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Human Rights

Trascrizione delle nozze gay contratte all’estero: accolto il ricorso in Cassazione

La coppia gay che si era sposata a Barcellona e aveva ottenuto la trascrizione a Roma, si è vista poi annullata tale trascrizione dal Viminale.


Ricorderete di certo la cerimonia svoltasi in Campidoglio il 18 ottobre 2014 in cui Ignazio Marino, all’epoca sindaco della capitale, aveva proceduto alla trascrizione di 16 matrimoni contratti all’estero di altrettante coppie gay, sfidando l’allora Ministro dell’Interno Angelino Alfano e la CEI, che aveva espresso profondo dissenso all’iniziativa di Marino bollandola come “arbitraria e inaccettabile presunzione“.

Ne seguì l’annullamento da parte del Prefetto Pecoraro su spinta proprio di Angelino Alfano, pochi mesi dopo.

Annullamento al quale la coppia composta da Costanza e Monia, sposate a Barcellona, ha fatto prontamente ricorso al Consiglio di Stato.

Tuttavia anche il Consiglio di stato negò la trascrizione alle donne, puntualizzando che la materia fosse al di fuori della competenza dei prefetti e delle circolari del Viminale, che di fatto contraddicevano l’operato dei sindaci.

Palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato (Roma)

La sentenza

Oggi è stata depositata la sentenza n. 16597 della Cassazione, che ha accolto il ricorso delle due donne il cui matrimonio contratto all’estero è stato trascritto dal sindaco Marino nel 2014.

La sentenza afferma che il Consiglio di Stato si pone oltre la propria giurisdizione quando respinge l’originario ricorso delle due donne contro l’annullamento dell’atto, e che la questione investe i diritti della persona, materia di competenza del giudice ordinario e non di quello amministrativo, che può conoscerla solo in via incidentale.

Il ricorso della coppia è accolto perché la decisione del Consiglio di Stato risulta preclusa dall’articolo 8, seconda comma, cpa, secondo cui sono riservate all’autorità giudiziaria ordinaria le questioni pregiudiziali che riguardano lo stato e la capacità della persone.

E quindi illegittimo che il Consiglio di Stato sostenga che il matrimonio tra individui dello stesso sesso contratto all’estero non produca effetti e sia quindi inidoneo a costruire lo stato delle persone interessate e dunque soggetto a una “soluzione” amministrativa e non al controllo del giudice.

Tuttavia, per quanto sia assodato che il giudice amministrativo conosce di tutte le questioni pregiudiziali e incidentali che riguardano i diritti, la decisione del Consiglio di Stato verte su di una premessa che non può essere accertata in via incidentale perché l’inesistenza o invalidità delle nozze gay perché le parti non sono di sesso diverso.

Adesso la parola torna al Consiglio di Stato.

(fonte: Italia Oggi)

Nicola Napoletano
Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Adoro il mare azzurro, i film di François Truffaut, il vino rosé e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo soprattutto di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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