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Human Rights

“Troppo testosterone per le Olimpiadi”, Caster Semenya contro la World Athletics

L’atleta mezzofondista Caster Semenya ha perso l’appello contro la World Athletics che la costringerebbe ad abbassare artificialmente i suoi livelli di testosterone per competere alle Olimpiadi di Tokyo in programma l’anno prossimo.


Sono molto delusa“, ha dichiarato la Semenya. “Mi rifiuto di lasciare che World Athletics mi droghi o di impedirmi di essere quello che sono.

La World Athletics: “performance schiaccianti, abbassare testosterone”

Sono anni diversi anni che la vicenda di Caster viene rimbalzata nei vari gradi dei tribunali sportivi internazionali. Vincitrice di due medaglie d’oro olimpiche e tre mondiali, pur essendo a tutti gli effetti biologicamente donna e cisgender, la Semenya ha catturato l’attenzione dei media per il suo aspetto mascolino e le performance vincenti, in cui ha dimostrato una superiorità schiacciante rispetto alle sue avversarie e che hanno messo in discussione, per molti giudici sportivi, la sua effettiva identità di genere.

I risultati di alcuni test medici avevano reso noto che i livelli di testosterone nel sangue di Caster fossero più alti della media di qualunque altra donna cisgender, e che quindi la donna fosse affetta da iperandrogenismo. Purtroppo, nel 2019, la World Athletics (già IAAF) ha emesso un regolamento richiedendo alle partecipanti alle gare femminili dei 400, 800 e 1500 metri di mantenere un basso livello di testosterone, prevedendo sei mesi di terapia ormonale se i livelli naturali di testosterone delle atlete fossero sopra la media.

C’è però da dire che le tre gare previste fossero proprio le specialità della Semenya: la circostanza ha indotto tutti a pensare che questo regolamento sia stato realizzato appositamente per escluderla.

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RIO DE JANEIRO, BRAZIL – 18 AUGUST : Caster Semenya dal South Africa nella semifinale degli 800 metri (Photo by Ezra Shaw/Getty Images)

Il ricorso ai tribunali sportivi

Caster non si è data però per vinta, portando il suo caso prima davanti alla Corte Arbitrale dello Sport – purtroppo senza buon esito – e poi presentando ricorso alla Corte suprema svizzera, che ha temporaneamente bloccato la sentenza del tribunale inferiore per poi riconfermarla.

Gli avvocati di Caster Semenya hanno specificato che la condizione di intersessualità è solo una delle tante varianti genetiche che gli atleti possono presentare, e le donne con altre “variabili genetiche” non devono essere costrette a sottoporsi a cure mediche per rimuoverle, al fine di competere.

Secondo il regolamento vigente, dunque, a Caster, che non desidera più sottoporsi ad alcun intervento medico per modificare la sua natura, non sarà data la possibilità di difendere il titolo di campionessa olimpica negli 800 mt ottenuto nel 2012 a Londra e nel 2016 a Rio.

Escludere le atlete o mettere in pericolo la nostra salute solo a causa delle nostre capacità naturali mette World Athletics dalla parte sbagliata della storia“, ha riferito dopo che la sentenza è stata emessa. “Continuerò a lottare per i diritti umani delle atlete, sia in pista che fuori, finché non saremo tutti in grado di correre liberi come siamo nati. So cosa è giusto e farò tutto il possibile per proteggere i diritti umani fondamentali, per le ragazze di tutto il mondo“.

Per contro, la World Athletics ha accolto con soddisfazione la sentenza della Corte Suprema affermando che l’organizzazione ha “combattuto e difeso la parità di diritti e opportunità per tutte le donne e le ragazze nel nostro sport oggi e in futuro“.

L’intervento delle Nazioni Unite

Ravvisando nella faccenda di rilievo internazionale una violazione dei diritti individuali, è intervenuto il 3 luglio scorso anche il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, che in un rapporto ha invitato i Comitati Olimpici Nazionali ad opporsi alle politiche atletiche che spingono gli atleti intersessuali a sottoporsi a interventi medici “non necessari” o a terapie farmacologiche volte a ridurre i livelli ormonali in una gamma corrispondente a concorrenti di un certo sesso.

Il rapporto afferma che gli organi di governo dell’atletica dovrebbero “rivedere, rivedere e revocare le norme e i regolamenti di ammissibilità che hanno effetti negativi sui diritti degli atleti, compresi quelli che si rivolgono agli atleti con variazioni intersessuali“.


Per Caster Semenya, dunque, si preannuncia il ritiro dal mondo dell’atletica.

Fonte: LGBTQ Nation

Nicola Napoletano
Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Adoro il mare azzurro, i film di François Truffaut, il vino rosé e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo soprattutto di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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