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Yoweri Museveni, presidente dell'Uganda (immagine CNN)

Mondo

Uganda, il presidente omofobo Museveni è stato riconfermato al potere

All’età di 76 anni, Yoweri Museveni è stato rieletto presidente dell’Uganda.


La notizia è giunta nella giornata di ieri con l’ufficializzazione dei risultati delle elezioni del 14 gennaio, che hanno trionfare il leader ugandese con il 58,64% dei voti.

Si tratta dell’ennesima riconferma per il presidentissimo ugandese, ininterrottamente al potere dal 1986: un regno de facto, costruito sulle briciole di una società all’epoca martoriata da colpi di Stato e lotte sociali, oggi feudo di autocrati con uno dei più alti tassi di corruzione al mondo.

Mai come in questa tornata elettorale si è consumato un duro scontro generazionale tra la vecchia guardia al potere e i giovani ugandesi (l’età media in Uganda è 16 anni), decisi a riporre le speranze di cambiamento in Robert Kyagulanyi, una nota pop star locale nota come Bobi Wine, che si è difeso con il 34% dei voti.

“I gay in Uganda non perseguitati”, ma la realtà è diversa

Durante la campagna elettorale Wine ha più volte invitato Museveni a dimettersi, accusandolo come responsabile per la corruzione, la disoccupazione cronica e i servizi pubblici poveri in tutta la nazione dell’Africa orientale. Museveni, per tutta risposta, ha accusato l’opposizione di essere sostenuta da agenti stranieri e dalla lobby gay, che insieme avrebbero “iniziato una insurrezione che avrebbe seminato il caos in tutto il paese“.

È proprio instillando nei suoi seguaci il seme dell’odio verso un nemico comodo e fragile, la comunità lgbt+, che la macchina del fango di Museveni ha colpito Wine a più riprese. L’insostenibile retorica anti-gay, i discorsi d’odio omofobico additando le persone gay come “deviate“, la minaccia di colonizzazione ideologica da parte di gruppi pro LGBT+ stranieri sono stati i punti focali di una campagna elettorale atta esclusivamente a screditare il proprio avversario più che a proporre contenuti per il nuovo quinquennio.

Intervistato dalla CNN, Museveni ha mosso accuse di un nuovo “imperialismo sociale” verso l’Africa: [Wine] riceve molto incoraggiamento da stranieri e omosessuali. Gli omosessuali non sono nuovi in ​​Africa. Sono qui. Li conosciamo. Ma abbiamo una visione diversa di loro. Pensiamo che siano persone deviate dal normale. Non vengono uccisi, non vengono perseguitati, ma non li promuoviamo. Non promuoviamo e ostentiamo l’omosessualità come se fosse uno stile di vita alternativo“.

Bobi Wine (Photo by JOEL SAGET / AFP)

La realtà, però, dice il contrario. L’Uganda è uno dei paesi più omofobici del mondo e nel 2014 lo stesso Museveni si è reso promotore di una legge durissima che punisce le persone omosessuali (e in particolare quelli affetti da HIV) con l’ergastolo. In un intervento alla CNN, Museveni ha stigmatizzato le persone gay definendole “disgustose”. “Che tipo di persone sono? – si chiese – Non ho mai saputo cosa facessero. Recentemente mi è stato detto che quello che fanno è terribile. Disgustoso. Ma ero pronto a ignorarlo se ci fosse la prova che è così che è si è nati, anormali. […] Non ci sono prove scientifiche che l’orientamento omosessuale sia un comportamento appreso più di quanto lo sia l’orientamento eterosessuale“.


Oltre a questo, nel mirino delle leggi penali ugandesi sono finite anche le associazioni di volontariato che forniscono servizi a lesbiche, gay, bisessuali e transgender, prevedendo svariati anni di reclusione. Più recentemente, nell’ottobre 2019, il ventottenne attivista LGBT+ Brian Wasswa è stato aggredito a morte nella propria abitazione per aver creato un’associazione lgbt dal nome “Minoranze sessuali in Uganda”. L’omicidio di Wasswa, come riporta la NBCgay e di genere non conforme” era stato registrato come il quarto omicidio correlato alla comunità LGBTQ in soli tre mesi.

E non è finita qui. Circa un anno fa, durante il primo lockdown, abbiamo riportato la denuncia di Human Rights Watch aveva lanciato una nuova allerta contro l’Uganda, responsabile di tenere in custodia 19 ragazzi gay arrestati mentre cercavano soccorso in un rifugio per giovani senzatetto.

Le tensioni sono cresciute così tanto che le Nazioni Unite sono state costrette a lanciare un appello affinché le persone LGBT + ugandesi fossero trattate con rispetto e dignità, temendo che una maggiore denigrazione potesse peggiorare la violenza e ridurre l’accesso alle cure per l’AIDS. “Usare un linguaggio offensivo che descrive le persone LGBT + come” deviate “è semplicemente sbagliato“, ha detto Winnie Byanyima, capo di UNAIDS. “Lo stigma e la discriminazione basata sull’orientamento sessuale violano i diritti e tengono le persone lontane dai test per l’HIV, dal trattamento, dalla prevenzione e dai servizi di assistenza”. Sfortunatamente con Museveni che estende i suoi 36 anni di possesso nel paese, la speranza di progresso sembra scarsa per gli ugandesi LGBT +“.

I sospetti di irregolarità nel voto

Museveni ha salutato la vittoria in perfetto stile trumpiano, sostenendo la perfetta regolarità delle elezioni del 14 gennaio (definite addirittura come le più “prive di brogli” di sempre, secondo alla BBC), ma restano numerosi dubbi sollevati dall’opposizione su un blackout di internet in concomitanza allo spoglio dei risultati, accuse di manomissione e un confinamento coatto di Wine all’interno della sua casa per tutto il weekend, circondata da oltre 50 uomini delle forze di polizia.


Il New York Times, inoltre, citando il rapporto di Africa Elections Watch, ha manifestato dei dubbi sulla corretta regolarità del voto, denunciando aperture tardive nella maggior parte dei seggi elettorali, episodi di urne aperte illegalmente e l’arresto di 26 membri della società civile che stavano osservando le elezioni.

A numerosi osservatori elettorali stranieri è stato poi impedito di recarsi in Uganda per assistere alle elezioni.

Scritto da

Sono nato in Puglia, dove sono cresciuto a orecchiette, giornalini e romanzi d'appendice. Sono ebbro di vino, virtù e poesia. Oggi mi divido tra la città natale e la città Eterna. Nella vita mi collaboro con le case editrici come revisore di testi ed editor. Su BL Magazine coordino la linea editoriale e mi occupo di raccontare come vengono trattati i diritti umani e diritti lgbt+ nel mondo... e qualche volta mi distraggo scrivendo di tv e spettacolo!

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