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Terni: una minigonna ti salverà.

Sono passati ormai giorni dal clamore suscitato da una ordinanza nella città di Terni che ha fatto indignare non poche persone, soprattutto le donne, e non tende a diminuire.


Sto parlando dell’ordinanza del sindaco leghista Leonardo Latini, approvata in realtà il primo di Ottobre, in cui si vieta alle donne di indossare minigonne o scollature, più in generale “abiti indecorosi o indecenti”, al fine di contrastare il degrado e la prostituzione.

Nonostante la bufera e le critiche che si sono moltiplicate sui social, il sindaco non ha alcune intenzione di ritirare l’ordinanza, facendo appello alle altre città, come Rimini, che hanno approvato delle ordinanze simili se non uguali.

Il problema non è dunque la città Umbra di per se, ma ha un respiro più ampio, un modo di pensare che anche alcune amministrazioni di centro-sinistra hanno. Il modo di approcciarsi al fenomeno della prostituzione è complesso, anche all’interno degli ambienti femministi e transfemministi, e rarissime volte, se non mai, viene risolto in maniera intelligente ed efficace, perché bisognerebbe portare avanti un lavoro culturale e sociale a lungo termine, e alle amministrazioni basta purtroppo il mostrare solo il pugno di ferro per un pugno di voti in più.

Mettere una pezza, nascondere la polvere sotto il tappeto senza guardare il fenomeno nella sua interezza non risolverà una problematica (lo sfruttamento, non la prostituzione di per se) radicata nel tempo e nei territori. Non sarà certamente un cambiamento di abito (banalmente, si può continuare a fare quel lavoro anche in tuta, volendo) a venire a capo della questione, soprattutto se non vengono considerati dei provvedimenti per i clienti, che sono in realtà molto più liberi di scegliere rispetto a chi è vittima di tratta.

Impedire a tutte le donne di indossare un certo tipo di vestiario nel nome del decoro, come se una minigonna fosse indecorosa, è la classica strumentalizzazione passivo aggressiva, una micro aggressione percepibile solo per chi subisce la limitazione della propria libertà, senza avere alcun tipo di risultato se non quello di rimanere illusi di aver contribuito ad una problematica che non si risolverà con un divieto.

La questione di Terni però fa scaturire un ulteriore osservazione: se questo tipo di ordinanza è stato approvato anche in alcune amministrazioni centro-sinistra, perché ci stiamo facendo sentire solo ora che il sindaco di Terni è leghista?

Ecco che qui invito, chi vuole, a riflettere su come troppo spesso anche dall’altra parte, la “nostra” parte, vige un certo tipo di tifoseria politica, o meglio partitica, perdendo totalmente il senso dell’ideologia.


Pur di avere ragione si sta perdendo di vista anche lo spirito critico all’interno dei partiti di sinistra, fondamentale per una evoluzione femminista che troppo spesso in quegli ambienti manca.

Scritto da

Attivista Politica, Femminista Intersezionale, Ally, Ecologista. Speaker e Autrice su Radio Città Pescara - Popolare Network.

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