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via Pixabay

Dr. Rainbow

Una “prescrizione green” può rendere la natura una seccatura anziché una gioia

Trascorrere regolarmente tempo nella natura sembra avere grandi benefici psicologici. Ma mano che ciò viene comprovato, i medici aumentano la prescrizione di tempo all’aria aperta nel verde o nei pressi di specchi d’acqua per dare alla nostra salute mentale una rigenerazione.


Mentre queste raccomandazioni possono aiutare alcune persone, nuove ricerche suggeriscono che c’è una linea sottile fra incoraggiamento e pressione, e una prescrizione formale potrebbe guastare l’esperienza.

Utilizzando i dati da 18.838 partecipanti in 18 paesi raccolti per la BlueHealth International Survey del 2017, i ricercatori hanno scoperto che il tempo all’aria aperta era collegato a una serie di benefici emotivi, ma solo quando la scelta era sentita dalla persona come una scelta propria.

I risultati sono coerenti con la teoria dell’auto-determinazione (SDT), la quale è l’idea che quando qualcuno si sente pressato a intraprendere certe attività, questo può minare la loro motivazione intrinseca nel far qualcosa. “Quindi, sentirsi pressati nel andare nella natura da amici/familiari, o più formalmente da una prescrizione medica, può essere controproducente”, scrivono gli autori.

“Nella struttura dell’SDT potrebbe esserci uno slittamento dal visitare la natura in quanto intrinsecamente bella e divertente, al visitarla per un desiderio interno di soddisfare le aspettative altrui”.

Questo non per dire che i medici dovrebbero iniziare ad utilizzare la psicologia inversa e consigliare di NON uscire, ma per dire che potrebbe esserci una maniera migliore per indirizzarli senza aggiungere pressioni esterne. Perché se le persone sentono che stanno fallendo nell’essere all’altezza delle aspettative di altri, può trasformare la medicina in una seccatura.

Sembra sia stato rilevato questo, nella BlueHealth International Survey. Più qualcuno si sentiva pressato nell’uscire, più uscivano di casa. Ma d’altro canto, le loro uscite erano collegate a minor piacere e maggiore ansia, specie per coloro che soffrivano di disturbi come ansia e depressione.

Non è ancora chiaro dove conducano questi risultati, ma gli autori pensano che potrebbe avere a che fare un una minore motivazione intrinseca nel tempo da spendere nella natura se per motivi di salute. Potrebbe anche essere che le persone meno motivate, che sperimentano minori benefici nell’uscire, tendano a farlo solo per compiacere.


“Abbiamo bisogno di maggiori informazioni su questo delicato equilibrio fra motivazione intrinseca e il necessario incoraggiamento dall’esterno, per capire come le uscite in natura possono essere integrate nel trattamento della salute mentale”, dichiara Anna Ojala del Natural Resources Institute della Finlandia. Poiché ci sono davvero dei benefici, dobbiamo capire come raccogliere i migliori risultati. Nella ricerca, i partecipanti erano generalmente auto-motivati, e sebbene la motivazione intrinseca fosse meno presente nelle persone con ansia e depressione, i ricercatori sono stati piuttosto sorpresi di scoprire che molte di queste persone presenti in questo gruppo uscivano in mezzo alla natura una volta a settimana, con la stessa frequenza degli altri.

Questa frequenza settimanale ha fatto sentire i volontari rilassati e ha aiutato a sollevarli dai pensieri stresso geni e dai pensieri ruminativi, con sottili livelli minori di benefici fra coloro che hanno condizioni mentali con meno risorse.

“Non abbiamo idea di quante persone con ansia e depressione usano già setting naturali per alleviare sintomi e gestire la loro condizione”, dice Mathew White della University of Exeter e Università di Vienna. “I nostri risultai forniscono maggior chiarezza sul valore di questi luoghi ma ci ricordano anche che la natura non è un proiettile d’argento e necessita di essere integrata con cautela nei possibili trattamenti già esistenti”.

L’odea di una “cura green” o “ecoterapia” sta guadagnando spazio negli ultimi anni, ma gran parte degli studi fatti finora sono di piccola entità e si basano su specifici campioni.


Mentre crescono le prove che dimostrano che trascorrere alcune ore a settimana nella natura fa bene alla salute, migliorando la memoria a breve termine, diminuendo la fatica, migliorando la capacità di focalizzare e abbassando la pressione sanguigna, non è chiaro come sia meglio indicare e seguire ciò in termini pratici.

Ci sono ancora molte domande che restano senza risposta. Se prescriviamo tempo nella natura per persone con disturbi mentali, in che modo possiamo dirlo? Quanto tempo dobbiamo indicare? Chi ne beneficerà di più? E dove dovremmo consigliare di andare?

I risultati attuali sono unici nel darci una visione internazionale di come viene vissuto il tempo libero trascorso fuori casa, ma gli psicologi dicono che ciò non ha una importanza specifica e vanno intesi come una “prima esplorazione”.

Dati clinici certi saranno uno step importante per la ricerca futura. “Questi risultati sono coerenti con la più ampia ricerca che sostiene che lo sviluppo naturale urbano fornisce spazi alle persone per rilassarsi e riprendersi dallo stress”, dice la psicologa cognitiva e prima autrice della ricerca Michelle Tester-Jones della  University of Exeter. “Ad ogni modo, dimostrano anche che i professionisti della salute e le persone care dovrebbero essere delicate nel raccomandare tempo da spendere nella natura per persone che soffrono di depressione e ansia. Può essere utile incoraggiarle a passare più tempo in luoghi che quelle persone hanno già visitato con piacere, così che si sentano a loro agio e abbiano una esperienza più positiva”.

Lo studio è stato pubblicato su Nature, Scientific Reports

https://www.nature.com/articles/s41598-020-75825-9

Articolo pubblicato il 7 novembre 2020 su sciencealert.com a cura di Carly Cassella e tradotto in italiano per Doctor Rainbow da Pamela Pellegrini

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