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Spettacolo

Umberto Bindi, il cantautore dell’amore universale

Pregiudizio: Opinione senza fissa dimora e priva di documentabili mezzi di sussistenza.
(Ambrose Bierce, Dizionario del diavolo, 1911)

Una delle sue più celebri canzoni è “La musica è finita”(scritta con Nisa e Califano) ma la sua Musica (quella con la M gigantesca), la sua Arte ed il suo talento non conosceranno mai tramonto, resteranno sempre come tra le pagine più belle della musica italiana.

Parliamo di Umberto Bindi che nasce a Bogliasco, uno dei quartieri più popolosi di Genova, il 12 maggio del 1932.

Proveniva dalla Genova bene, aveva studiato pianoforte al conservatorio. Faceva parte della “scuola genovese” (quella con Gino Paoli, Sergio Endrigo, Bruno Lauzi ed appunto Bindi); un gruppo di artisti che rinnovò per sempre la musica italiana.


La prima canzone, “T’ho perduto“, Bindi la scrive nel 1950, caratterizzata dalla tonalità insolita di Re minore.

Nel 1959 Bindi incide “Arrivederci”, una canzone che sarà apprezzatissima nel corso degli anni, fino a diventare un vero e proprio “manifesto” della sua discografia. La canzone è splendida

Arrivederci
questo sarà un addio
ma non pensiamoci
con una stretta di mano
da buoni amici sinceri
ci sorridiamo per dire
arrivederci”

È il vero successo per Umberto, e subito altri interpreti decidono di inciderla (Nicola Arigliano, Ornella Vanoni, Gianni Morandi).
Il successo è enorme, e Bindi incide il primo LP per la ricordi, sulla scia del successo di “Arrivederci”: “Umberto Bindi e le sue canzoni”, che raccoglie, oltre alla più celebre, anche altre composizioni da lui scritte precedentemente e mai incise, tra le quali l’incredibile successo mondiale di “Il nostro concerto”.

“Ovunque sei, se ascolterai
accanto a te mi rivedrai
e troverai un po’ di me
in un concerto dedicato a te”

 

La canzone è un capolavoro (con testo del grande Giorgio Calabrese, autore di alcune tra le più belle canzoni italiane di sempre). 70 secondi di introduzione musicale ed una durata totale di 5 minuti e 40 secondi accompagnati da un’interpretazione di eleganza unica.

Dopo il 1960 Bindi passa alla RCA con cui realizza vari 45 giri, tra cui l’ennesima perla: “Il mio mondo” (su versi di Gino Paoli). La canzone riscuote un successo favoloso anche a livello internazionale (sarà conosciuta come You’re my world cantata da Cilla Black) e sarà interpretata da grandi artisti del calibro di Dionne Warwick e Tom Jones.


Nel 1967 sforna un altro gran pezzo oggi pietra miliare della musica italiana: “La musica è finita

Ecco, la musica è finita
gli amici se ne vanno
che inutile serata, amore mio

“La musica è finita” fu presentato da Ornella Vanoni al Festival di Sanremo del 1967 in abbinamento con Mario Guarnera. Anche questo brano sarà cantato negli anni da grandissimi interpreti.

Ma oltre a essere un grande cantautore, chi era davvero Umberto Bindi?

Bindi era un’artista sensibile, fragile, capace di scrivere canzoni di una liricità incredibile.

Ed è proprio durante questi anni che all’apice del suo successo comincia la sua caduta: la stampa si sofferma sempre più sugli anelli e sull’eccentricità di Bindi, piuttosto che sul suo talento; “perché si combina così?” si chiedevano.

Chiacchiere e maldicenze cominciano a viaggiare veloci. Sì, perché Bindi era omosessuale e non lo nascondeva affatto (peccato imperdonabile vero?); non aveva mai fatto mistero del suo privato. Ancor più che la sua omosessualità, sulla censura di Bindi è pesato il fatto di non averla mai celata; insomma la morale ipocrita del “si fa ma non si dice”. Era possibile essere gay ma a patto di celarlo al mondo intero, pur lasciando che le canzoni da lui composte si ispirassero alla sua vita sentimentale travagliata e complessa.

Bindi diventa scomodo; la tv di stato chiusa nel suo perbenismo di facciata non può dare spazio di certo ad un artista diverso. Per vivere decide di accettare di suonare nei piano bar.

Intanto passano undici anni in cui l’Artista genovese pubblica una serie di singoli, pur preferendo restare ai margini, e nel 1972 sforna un nuovo album “CON IL PASSARE DEL TEMPO”: musicalmente ineccepibile, un vero gioiello con testi meravigliosi scritti da Bruno Lauzi, Gino Paoli e Giorgio Calabrese. Ma la fortuna non gira.

Altro gioiello (anche se non molto conosciuto) è CARO QUALCUNO (testo di Bardotti) pubblicato nell’album “D’ora in poi” del 1982 (e interpretata da Mina magnificamente nell’album ITALIANA del 1982). Bindi cerca di rientrare “nel giro” presentandosi varie volte a Sanremo, ma viene più volte escluso perché additato come personaggio troppo provocatorio e scomodo. Tornerà solo nel 1996 in duetto con i New Trolls, cantando la delicata “Letti”, fortemente voluto da Pippo Baudo.

 

Bindi era una persona estremamente generosa, e negli anni 90 si trovò per questo motivo in gravi difficoltà economiche. Il sostegno economico (Legge Bacchelli) arriverà solo negli ultimissimi giorni della sua vita. Muore a Roma nel maggio 2002, un mese dopo della concessione del sussidio Bacchelli.

Cosa resta di lui? Tutto! La sua musica, il suo talento, i suoi modi sempre gentili e mai sopra le righe.
Le facce dei pregiudizi sono molte, alcune brutali altre più subdole; si reinventano ogni giorno; Solo stupidi sassi scagliati da persone deboli, sciocche ed incapaci di rinnovarsi; sassi destinati a sbriciolarsi dinnanzi alla bellezza della Musica di Bindi. Anche se, purtroppo, cade più facilmente il muro che il pregiudizio che lo ha costruito.

(a cura di Maxi Maximilian)

Nicola Napoletano
Scritto da

Sono nato a Monopoli (BA) 34 anni fa. Cresciuto a pane e prosciutto e una passione smodata per la scrittura, oggi mi divido tra la Puglia e la Città Eterna. Amo il mare azzurro, i violini nei film di François Truffaut e le poesie di Saffo. Su BL Magazine mi occupo di diritti umani, cultura e spettacolo.

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