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Lo stambecco: un’ icona italiana in via d’estinzione.


In questi anni i cambiamenti climatici, la miopia umana e le scelte scellerate di industrializzazione delle nazioni stanno portando allo stremo gli ecosistemi. Da diversi decenni associazioni ambientaliste portano avanti programmi di salvaguardia di flora e fauna soprattutto in quelle parti di mondo dove inquinamento e cambiamenti climatici devastano totalmente la biodiversità.

Orsi polari, balenottere azzurre, panda, gli arbusti di Socotra, i baobab e i mogani amazzonici, specie importantissime ma distanti geograficamente dell’Italia fanno sì che le cittadine e i cittadini della repubblica italiana siano ancora troppo tiepidi su questa tematica. Anche la nostra nazione, che vanta innumerevoli microclimi e biodiversità non è assolutamente esente da questo fenomeno riferibile agli effetti devastanti dell’essere umano. Vogliamo presentarvi, settimana, dopo settimana animali e piante a rischio estinzione nel nostro territorio nazionale così da dimostrare, ancora una volta, che questa emergenza riguarda tutti e tutte a qualunque longitudine e latitudine del globo.

Vi facciamo conoscere lo Stambecco: un’icona italiana che sta scomparendo dai picchi delle nostre montagne.

Lo stambecco è una grossa capra selvatica, un ungulato appartenente alla famiglia dei Bovidi. A dispetto del suo aspetto robusto e massiccio possiede doti di agilità ed equilibrio estremi, anche su terreni insidiosi ed accidentati.

Maschi e femmine allo stadio subadulto e adulto presentano un evidente dimorfismo. Le corna permettono facilmente di riconoscere il sesso dell’animale: nei maschi sono sviluppate, nodose, arcuate all’indietro e possono anche raggiungere il metro di lunghezza, mentre nelle femmine sono più modeste e non superano i 35 centimetri. Il peso di un individuo adulto si aggira intorno ai 100 chilogrammi per i maschi e ai 70 per le femmine. Il mantello cambia (muta) con le stagioni. Nel periodo estivo è tendenzialmente corto, di colore beige o bruno chiaro. In inverno si infoltisce e il colore tende al bruno scuro.
Lo stambecco è un ruminante. Si ciba principalmente di erba, ma non disdegna germogli e ramoscelli di rododendro, ginepro, ontano verde, muschi e licheni, in base a ciò che la stagione offre. Gli accoppiamenti avvengono solitamente ad inizio inverno e i piccoli nascono tra maggio e giugno.
Prossimo alla scomparsa ad inizio ‘900, grazie a numerosi progetti di reintroduzione la popolazione di stambecco sulle Alpi riprese vigore, ma ancora oggi resta un “osservato speciale”, tanto da essere inserito nell’Allegato III della Convenzione di Berna.

Lo stambecco, reintrodotto negli anni Venti del secolo scorso per volere di Vittorio Emanuele III a seguito dell’eccessiva pressione venatoria, sin dall’istituzione del Parco delle Alpi Marittime è al centro di progetti di ricerca scientifica e di sviluppo dell’areale di distribuzione. Tra gli ultimi, il progetto Alcotra Lemed-Ibex che interessa le principali aree protette dal lago di Ginevra (Léman) al Mediterraneo. Gli obiettivi principali dell’iniziativa sono quelli di aumentare le conoscenze sulla specie e di gettare le basi per una gestione transfrontaliera al fine di assicurare una migliore conservazione dello stambecco.

Molte zone della catena alpina vedono oggi una popolazione in netta ripresa. L’habitat ideale va dalle praterie d’alta quota, sopra il limitar del bosco, ai costoni rocciosi esposti a sud, ricchi di vegetazione erbacea. Nel Parco Naturale Alpi Marittime ogni anno viene effettuato un censimento atto a valutare l’andamento dinamico e lo stato di salute della specie.
A oggi si stimano nella nostra area protetta circa 800 capi.

Tutta colpa della carenza di sodio

Come tutti i ruminanti, lo stambecco è molto ghiotto di sale che contiene macroelementi scarsi nella sua dieta. Per questo non è raro osservare individui leccare avidamente le rocce, il cemento, o i muri delle vecchie caserme in quota del Parco che trasudano concrezioni saline. Proprio questo comportamento lo porta ad essere facile preda di bracconieri. Infatti è molto comune, nel darkweb reperire le sue corna.

Ci auspichiamo che le istituzioni implementino velocemente norme restrittive e controlli sui territori per fare in modo che questo mammifero non scopaia dalle nostre montagne ancora una volta.

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Di origine Abruzzese, ma ramingo come un nomade. Di molteplici interessi ogni sabato su Bl Magazine con la rubrica BL LIBRI.

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