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Excursus pop: appunti sulla pop art.

- 07/07/2023


Cosa hanno in comune Marilyn Monroe, John Fitzgerald Kennedy, Jacqueline Kennedy, Elisabetta II, Elisabeth Taylor, Madonna, Mao, David Bowie, Freddie Mercury, Raffaella Carrà, Elvis Presley, Chiara Ferragni, Lady D e Mina? Sono personaggi dello spettacolo, della politica e della cultura che possono stare tutti nella stessa stanza e nello stesso momento, perché sono stati immortalati da artisti cosiddetti “pop” facendoli diventare icone assolute dell’arte e diventando punto di riferimento popolare.

Partendo da Andy Warhol 1960 fino ad oggi 2023 con Giuseppe Veneziano e passando per Mimmo Rotella fino a Schifano (su cui ci soffermeremo più avanti), c’è stata una gara a far diventare un’icona quasi immortale i personaggi sopra citati. Ogni artista ha ritratto la diva o il divo di turno secondo le proprie caratteristiche peculiari che poi, ne fanno la differenza. Ma tornando alla parola “icona” il termine significa letteralmente immagine (dal greco, oggi identifica qualcuno o qualcosa che simboleggia rappresenta l’immagine). Quando si aggiunge la parola Pop diventa Icona Pop e si riferisce a un personaggio della cultura popolare che è riuscito a diventare un punto di riferimento per la massa e non solo per i cultori dell’arte. Quindi questo tipo di icona diventa uno stile che fa cultura.

Se esiste un’icona pop deve esistere la sua base, cioè la Pop art, abbreviazione di “popular Art”, movimento artistico nato a metà degli anni cinquanta in Inghilterra ma subito si sviluppò in America e come abbiamo detto, con Andy Warhol abbiamo il punto di non ritorno con i personaggi iconici “Marilyn e Kennedy”, ma abbiamo anche il “fumettistico” Roy Lichtenstein che inizia ad inserire sistematicamente nei suoi lavori elementi tipici del mondo pubblicitario e dei fumetti, e ad utilizzare il puntinato in maniera esagerata facendone diventare il suo stile riconoscibile, al patriottico Jasper Jones con la sua famosa bandiera americana “the Flag” che nel corso degli anni, sarà scomposta, invertita, moltiplicata e ripresa in circa 30 dipinti, 14 stampe e 50 disegni,

 La Pop art nasce e lo abbiamo visto da questi tre esempi per “rompere” l’equilibrio delle “espressionismo astratto” di Pollock   che spingeva con enfasi con creazione spontanea, automatica usando il dripping in italiano sgocciolatura su una tela di canapa stesa sul pavimento; quindi, dicevamo ispirandosi alla vita quotidiana dagli oggetti (bandiera americana, pomodori, detersivi e carne di Oldenburg) ai personaggi in voga del periodo. 

La Pop art arriva in Italia con Mimmo Rotella con i suoi poster manifesti a strati strappati, Mario Schifano con i suoi loghi “coca-cola” ed “Esso” rivedute e corrette a ricordo di Warhol e Giosetta Fioroni per citare una donna della Pop italiana con le sue figure argentee e dorate a creare una cromaticità “eterea”. Oltre alla Fioroni anni ’70 un’altra donna nella Pop di oggi è riuscita ad emergere, la giapponese Yayoi Kusama, trasformando in puntini tutto quello che tocca. Molto spesso le icone Pop in passato sono state “donne” perché il mondo femminile incarnava la bellezza e il fascino, che poi sono stati elementi al centro del mondo estetico artistico, basta citare La Primavera o la Venere di Botticelli, la Madonna o la Fornarina di Raffaello oppure La Gioconda di Leonardo.

Le icone pop 2.0 o 3.0 sono assolutamente Chiara Ferragni, Raffaella Carrà, Lady Gaga, Maradona, Marcel Jacobs e Fiorello. Il tema principale della Pop art rimane sempre la società di consumo, sia negli oggetti di consumo quotidiano, sia nei personaggi televisivi, attori, social ed adesso anche influencer, dove sulla tela viene mostrata sempre colorata e allegra, quasi a mascherare l’angoscia esistenziale della nostra civiltà culturale e consumistica, che poi è l’idea di partenza della Pop art.

Citando dei pittori della Pop art 3.0 quindi odierni abbiamo il siciliano Giuseppe Veneziano, il piemontese Emiliano Cavalli e Andrea Mattiello toscano di origine. La Pop art non si è mai fatta mancare in questi decenni il ricambio generazionale sempre pronta a “sfornare” i suoi prodotti, le sue icone. Giuseppe Veneziano, credo che sia uno dei massimi esponenti della Pop art di questi anni, viene definito dalla critica “New Pop”, i suoi lavori sono irriverenti e provocanti, stridono in maniera esponenziale, il tutto nascosto dai colori vivaci e saturi, non è la solita rappresentazione edulcorata del personaggio, irrompe negli schemi giocando, Biancaneve che uccide i sette nani, il Gesù in croce col costume leopardato, la Madonna col bambino dalle sembianze della Ferragni non passano inosservati creando non poche polemiche e materia di discussioni.

Cosa dire di Emiliano Cavalli piemontese, conosciuto con il nick ESC 72 lui è più un grafico-pittore e appassionato di fotografia. Si sofferma sulle icone Pop scegliendo le sue “Dive” facendole diventare “Fragili” che poi è un marchio di fabbrica di un progetto nato qualche anno fa, dove tutti i personaggi venivano “incerottate” con lo scotch con la scritta fragile e ci sono proprio tutte da Moira Orfei a Mina, da Frida a Madonna. Attualmente gioca con i suoi “Santi” progetto immenso dove le icone sono proprio i santi. Su Andrea Mattiello di Pistoia, esattamente Pieve a Nievole lui esprime la sua Pop con tinte forti, una grafica nitida satura e riportando in auge la tecnica del collage. Le sue opere sono molto lineari, molto semplici, molto essenziali, togliendo

Se facciamo uno “zoom” sulla capitale Roma troviamo un gruppo artistico che si chiama Silver Studio Art Factory, capitanato dall’artista Pop Fabio Ferrone Viola che insieme ad altri dieci artisti portano avanti la “Pop” alla maniera di Andy Warhol, ma ognuno con il proprio stile. Infatti, hanno ricreato la factory americana ricoprendo il laboratorio di pellicola argentata. Uno degli elementi che accomunano la “factory” è il riciclaggio e riutilizzo dei materiali: dai bottoni e ai tappi della birra, dalla plastica al sughero, passando all’utilizzo di semplici tele o supporti metallici. Sono passati esattamente 80 anni ed è la Pop art e lì davanti a noi, nelle nostre case, negli studi, nelle gallerie, nei musei e per le strade con la street art, una continua evoluzione, mai un cedimento negli intenti, nei colori e nelle icone.

Salvo Ardizzone

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