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Taibatsu, le punizioni corporali dei giovani atleti giapponesi

Tra i riferimenti sportivi delle generazioni cresciute negli anni ’80 e ’90, non possiamo non citare i mitici protagonisti degli anime giapponesi.


Protagonisti di queste serie animate erano giovani ragazzi delle scuole medie nipponiche dotati di talenti innati e straordinari per qualunque tipo di sport – i più gettonati erano soprattutto calcio e pallavolo – che dopo enormi sacrifici e anni di angoscianti allenamenti riuscivano a coronare il loro sogno agonistico.

Tra un match e l’altro, partite durissime giocate senza esclusione di colpi per portare a casa – quando andava bene – il trofeo interscolastico, vi era sempre una figura controversa in questi anime: l’allenatore. Quest’ultimo, salvo poche eccezioni, era spesso rappresentato da uomini burberi e crudeli, che decidevano di investire nella formazione di questi piccoli prodigi sottoponendoli ad allenamenti sfibranti, crudeli, che non risparmiavano ceffoni assortiti quando i nostri eroi, fisiologicamente, si abbandonavano a legittimi fallimenti.

Come non ricordare, ad esempio, le percosse del tarchiato e severo Mister Daimon di Mila e Shiro alle sue giocatrici? Schiaffi, bastonate, pugni, ad ogni set perso si ripeteva la solita mattanza. Che il suo intento fosse nobile lo capiva solo lui. Il suo brutto carattere, nell’anime, porta Mila verso nuovi team e nuovi allenatori, salvo poi ritrovarlo in nazionale dove il Mister, ormai soddisfatto per l’ingaggio milionario, passa tra le fila dei “buoni” con relativo condono degli episodi di violenza.


Beh, si tratta di un anime, quindi di finzione, direte voi. In realtà no. La figura dell’allenatore di sport per ragazzi in Giappone è da sempre al centro di numerose polemiche per via di una pratica, chiamata “Taibatsu“, che oggi scopriamo essere tutt’altro che un espediente narrativo confinato agli anime, e che anzi, proprio per essere così diffuso a livello sociale, è stato rappresentato (seppure in modo “soft”) in varie espressioni della cultura giapponese come, appunto, le serie animate che ci intrattenevano da bambini.

mila e shiro
Mister Daimon schiaffeggia Mila

Lo “Taibatsu” nella realtà

Oggi, nella settimana in cui sarebbero cominciati i Giochi Olimpici di Tokyo 2020, Human Rights Watch ha pubblicato un report dal titolo “‘I Was Hit So Many Times I Can’t Count’: Abuse of Child Athletes in Japan” (Sono stato colpito così tante volte che ho perso il conto: Abuso degli atleti bambini in Giappone), in cui si denuncia il gravissimo stato di violazione dei diritti umani dei giovani atleti giapponesi, vittime abituali di abusi fisici, sessuali e verbali dai loro allenatori, che hanno portato molti di loro addirittura a togliersi la vita.

Il rapporto di Human Rights Watch raccoglie le testimonianze di circa 800 ex atleti giapponesi, olimpici e paralimpici, in più di 50 sport, che hanno riferito di abusi e molestie subite dai loro allenatori, anche a sfondo sessuale, con conseguenze terribili riportate nel lungo periodo come depressione, disabilità fisiche e traumi. Sono stati circa 50 gli ex atleti intervistati di persona, mentre gli altri hanno risposto ad un questionario online.

La partecipazione allo sport dovrebbe offrire ai bambini la gioia del gioco e un’opportunità di sviluppo e crescita fisica e mentale“, inizia il rapporto. “In Giappone, tuttavia, la violenza e gli abusi fanno troppo spesso parte dell’esperienza dell’atleta bambino. Di conseguenza, lo sport è stato causa di dolore, paura e angoscia per troppi bambini giapponesi.” – e continua – “Gli atleti intervistati da Human Rights Watch hanno descritto una cultura dell’impunità per gli allenatori violenti. Dei recenti intervistati di atleti minorenni che hanno subito abusi, tutti, tranne uno, hanno riferito che non ci sono state conseguenze note per l’allenatore.

