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USA, manifestazioni anti-lockdown o anti democratici?

Gli Stati Uniti sono il primo paese al mondo per numero di contagi, 890mila casi ad oggi, 24 aprile, con più di 50mila decessi, ma questo non basta per fermare le manifestazioni anti-lockdown che stanno animando le città americane in questi giorni.


Stato di emergenza

Il 31 gennaio 2020 gli Stati Uniti, con sei contagiati confermati, dichiaravano lo stato di emergenza sanitario nazionale vietando l’ingresso a tutti i cittadini stranieri che erano stati in Cina negli ultimi 14 giorni, oltre a imporre la quarantena agli americani che tornavano in patria dalla regione di Hubei, dove si trova Wuhan.

Il ministro della sanità Alex Azar affermava: “Il rischio per gli americani resta comunque basso” e la dichiarazione non fu rettificata dalla Casa Bianca neanche quando, l’11 marzo, l’Organizzazione Mondiale per la Sanità definì ufficialmente il Coronavirus una pandemia.

Gli Stati Uniti si limitarono pertanto a chiudere i voli per 30 giorni da e per l’Europa, con eccezione di Irlanda e Gran Bretagna, anche se nel Regno Unito i casi confermati erano già 456 con un incremento giornaliero del 22%.

Nelle settimane precedenti, Donald Trump passava da un salotto televisivo a un altro per negare ogni evidenza, definendo l’intera situazione frutto di allarmismi ingiustificati. Solo il 13 marzo, il Presidente degli Stati Uniti dichiarerà lo stato d’emergenza nel suo paese e nel giro di neanche una settimana, la fiducia nel suo operato crollerà del 16%.

Donald Trump dichiara lo stato di emergenza

Da quei giorni, i numeri dei contagiati sono aumentati a dismisura fino a 890mila casi confermati, di cui 290mila solo nello stato di New York. In questa situazione, però, non è solo l’emergenza sanitaria a preoccupare, ma soprattutto le manifestazioni anti lockdown che stanno coinvolgendo ogni giorno nuove città.

Le contestazioni, nate sui social e spinte anche dai media e dalle organizzazioni di estrema destra del paese, hanno anche ricevuto, venerdì scorso, un tweet di incoraggiamento da parte di Trump. A questo punto, nasce spontanea la domanda dell’agenzia di stampa britannica Reuters: è un caso che queste manifestazioni stiano avvenendo in tutti gli stati chiave per le elezioni presidenziali di novembre?

Le manifestazioni in corso negli Stati Uniti

Nel Michigan, stato che conta 35.291 casi, gli organizzatori delle manifestazioni, contro le misure restrittive emanate dal governatore democratico, si sono rilevati essere tutti sostenitori di Trump.

In Stati incerti sull’esito del voto, come il Wisconsin, la Carolina del Nord e la Pennsylvania, i repubblicani, insieme agli alleati del presidente in carica, hanno incoraggiato i cittadini a unirsi alle proteste organizzate da gruppi a favore dei diritti alle armi e da attivisti conservatori, come il Tea Party. Ma i repubblicani non si sono fermati al coinvolgimento dei loro sostenitori, hanno anche fatto causa all’ordine che ha esteso l’obbligo di restare a casa fino al 26 maggio.

Le proteste si sono sviluppate anche in Ohio, Texas, New Hampshire e California, il quarto stato più colpito dal Coronavirus. In Texas, il governatore repubblicano G. Abbott ha annunciato un allentamento delle misure ma ciò non ha fermato il raduno ad Austin, fuori dal Parlamento, per protestare contro il lockdown “ e i meschini tiranni locali”.

Operazione ingorgo

La manifestazione che più ha colpito l’opinione pubblica è stata quella avvenuta in Colorado (10.447 contagiati), a Denver, dove gli infermieri sono scesi in strada e hanno deciso, immobili, in silenzio, di bloccare il corteo delle auto anti-lockdown.

Queste operazioni di protesta, rinominate Operation Gridlock (operazione ingorgo), hanno l’obiettivo di bloccare il traffico e di convincere il governatore democratico J. Polis di revocare la quarantena e far ripartire l’economia. Uno dei cartelloni recitava: “preferisco rischiare il Coronavirus che il socialismo”.


Gli infermieri contro l’Operation Gridlock

Nella capitale dello stato di Washington, Olympia, vi è stata la manifestazione più con più partecipanti. Sono scese in piazza più di 2500 persone, la maggior parte senza mascherine e irrispettose dei distanziamenti sociali, con bandiere a stelle e strisce e cartelli inneggianti alla riapertura. La risposta di Trump non è ovviamente mancata: sono liberi di protestare. Alcuni governatori sono andati troppo oltre.”

Le continue dichiarazioni del Presidente, favorevole a queste espressioni di protesta, fanno riflettere e si scontrano con il 66% degli americani intervistati dal Pew Research Center, che hanno affermato di essere preoccupati perchè le restrizioni potrebbero essere revocate al più presto.

A questo punto, siamo sicuri che queste manifestazioni siano delle semplici proteste contro la quarantena?

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Marchigiana a Torino. Studentessa di Comunicazione Politica e Pubblica sopravvissuta all'erasmus a Liège. Compro più libri di quanti ne possa leggere.

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