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Tears for fears - The seeds of love

Spettacolo

TEARS for FEARS – La psichedelia flower power di “The seeds of love”

Tornano gli appuntamenti della “Storia della musica” di BL Magazine a cura di Maxi Maximilian


I Tears for fears, duo inglese da annoverare tra i gruppi più importanti degli anni Ottanta (Roland Orzabal e Curt Smith, il lato umano del synth-pop) hanno dimostrato come si possa coniugare un’accentuata sensibilità pop con testi pieni di inquietudine ed arrangiamenti musicali molto raffinati e complessi.

Dopo il successo planetario dei primi album, realizzare The seeds of love fu per il duo un’impresa massacrante.

Copertina The seeds of love

1989, i Tears for fears incidono The seeds of love

I due si chiusero in studio per oltre un anno di registrazioni, spendendo cifre astronomiche (oltre un milione di sterline) facendo e disfacendo in continuazione le tracce (ci vollero quindici giorni solo per l’editing della batteria nel brano “Badman’ song“) e registrando un’enorme quantità di materiale.

Il lavoro che uscì alla fine di questo lunghissimo travaglio era molto diverso dai precedenti The Hurting e Songs from the big chair dove il gruppo esplorava situazioni derivanti da traumi infantili, rabbia ed angoscia che evocavano atmosfere oscure.

Nell’album infatti ci sono espliciti omaggi ai Beatles (Sowing the seeds of love) e in generale al mondo della psichedelia “flower power“ con testi ispirati ai principi di pace e di amore e rifiuto totale della guerra, e il duo naturalmente non rinuncia a puntare il dito contro le crescenti tensioni dovute al governo di Margaret Thatcher e ai problemi legati alla fame nel Terzo Mondo.

I brani si susseguono l’uno all’altro senza alcuna interruzione d’atmosfera, sembra quasi di ascoltare un unico brano molto lungo, una suite.

Otto canzoni: una girandola di suoni assolutamente accattivante e affascinante. Tra le sorprese del disco spicca la scoperta della voce di Oleta Adams (notata mentre cantava nel bar di un hotel a Kansas-City) la cui iniezione di soul-gospel rende Badman’s song davvero indimenticabile.

Splendido anche il “pastiche” beatlesiano di Sowing the seeds of love, un autentico labirinto di citazioni dei Fab four (persino nei lanci della batteria copiati da Ringo Starr) che riesce a suonare divertente ed autentico.

Sarà l’ultimo capolavoro dei Tears for Fears.

Il resto dell’album è pieno di riferimenti alla “black music”: vivo ed intenso il gospel “Woman in chains”con Phil Collins alla batteria (ancora una volta la voce della Adams impreziosisce il tutto ), “Standing In The Corner Of The Third World” mette in luce il basso fretless (cioè un basso privo di tasti) di Palladino.

Famous last words” è una ninna-nanna dal sapore malinconico. “Advice for the young at heart” (terzo singolo dell’album) un gioiellino pop che arriva dritto al cuore.


Roland Orzabal e Curt Smith

Il chitarrista Roland Orzabal e i bassista Curt Smith dei Tears for fears

Il pubblico accolse trionfalmente il nuovo lavoro proiettandolo in cima alla Top Ten americana ed inglese ed il disco collezionò un numero incalcolabile di dischi di platino.

Tracklist

  1. Woman in Chains
  2. Badman’s Song
  3. Sowing the Seeds of Love
  4. Advice for the Young at Heart
  5. Standing of the Corner of the Third World
  6. Swords and Knives
  7. Year of the Knife
  8. Famous Last Words

Durata: 47:52

Data di uscita: 27 settembre 1989

Etichetta: Mercury Records, Fontana Records

Formazione: Roland Orzabal – voce, chitarra, tastiere; Curt Smith – voce, basso, tastiere; Manny Elias, Simon Phillips, Manu Katché, Phil Collins – batteria; Ian Stanley – tastiere

 

 

a cura di Maxi Maximilian

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