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Tanzania, Magufuli “bulldozer” calpesta diritti umani tra censura e autoritarismo

Secondo quanto riferito da Amnesty International e Human Rights Watch in due rapporti pubblicati nella giornata di ieri, in Tanzania si assiste in maniera crescente ad una deliberata repressione dei diritti umani internazionali da parte del presidente John Magufuli.


Salito al potere nel 2015, la politica di Magufuli ha portato all’approvazione di leggi che limitano fortemente la libertà di stampa, bloccano le attività delle ONG sul territorio del Paese e inibiscono il potere dei partiti di opposizione, portando il governo ad essere una sorta di dittatura de facto.

A subire un pericoloso dietrofront sono state anche le discussioni pubbliche su questioni relative ai diritti umani e l’attivismo della società civile, che la forte deriva autoritarista sta di fatto sopprimendo in tutto il paese. Pare, infatti. che Magufuli si stia spianando la strada per una vittoria sicura alle elezioni del 2020, azzerando la possibilità di qualsivoglia confronto politico contro il partito al potere. Ciò avrebbe portato a “drogare” l’esito dei sondaggi politici, condizionati dalla censura e da uno Stato di polizia costante.

La censura blocca la libertà di stampa anche in rete

Nei rapporti di Amnesty e HRW, contenenti anche interviste a dozzine di funzionari governativi, giuristi, accademici, diplomatici, leader religiosi e giornalisti, si scopre che dal 2015 è stata vietata la distribuzione di ben cinque giornali per contenuti “critici”. Tra questi, il maggiore giornale in lingua inglese della Tanzania, The Citizen.


Oltre alla carta stampata, la censura ha agito anche attraverso i social media: il Cybercrime Act, legge approvata nel 2015 ufficialmente per combattere e punire hackeraggio, possesso di materiale online illegale, crimini d’odio in rete e proteggere la proprietà intellettuale, è stato invece utilizzato per perseguire giornalisti e attivisti sui social network, censurando articoli critici contro il governo spacciati come “fake news“.

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La distribuzione del periodico “The Citizen” è stata sospesa in Tanzania

Ai cittadini è anche negato l’accesso ad informazioni statistiche indipendenti: in questo modo lo Stato controlla il tipo e la quantità di informazioni sui suoi canali ufficiali, operando una selezione a monte dei report accessibili. In altre parole, si possono conoscere solamente le statistiche autorizzate dal Governo (sondaggi politici, indici economici, indici di sviluppo).

Opposizione politica azzerata

Nel luglio 2016, il presidente Magufuli ha inoltre annunciato un “divieto generale di attività politiche” fino al 2020. Il divieto è stato applicato in modo selettivo contro i politici dell’opposizione, molti dei quali sono stati arrestati con accuse inventate. A questi ultimi è stato vietato di fare campagne elettorali al di fuori dei collegi.

Come se non bastasse, quest’anno la nuova legge che regola l’organizzazione dei partiti politici ha permesso al Governo, attraverso un funzionario da lui nominato, di godere di ampi poteri come annullare la registrazione dei partiti, chiedere informazioni complementari e sospendere leader politici.

Il commento di Amnesty e Human Right Watch

Stiamo assistendo a una pericolosa tendenza repressiva che si sta intensificando in Tanzania“, ha affermato Roland Ebole, ricercatore della Tanzania di Amnesty Internationalin quanto le autorità stanno negando ai cittadini il loro diritto all’informazione amministrando solo le verità non sanzionate dallo Stato“.

Sia Amnesty che HRW hanno invitato il governo della Tanzania a “abbandonare immediatamente e incondizionatamente tutte le accuse mosse contro giornalisti e politici semplicemente per aver esercitato i loro diritti alla libertà di espressione e di associazione“.

Ovviamente, è strenua e costante la lotta del Partito di Governo alla comunità omosessuale.

Il prezzo immorale del boom economico

Eppure, il presidente “Bulldozer” Magufuli sta traghettando la Tanzania verso un boom economico che fino a qualche anno fa sembrava insperato. La crescita galoppante del Pil (7% in media all’anno), l’inflazione in continua diminuzione, l’incremento delle entrate fiscali (+3%), la diminuzione della disoccupazione (2%), sembrerebbero dare l’idea di un paese moderno e in forte espansione.


Non mancano le grandi opere: circa 30 progetti sono in cantiere, come la costruzione del più grande stadio dell’Africa e una nuova diga, la seconda più imponente del continente. A fronte di questo, tuttavia, è diminuita la spesa per l’istruzione pubblica. La mancanza di infrastrutture scolastiche, dovuta anche all’azzeramento delle tasse dell’istruzione, rende del tutto inadeguata l’offerta didattica rispetto a quanto necessario: molti insegnanti si sono ritrovati con i loro allievi a fare lezione in ambienti esterni privi di strutture appropriate.

fonte: Al Jazeera

Nicola Napoletano
Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Adoro il mare azzurro, i film di François Truffaut, il vino rosé e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo soprattutto di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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