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Spettacolo

TWO MOTHERS (2013)

TWO MOTHERS resta una piacevole folata di vento caldo che avrebbe la pretesa di scavare nelle profondità dell’animo femminile, ma ne tocca solo la superficie. Ecco perché annega nell’angolo di #LumierePerdonali.


Tra paradisiaci scorci australiani, Lil e Roz fanno amicizia in tenera età.
Cresciute e divenute madri di due splendidi figli, condividono ogni cosa.
Passano gli anni e Lil si trova improvvisamente vedova.
Intanto anche i due giovani ragazzi, Tom e Ian, si legano sempre più finché non accadrà l’irreparabile: i due amici inizieranno una relazione sessuale  l’uno con la rispettiva madre dell’altro.

Dopo le ottime prove di “NATHALIE” (2003) e “COCO AVANT CHANEL” (2009), la regista francese Anne Fontaine Sibertin-Blanc torna a far parlare di sé con questo “scandalo sotto il sole”.

Nonostante le ispirate ambientazioni e un cast importante, a mancare è la tensione narrativa: assistiamo a un giocare con delle bombe che non scoppiano mai.
Lo scorrere del tempo non può giustificare quelle che sono le naturali pulsioni e le “peccaminose” alterazioni che subiscono i rapporti di questo quartetto.

Volendo accettare che i due attori chiamati a interpretare i rispettivi figli sembrino usciti da una rivista di moda, nella loro statuaria bellezza sono privi di qualsiasi velleità recitativa, interpretati da Xavier Samuel (vedi “SHARK 3D”) e James Frenchville (vedi “ANIMAL KINGDOM“); sorvolando sul fatto che le due donne (le sempre brave Naomi Watts e Robin Wright) invece nel corso di una ventina di anni pare non invecchino neppure di un giorno; il film precipita in un copione rubato a un qualsiasi episodio di BEAUTIFUL.

Così tutto ciò che a noi comuni mortali  (tempo, lutti, rivalità, invidie, errori fatali) potrebbe scavare solchi profondi sulla pelle di un viso carico di preoccupazioni e di dubbi amletici e di notti passate a piangere, così come potrebbe mettere in difficoltà la nostra stabilità mentale; nel film  tutto quanto avviene pare non lasciare segni o cicatrici, giusto forse il segno dell’abbronzatura.

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Ossessionato dal trovare delle costanti nelle incostanze degli intenti di noi esseri umani, quando non mi trovo a contemplare le stelle, mi piace perdermi dentro a un film o a una canzone.

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