Secondo il rapporto, nel 2012 un giocatore di basket delle scuole superiori di 17 anni a Osaka si è tolto la vita dopo aver subito ripetuti abusi fisici da parte del suo allenatore. Mesi dopo, l’allenatore della squadra di judo femminile olimpica si è dimesso tra le accuse di aver abusato fisicamente degli atleti in vista delle Olimpiadi di Londra del 2012.

Il proliferare di casi di violenza, e la candidatura del Giappone ad ospitare i Giochi del 2020, hanno portato all’introduzione di diverse riforme volte a sradicare il taibatsu, come la dichiarazione sull’eliminazione della violenza nello sport del 2013, che ha sollecitato le organizzazioni a monitorare lo stato psichico degli atleti e istituire sistemi di segnalazione per le vittime, come le help line telefoniche. Queste “linee guida” si sono rivelate in ogni caso opzionali, e non vere e proprie regole. I progressi registrati negli anni sono stati disomogenei e non monitorati, e cosa più grave è che non c’è un sistema di segnalazioni obbligatorie su reclami, o statistiche sugli abusi.

Nonostante questo, gli attivisti di Human Rights Watch che hanno cercato riscontri su dati e segnalazioni ricevute telefonicamente, a livello locale e federale, hanno comunicato sul report l’inaccessibilità degli stessi. Con poche eccezioni, le federazioni hanno rifiutato di rispondere.

Per porre fine all’abuso di bambini atleti in Giappone, il paese avrà bisogno di un approccio unificato, guidato da mandati e standard chiari“, aggiunge il rapporto. “Per iniziare, il governo dovrebbe vietare esplicitamente qualsiasi forma di abuso come tecnica di coaching nello sport e istituire un Japan Center for Safe Sport, un organismo indipendente incaricato esclusivamente di affrontare l’abuso di minori nello sport. Tale organismo dovrebbe avere la responsabilità di creare e mantenere standard per la protezione dell’atleta minore e dovrebbe fungere da autorità amministrativa centrale per indagare sulle richieste di abuso e emettere sanzioni proporzionate contro gli allenatori abusivi. I casi di abuso che comportano comportamenti criminali dovrebbero anche essere segnalati alla polizia e ai pubblici ministeri per indagini penali simultanee.


human rights watch giappone

Le testimonianze del rapporto

Abbiamo selezionato qui alcuni casi di cui si legge nel report di HRW, consultabile qui per intero.

Tutti [nella mia squadra attuale] hanno sperimentato il taibatsu. Stavo giocando a baseball come lanciatore …. L’allenatore mi ha detto che non ero abbastanza serio con la corsa [durante gli allenamenti], quindi siamo stati tutti chiamati dall’allenatore e sono stato colpito in faccia di fronte a tutti. Stavo sanguinando, ma non ha smesso di colpirmi. Ho detto che il mio naso sanguinava, ma non si è fermato.
Daiki, 23 anni, atleta professionista, ha parlato della sua esperienza giocando a baseball nella scuola media nella regione di Kyushu

Usiamo un berretto per la pallanuoto. Gli atleti sono stati trascinati fuori dalla piscina dalla cinghia del cappuccio, soffocandoci. Un’altra punizione consiste nello spingerci sott’acqua, quindi non abbiamo potuto respirare … È come essere al militare”.
Keisuke W. (pseudonimo), 20 anni, ex giocatore di pallanuoto d’élite

Quasi ogni giorno dopo l’allenamento, l’allenatore vedeva l’atleta di punta, Chieko T., si incontrava nella sua classe, dove le faceva togliere tutti i suoi vestiti e toccava il suo corpo nudo, dicendo che lo stava facendo come “trattamento”. “[Ogni volta] volevo vomitare, il suo odore, mani, occhi, viso … voce, odiavo tutto di lui.
Chieko T. (pseudonimo), un’atleta di 20 anni proveniente dal Giappone orientale. Il suo allenatore l’ha maltrattata sessualmente mentre sosteneva che stesse curando la sua spalla lussata

Mi diede un pugno sul mento sanguinavo in bocca. Mi sollevò per il colletto della camicia. Il 90 percento dei miei compagni di squadra ha subito abusi fisici … Ci dicevamo “Non sei ancora stato picchiato, quando è il tuo turno?” Shota C. (pseudonimo), 23 anni, ex giocatore di baseball del liceo nella prefettura di Saitama

