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Storytelling: il percorso emozionale nelle pubblicità

Avete mai avuto la sensazione di essere vittima delle strategia di marketing? Quando magari andate al supermercato e dallo scaffale prendete quel prodotto grazie alla pubblicità che ne hanno fatto? Rinunciate anche al vostro prodotto preferito per provare quello nuovo e poi magari non ne siete soddisfatti. Ecco, è in quel preciso istante che prendete consapevolezza di essere stati raggirati e di essere stati portati a comprare quel prodotto senza neanche sapere perché.


Questo è il potere della pubblicità.

Anche se siamo scocciati e non la guardiamo, perché mentre mandano le pubblicità spippoliamo il cellulare, il nostro cervello inconsciamente assimila quelle informazioni, desidera quel prodotto e ci ripropone la musichetta, la frase o la battuta ironica (spesso scadente) che ci porterà a ricordarci di quel prodotto. 

Una delle peculiarità dello spot pubblicitario infatti è divulgare messaggi attraverso i mass-media e trasformare il pubblico in consumatori.

Senza rendercene conto abbiamo memorizzato e canticchiato o citato e inserito nel nostro quotidiano frasi di spot pubblicitari, “Ambrogio, la mia non è fame è più voglia di qualcosa di buono”.

1992 – Pubblicità Ferrero Rocher

Tutto iniziò con il Carosello nel 1957 che riproduceva, intramezzato da qualche sketch comico, spot pubblicitari. Poi con l’evoluzione della pubblicità siamo arrivati a veri e propri film, anche animati, che raccontano una storia all’interno della quale viene pubblicizzato il prodotto strategicamente inserito in un contesto. 

Iniziarono con i jingle, poche battute, poche distrazioni, brevi, una manciata di secondi tutti dedicati al prodotto. Ci ricordiamo ancora oggi alcune canzoni come “le stelle di negroni” degli affettati, o “Miguel son mi” dei biscotti mattutini, “brrrrrr brancamenta”, il “buonaseeeeeera” dopo la lite al telefono e tanti altri che ancora oggi riecheggiano nella nostra memoria.

Questo significa che quel tipo di pubblicità ha fatto breccia, è stata vincente e ha ottenuto il suo scopo, riuscire a far entrare il brand nella memoria a lungo termine delle persone.

Questo lo si può fare con le emozioni: una risata, una lacrima, un sorriso un brivido.

Chi non si ricorda il bambino  della chicco che va via di casa ma il cane lo va a recuperare?! ho mai comprato scarpe chicco? No. Però mi ricordo lo spot a memoria e canticchio ancora la canzone ed era 1989.

Spesso per poter “entrare” nelle nostre menti senza che ce ne rendiamo conto, viene utilizzato lo storytelling. Lo storytelling è coinvolgere il pubblico in modo empatico (termine derivato dal greco ἐν, “in”, e -πάθεια, dalla radice παθ- del verbo πάσχω, “soffro”, si intende la capacità di comprendere lo stato emotivo di un’altra persona) attraverso il racconto di una storia. Nelle pubblicità viene utilizzato a volte anche accantonando l’oggetto che si sta promuovendo, puntando sul lato umano che si cela dietro a quel marchio, mostrando la parte sensibile che lo circonda.

Le emozioni sono la base di una pubblicità di successo. Quindi avremo la felicità, la tristezza, la rabbia, la commozione, l’innamoramento, gli affetti familiari, la paura. tutti stimoli al nostro cuore e a nostro cervello che lavorano su un emisfero emotivo.


Se associ una emozione, qualsiasi essa sia, ad un brand ti sarà più facile ricordarlo. Infatti esistono due tipi di marketing: tradizionale e emozionale: il primo punta sul consumatore come acquirente, quindi ha come obiettivo la descrizione del prodotto con le sue caratteristiche soddisfacenti e i relativi benefici che il consumatore può trarne. Il secondo considera il pubblico dal lato umano desiderosi di provare emozioni.

Quindi che sia il fatidico “c’è nessuuuuuuno” della particella di sodio nella bottiglia che ci ha perseguitato per mesi, o il “sei belliffffffima” delle prime video chiamate o la tenerezza del bimbo che aspettava il pupazzo a lavare nella lavatrice, viviamo pensando e ricordando le pubblicità. Per quanti mesi la gente ha detto “sono finteeeeee” riferendosi allo spot delle mentine frisk, ma gli esempi sono infiniti come le pubblicità alle quali assistiamo.

Alcune più discutibili come il naufrago di qualche anno fa che, sull’isola deserta a morire di fame, si ricorda dei manicaretti della moglie con la carne in scatola e non una teglia di lasagne o una parmigiana…la moglie che non è bona e deve aprirgli la carne in scatola!

Che si odino o che si amino sono fatte di strategia, per stimolare l’attenzione, scaturire una reazione e condurci inesorabilmente, nolenti o volenti, a scegliere quel prodotto o a volerlo provare solo per curiosità.

Carlotta Cigliana
Scritto da

Non mi descrivo mai perché non sono gentile con me stessa

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