubblica, quello dei migranti lgbt.

In un periodo storico in cui la decodificazione del fenomeno migratorio passa per proclami politici ed episodi di intolleranza generalizzati, sembra restare inosservata la questione trans-omofobica di Stato di molti paesi africani e asiatici dai quali molti uomini e donne scappano perché perseguitati.

In questi paesi, al di là di ogni fede religiosa, l’omosessualità è punita con il carcere e in alcuni casi con la pena di morte. Né lo Stato si fa carico di seguire un soggetto transgender nel suo percorso di transizione.

I migranti lgbt in Italia oggi purtroppo collezionano ben due status minoritari in una nazione ha ben poco da offrire in quanto a diritti. Rappresentano una minoranza nella minoranza, subendo un doppio stigma da parte della società. Una questione che in troppi sottovalutano e che è bene analizzare.

Il Convegno, oltre ad affrontare la questione dal punto di vista del diritto internazionale (qui il programma completo), darà anche voce a chi, con i migranti lgbt, ci ha a che fare quotidianamente attraverso il lavoro associativo e il volontariato.

Tra questi ci sarà Giulia De Rocco, volontaria dello Sportello LGBT Migranti di Verona. L’abbiamo raggiunta telefonicamente per saperne di più sulla sua delicata attività di volontariato.

Ciao Giulia. Sei una delle volontarie di questo sportello, in che ambito è costituito?

Lo sportello migranti lgbt è istituito all’interno del Comitato territoriale di Arcigay Verona. È nato in concomitanza con la prima ondata migratoria del 2011, è rimasto attivo per circa 2 anni per poi avere una sorta di “break disfunzionale”, fino alla riapertura agli inizi del 2017 con me e altre due volontarie.

Con quali presupposti è nato?

Noi del comitato Arcigay abbiamo intercettato il bisogno di offrire uno spazio per le persone migranti e per le persone richiedenti protezione internazionale. Io, in particolare, lavoravo in un centro di accoglienza e sentivo l’esigenza di aprire le porte dell’associazione anche perché a Verona, come immagino saprai, il clima è molto difficile.

Siete l’unico sportello di questo tipo presente in Italia?

No, ce ne sono altri. Siamo inseriti in una rete nazionale chiamata “Progetto #MIGRANET”, che fa capo ad Arcigay nazionale e raccoglie gli sportelli migranti dei comitati territoriali. Non sono diffusissimi, nel senso che non sono presenti in tutte le città in cui c’è un comitato Arcigay, ma ce ne sono.

A chi si rivolge in particolare il vostro sportello?

Il servizio è nato per dare supporto alle richieste di protezione internazionale per motivi di identità di genere e orientamento sessuale. Si rivolgono a noi principalmente persone richiedenti protezione internazionale che si sono allontanate dai loro paesi, in Africa e in Asia, perché subiscono persecuzioni per il loro orientamento sessuale e identità di genere. Il nostro sportello però è aperto anche ad altri migranti e persone che sono in Italia già titolari di
protezione internazionale o visti che incontrano delle difficoltà nel percorso di integrazione nell’ambiente lgbt.

Come entrano in contatto con voi i migranti?

Ci sono diversi canali. Attraverso segnalazione di operatori e operatrici dei centri di accoglienza, oppure con richieste dirette allo sportello di chi conosce altre persone, italiane o straniere, che li indirizzano da noi.

Poi abbiamo fatto anche un’operazione di comunicazione marketing molto meticolosa, attraverso mailing list e facebook, con gli operatori legali agli sportelli.

Come operate successivamente alla segnalazione di un caso?

Il nostro sportello ha due principali obiettivi: il primo è offrire un supporto durante l’accompagnamento in commissione territoriale o all’udienza in tribunale al migrante. Accompagnare significa aiutare le persone e dare loro indicazioni sulle domande che potrebbe fare la commissione, o sulle criticità che sicuramente incontreranno. Perché sai, loro vanno in commissione e non sanno cosa trovano. Da un lato la commissione ha delle esigenze ben
specifiche, delle linee guida che non sempre rispetta, cerca una storia di dolore e vuole che la persona racconti di sé come noi siamo abituati a identificare nelle questioni lgbt. Questo è un grave problema perché per molte persone dell’Africa o dell’Asia la questione dell’orientamento sessuale non è identitaria come è per noi. Non è facile per loro canalizzarlo e raccontarlo. Il nostro scopo in questo caso è fare una sorta di traduzione tra la commissione e le persone. Quasi una mediazione.

Chiaro. E l’altro obiettivo?

Il secondo obiettivo, e credimi, è la parte più difficile, è quello di fare da ponte tra le persone che accedono al nostro sportello e la comunità lgbt del territorio.

Perché è la parte di più difficile?

Perché vi è un fenomeno di razzismo interiorizzato e malcelato all’interno della comunità lgbt che è davvero problematico. Cerchiamo di creare momenti di socialità, aiutare persone a conoscere bar e occasioni friendly nella zona del veronese, che sono davvero pochi. A integrarsi, in buona sostanza.

Domani 21 settembre l’Università di Verona ospiterà questo convegno che ti vedrà tra i relatori, “Richiedenti asilo. Identità di genere e orientamento sessuale”. Pare aver avuto una gestazione molto complicata, no?

Sì. Il Convegno avrebbe dovuto svolgersi lo scorso mese di maggio, ma a causa di alcuni atti intimidatori da parte di Forza Nuova si è deciso di sospenderlo. Ciò che ha scandalizzato la comunità di ricercatori internazionali, nonché noi e tante persone di buon intelletto è che il rettore dell’Università di Verona, Nicola Sartor, abbia dato seguito alle intimidazioni di Forza Nuova con un comunicato in cui dichiarava che “temi come le migrazioni e l’orientamento sessuale delle persone sono politicamente ed eticamente controversi”. Questo è stato molto spiacevole, ma siamo felici di avere la possibilità di partecipare domani.

Avete subito anche voi atti intimidatori da gruppi squadristi di estrema destra?

Non più di una settimana fa sono arrivata allo sportello con un ragazzo nigeriano e abbiamo trovato una svastica disegnata sulla nostra porta. Il direttivo di Arcigay ha pensato di rispondere a questo gesto indicendo un concorso per chi realizza il disegno più bello per coprirla.

Vuoi dirci qual è il clima a Verona oggi?

Guarda, fortunatamente mi sono trasferita a Bologna, torno a Verona solo per la mia attività di volontariato, ma posso dirti che l’aria che si respira è molto pesante. Io penso che Verona sia storicamente una città di destra, e anche fascista. L’atmosfera è sempre stata difficile per attivisti e attiviste di sinistra, di centrosinistra e per tutte le persone che lottano per i diritti lgbt. Dopo che questa tendenza si è risolta nell’elezione nazionale del governo in carica, gli episodi di violenza si sono parecchio intensificati: svastiche ovunque, aggressioni, intimidazioni, crescita del potere di questi gruppi politici di estrema destra. Il clima è abbastanza violento. Quello che purtroppo bisogna considerare è che tutto questo è legittimato da un clima di violenza generalizzato che nessuno pensa di stemperare.

Scrivo per la stampa locale, gioco a fare il blogger. Laureato in Economia. Pugliese integralista. Eclettico.
Mi piacciono i violini nei film di Truffaut, le poesie di Sandro Penna e i Frammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes.