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Una Pedagogista Nerd – Intervista a Giadadiruolo

1) chi è Giadadiruolo?
Sono una pedagogista, un’educatrice e podcaster appassionata di Giochi di Ruolo. Lavoro
da alcuni anni nelle scuole con gli adolescenti, al mattino, occupandomi della loro crescita
personale e relazionale. Mentre nei pomeriggi e nelle serate mi dedico a progetti riguardanti
il gioco di ruolo, sia nell’ambito della formazione che nell’ambito dell’intrattenimento.
Sono project leader e produttrice esecutiva dei podcast “Due Draghi al Microfono” e “Storie
di Vapore” e del fumetto “I Corvi della Notte”, tutti prodotti del collettivo che ho fondato
insieme a Emilio Palmerini e Francesco Mazziotta: Non Dire Draghi.
Qualche mese fa ho fondato il progetto formativo per adolescenti “Il Turno di Guardia”
insieme a Giulia Misani e alla cooperativa Vivaio Famiglia.



2) Come è nato il progetto di divulgazione di GDR sui social e perché?
È nato per gioco, come tutte le cose belle. Giocavo di ruolo da qualche anno e mi
divertivano molto le pagine che facevano meme sulle situazioni che potevano avvenire
durante le sessioni. Dall’altro lato sentivo il bisogno di condividere con altre persone
interessate a quel mondo sia la storia della campagna che stavo vivendo, che la mia
passione per i dadi. Così a luglio 2019 ho aperto un profilo Instagram dedicato e l’ho
chiamato inizialmente “DnDice” perché pubblicavo perlopiù foto di dadi e meme, mentre
nelle stories raccontavo le nostre sessioni.
Con il passare del tempo non mi sono più ritrovata in quei bisogni: non mi interessava più
fare meme, ma volevo sempre più raccontare e confrontarmi con gli altri, in primis su tutto
ciò che riguarda i giochi di ruolo, ma anche su altro, mi piace affrontare diverse tematiche.
Così è diventato “Giadadiruolo”, perché si capisce subito che riguarda i giochi di ruolo, ma
scavando più in profondità è anche “tutti i ruoli che indossa Giada”, che appunto non è solo
una giocatrice e una master, ma anche una sognatrice, una pedagogista, una viaggiatrice,
una sportiva, una persona che parla di fragilità, di tematiche sensibili… mi piace l’idea di
essere libera di esprimermi su tutto, su quel profilo.


3) hai collaborato con svariati canali YouTube, come mai non ne hai aperto uno?
Mi chiedono spesso come mai non apra un canale YouTube o Twitch tutto mio e vada
soltanto dove mi invitano gli altri. Per il momento non è tra i miei bisogni, magari un giorno
sentirò il desiderio di farlo e lo farò, ma adesso l’idea di dover pensare a dei contenuti adatti
a un canale video e di portarli con una certa qualità e cadenza settimanale mi mette solo
pressione addosso. Non penso avrei il tempo e le capacità di gestirlo bene, quindi sarei
frustrata. E ho deciso che faccio solo ciò che non mi dà queste sensazioni, ma al contrario
una sensazione di libertà. Riesco a esprimermi bene tramite il canale del podcast e penso
che anche le sessioni che portiamo su lì siano ormai di qualità anche a livello di
post-produzione, quindi sono soddisfatta così per ora.


4) hai comunque molto seguito nel settore, possiamo dire che hai una certa notorietà, come
ti senti e come gestisci questa “notorietà”?

Mi fa sempre impressione quando incontro le persone agli eventi, alle fiere o per caso in
giro… mi è capitato che un cameriere mi riconoscesse in un pub e mi chiedesse una foto ed
è stato stranissimo! Ma dall’altro lato sono ben consapevole che si tratta spesso di contesti “di nicchia” e che in realtà non è una vera notorietà, ma semplicemente in quei contesti ci
sono più persone che magari hanno ascoltato o visto i miei contenuti. Nonostante questo,
sono sempre molto grata perché riceviamo davvero tantissimo affetto, sostegno e stima. E
mi commuove sapere che le nostre storie possano emozionare persone che non le hanno
vissute, ma che le sentono giocare o le leggono sul fumetto.

