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Editoriale

STOP finanziamenti al centro antiviolenza di Monza. Intervista alla responsabile di CADOM

Il Centro Antiviolenza CADOM non riceverà i finanziamenti dal Comune di Monza e dalla Regione Lombardia poiché il centro ha deciso di non cedere i dati sensibili delle donne che hanno subito violenza agli enti (qui per leggere l’approfondimento di ieri).

Dottoressa Erminia Belli

Avendo appreso quanto sta accadendo (potete cliccare qui per leggere il comunicato stampa di CADOM) ci siamo messi in contatto con una componente del Direttivo, la Dottoressa Erminia Belli, volontaria dal 1996, per farci spiegare al meglio cosa stia avvenendo nel loro centro e nella Regione.

I fatti di Monza potrebbero creare un precedente pericoloso per tutti i centri antiviolenza d’Italia.

La tutela delle donne che subiscono maltrattamenti passa anche da protocolli di assoluta garanzia per le vittime. Ogni donna maltrattata ha un percorso doloroso da dover affrontare e la situazione non può essere affrontata con la superficialità istituzionale che la Giunta del capoluogo Brianzolo e la regione Lombardia stanno applicando.

Da quanto tempo CADOM opera sul territorio?

Il C.A.DO.M. (Centro Aiuto Donne Maltrattate) è una associazione di volontariato laica, aconfessionale, apartitica, composta di sole donne, fondata nel 1994 a Monza

In questi anni il C.A.DO.M. ha accolto e sostenuto nel loro percorso di uscita dalla violenza oltre 4000 donne, passando da 50 a 100 alle circa 380 attuali donne accolte ogni anno .

Le donne sono in maggioranza italiane (circa i 2/3), le altre provengono dal resto del mondo.

La loro età è compresa, in prevalenza, tra i 28 e i 57 anni, coniugate o conviventi, ma anche separate, casalinghe, impiegate, insegnanti, pensionate, libere professioniste, operaie, disoccupate…, che presentano quasi sempre storie personali e familiari molto complesse, con maltrattamenti di tipo fisico e/o psicologico, economico e sessuale, compiuti nel 96% dei casi da un familiare, prima di tutto il partner (marito o convivente) o l’ex partner.

Il Centro CADOM di Monza

Siamo tra le fondatrici e centro antiviolenza di riferimento della rete interistituzionale Artemide che copre l’intero territorio della provincia e di cui fanno parte tutti i possibili attori (Servizi Sociali ed abitativi dei Comuni, le Forze dell’Ordine, Ats, Pronti Soccorso, medici , i Centri per il Lavoro, la Case Rifugio).Gran parte delle nostre forze sono state indirizzate verso i progetti che , grazie a finanziamenti di Regione Lombardia, attraverso i quali abbiamo portato avanti una capillare formazione rivolta ad operatori sociali, sanitari, medici, Forze dell’Ordine ed abbiamo attualmente tre nuovi centri spin-off di CADOM nei Comuni di Brugherio, Lissone e Seregno . Siamo state tra le fondatrici della rete nazionale Di.Re che raccoglie circa 80 Centri antiviolenza sparsi sul territorio nazionale e che oggi ci permette di avere visibilità nazionale nei tavoli istituzionali che si occupano delle politiche di contrasto alla violenza e di continuare a formare e formarci sul tema della violenza facendo tesoro delle esperienze che ogni territorio porta . Il C.A.DO.M è presente con la propria voce nei tavoli istituzionali Regionali e da sempre collabora con uffici scolastici ed Istituzioni culturali del territorio .

Il nostro impegno è, ormai da 24 anni, una costante nel tempo e intendiamo continuare ad investire in questa nostra Associazione perché pensiamo che la difesa dei diritti e della dignità delle donne siano qualcosa per cui vale la pena di donare il nostro tempo e le nostre competenze .

Quindi CADOM è un punto saldo per la comunità brianzola e non solo. Quali Valori perseguite?