L’allenatore scalciava i giocatori e lanciava loro la palla da vicino. Quando i giocatori indossavano il casco, l’allenatore colpiva i giocatori sul casco con la mazza come punizione per errori sul campo.
Tsukuru U. (pseudonimo), 20 anni, giocatore di baseball delle scuole medie e superiori a Kanagawa

Non ricordo di essere mai stata elogiata dal mio allenatore. Ogni giorno ho pensato a come non essere colpita dall’allenatore. Non ho mai pensato che la pallavolo fosse divertente … Odiavo la pallavolo da giocatrice.
Naomi Masuko, ex giocatrice di pallavolo della squadra nazionale femminile del Giappone. Nel 2015, Masuko ha organizzato un torneo di pallavolo per parlare degli abusi degli allenatori. Ha parlato dell’abuso dell’atleta come di un ciclo da interrompere: “Quando ero più grande, ho parlato con il mio allenatore – e ha detto che la sua generazione era molto peggio. Quindi, dalle sue parole, finalmente capisco che questa esperienza è una catena. Ed è nostro compito spezzare la catena.

Tsubasa Araya, giocatore di pallavolo del liceo di 17 anni della prefettura di Iwate, si è tolto la vita a luglio 2018 in seguito a quella che i suoi genitori chiamano “violenza verbale” del suo allenatore

Il rapporto parla anche di un giovane giocatore di ping pong di scuola media di 15 anni della prefettura di Ibaraki, che si è tolto la vita, lasciando scritto in una nota che il suo allenatore aveva costantemente minacciato di “picchiarlo” o “ucciderlo” .

Nel 2013, inoltre è emerso un video che mostra un allenatore di baseball della scuola superiore della prefettura di Aichi che schiaffeggia ripetutamente i giocatori della sua squadra, mortificandoli con insulti e costringendoli a ripetere. Nel video, l’allenatore vede colpire almeno cinque giocatori abbastanza forte da far vacillare gli atleti adolescenti all’indietro.

Ma il taibatsu non si esprime solo con le percosse o le molestie. Centinaia di ragazzi intervistati hanno dichiarato di aver subito violenze psichiche e forzati a prove di resistenza legate a cibo e acqua.

C’è chi racconta di aver dovuto mangiare obbligatoriamente tutto il cibo ordinato dall’allenatore direttamente nei campi (pena l’esclusione dalla squadra), di essere stato punito con il divieto di bere acqua dopo estenuanti allenamenti al sole (con conseguenti colpi di calore), addirittura di subire il taglio obbligatorio dei capelli dai giocatori senior (“detti “senpai”) per essere arrivati agli allenamenti in ritardo.

La condanna di Human Rights Watch

Con i Giochi del 2020 in ritardo di un anno a causa della pandemia di Covid-19, HRW ha invitato il Giappone a intraprendere “azioni decisive” per fermare l’abominevole pratica del taibatsu.

Il Giappone ha un’opportunità unica per mostrare al mondo come si prende cura dei suoi atleti bambini e per guidare lo sport in sicurezza per tutti“, recita il rapporto. “In tal modo, il Giappone onorerebbe il suo impegno a porre fine alla violenza contro i bambini. Intraprendere azioni decisive vuol dire proteggere i bambini e informare gli allenatori violenti che il loro comportamento non sarà più tollerato. Il Giappone fungerà così da modello per come altri paesi dovrebbero porre fine all’abuso sui minori nello sport.

Nella vicenda è intervenuto anche il Comitato Olimpico Internazionale, che ha così commentato: “Purtroppo le molestie e gli abusi fanno parte della società e si verificano anche nello sport. Il CIO sta insieme a tutti gli atleti, ovunque, per affermare che l’abuso di qualsiasi tipo è contrario ai valori dell’Olimpismo, che richiede rispetto per tutti nello sport. Tutti i membri della società hanno pari diritto al rispetto e dignità, così come tutti gli atleti hanno il diritto a un ambiente sportivo sicuro, giusto, equo e libero da ogni forma di molestia e abuso ”.

Nicola Napoletano
Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Adoro il mare azzurro, i film di François Truffaut, il vino rosé e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo soprattutto di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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