5) progetti e iniziative future
Per il momento mi sto dedicando molto al Turno di Guardia e ai suoi “progetti fratelli”, io e
Giulia abbiamo appena finito di scrivere il catalogo delle esperienze ludico-formative per le
scuole, per il prossimo anno scolastico.
L’obiettivo personale per i prossimi anni è lavorare solo a progetti riguardanti i giochi di ruolo,
sia in ambito formativo che con i contenuti di intrattenimento. Per quanto riguarda
quest’ultimo posso iniziare a dire che tra qualche mese metteremo online un terzo canale
podcast e si chiamerà “SideCast”…

6) cosa ha cambiato nella tua vita il tuo rapporto con il mondo gdr? C’è stato un “prima e un
dopo” oppure lo hai avuto fin dall’inizio?

Ad avvicinarmi tanto al mondo dei giochi di ruolo è stata l’università e in particolare il corso
di Pedagogia del Gioco, ma sicuramente ho sempre avuto un’attitudine che mi spingeva
verso questa tipologia di giochi narrativi. Da piccola amavo molto i giochi di
immedesimazione e interpretazione, adoravo travestirmi e narrare storie. Ho continuato a
inventare avventure e personaggi anche durante l’adolescenza, ma non sapendo
dell’esistenza dei giochi di ruolo da tavolo erano storie che scrivevo e tenevo per me.
Quando ho scoperto cosa fosse D&D e l’ho provato con i miei amici di sempre, mi si è
aperto un mondo e mi sono sentita subito nel posto giusto. Il gioco di ruolo mi ha dato molta
più sicurezza in me stessa e nelle mie capacità di espressione. E soprattutto mi ha fatto
capire tante cose di me: analizzando i personaggi che porto nelle campagne e provando
alcune sensazioni, ho scavato in me stessa e riconosciuto dei lati che prima non vedevo o
non volevo vedere.


7) Che personaggio ti piace interpretare di più?
Mi piacciono i personaggi che hanno delle fragilità, perché sono più veri e perché mi piace
interpretare i loro archi narrativi e portarli a superare o affrontare quelle fragilità. In
particolare, anche se con sfumature diverse e storie diverse, vado sempre a interpretare
personaggi che hanno paura di essere traditi, abbandonati, esclusi e rimanere soli (o che
sono effettivamente soli, o lo sono stati in un periodo della loro vita). Non lo faccio
coscientemente: ogni volta creo un personaggio e solo mentre lo sto interpretando mi rendo
conto che è quello il suo vero focus, cosa che mi ha aiutato a capire che è anche la mia
paura più grande e che probabilmente la inserisco dentro al gioco per esorcizzare, o proprio
per viverla e affrontarla in un contesto “protetto”.
È proprio vero che il gioco di ruolo è una palestra di emozioni e di esperienze.


8) Il momento più imbarazzante di una sessione a cui hai giocato

Di solito non mi mette a disagio e non mi imbarazza tutto ciò che succede in sessione,
proprio perché sono dentro a un momento di gioco e quindi riesco a isolare quello che
accade e gestirlo in quanto personaggio e non in quanto Giada.
L’unica volta che mi è capitato di sentirmi a disagio e in imbarazzo, infatti, è stato in un
momento in cui stavo iniziando un discorso con un personaggio e mi sono resa conto che
era un discorso molto simile a quello che avrei fatto come Giada, quando l’ho realizzato nel
momento di gioco (di solito su queste cose rifletto post sessione) questa cosa mi ha
bloccato, ma proprio perché all’improvviso è caduto il velo tra immaginario e reale, tra gioco
e vita, personaggio e persona. E nel momento in cui quel velo cade, se stiamo giocando, il
gioco si interrompe, il “cerchio magico” di cui parla Fink si spezza, usciamo dal flusso e ci
rendiamo improvvisamente conto di ciò che stiamo facendo. Come quando stai ballando, o
anche solo camminando, e all’improvviso è come se ti vedessi da fuori e prendessi
coscienza del tuo corpo nello spazio e dei movimenti che stai facendo, quando inizi a
pensare a ciò che di solito fai spontaneamente nasce un momento di rigidità e imbarazzo.

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