Il progetto associativo si fonda sulla convinzione che la donna, anche se maltrattata e in situazione di disagio, abbia dentro di sé la capacità di progettare il futuro e le risorse per uscire dalla violenza, riappropriandosi della propria identità e riprendendo in mano la propria vita. Questo percorso è lungo e difficile: affrontato insieme ad altre donne può diventare più facile.La violenza contro le donne è una violazione dei diritti umani ed è un problema sociale grave che minaccia la sicurezza, l’equilibrio e l’integrità fisica e mentale di ogni donna e causa gravi disagi e sofferenze ai suoi figli. Lo hanno riconosciuto già da tempo gli organismi internazionali, come l’ONU e il Consiglio d’Europa che nel novembre del 2005 ha riconosciuto la violenza domestica come la prima causa di morte per le donne tra i 16 e i 44 anni, ancora prima del cancro e degli incidenti stradali. In Italia , secondo l’ultima indagine Istat (giugno 2015), circa un terzo delle donne tra i 16 e i 70 anni ( parliamo di circa 7 milioni di donne) hanno subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale .

Quali servizi eroga Cadom alle donne che ne fanno richiesta?

Le attività di CADOM sono:

-accoglienza mediante colloqui telefonici per fornire le prime informazioni utili;

– colloqui volti ad elaborare un percorso individuale mediante un progetto personalizzato di uscita dalla violenza;

– consulenza psicologica con colloqui individuali o utilizzando le strutture ospedaliere ed i servizi territoriali; 

– consulenza legale: colloqui di informazione e di orientamento, supporto di carattere legale sia in ambito civile che penale, e informazione e aiuto per l’accesso al gratuito patrocinio, in tutte le fasi del processo penale e civile

-supporto mediante gruppi di auto-mutuo aiuto 

– orientamento al lavoro attraverso informazioni e contatti con i servizi sociali e con i centri per l’impiego per individuare un percorso di inclusione lavorativa verso l’autonomia economica;

-favorire la ricerca, il dibattito e la divulgazione di temi che riguardano la violenza contro le donne, il riconoscimento del loro valore e l’inviolabilità del loro corpo, anche attraverso la proposta di nuove normative;

-organizzare e gestire percorsi di formazione rivolti ad operatori sociali, socio-sanitari, Forze dell’Ordine;

-informare e diffondere la conoscenza di questi temi, attraverso la promozione di iniziative specifiche nonché di convegni, seminari ed incontri;

-produrre e raccogliere documentazione sui temi presi in esame dall’Associazione, comprese possibili iniziative editoriali ad esse collegate;

-promuovere la ricerca, lo studio e l’elaborazione delle esperienze dei Centri e delle Case delle donne, in quanto spazi di autonomia e di promozione di autonomia delle donne;

-procedere alla costituzione di parte civile nei processi, ove la donna maltrattata ne faccia richiesta.

Già in passato la Giunta Maroni, aveva provato ad avanzare una richiesta simile ai centri anti violenza, come vi siete comportate all’epoca?

Dal 2014 CADOM e gli altri Centri della Rete DIRE di Lombardia sono in contraddittorio sul tema della richiesta del codice fiscale, fino al 30 giugno 2019 siamo riuscite a far sì che Regione accettasse di convenzionare anche Centri antiviolenza che si rifiutavano di registrare il codice fiscale a tutela riservatezza e anonimato. Regione aveva accettato tale impostazione, con una penalizzazione economica per i centri che non lo fornivano. In sostanza già con la convenzione gennaio 2018-giugno 2019 Cadom aveva rinunciato ad una parte delle  risorse economiche, ma lo aveva fatto per rimanere aderente al proprio progetto politico.

La mancata elargizione del finanziamento cosa comporterà e con quali tempistiche?

La mancata elargizione del finanziamento comporterà che CADOM potrà contare solo su donazioni private, questo significa sin da subito risorse limitate per consulenze psicologiche, legali, aiuto per abitazione, aiuto nella emergenza, ecc.

Avete provato a contattare il Sindaco Allevi per discutere su questa richiesta istituzionale di codice fiscale e dati personali?

L’ assessora Merlini di Monza ci ha detto che ha una piena delega del Sindaco Allevi e che parla a suo nome.

Di origine Abruzzese, ma ramingo come un nomade. Di molteplici interessi ogni sabato su Bl Magazine con la rubrica BL LIBRI.

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